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Nba, Hamilton: "Durant ha fatto la scelta giusta. Ed è anche più forte di Curry"

L'ex guardia dei Pistons è intervenuta a margine dell'esposizione digitale sulla lega americana al Samsung District di Milano: "Più difficile giocare con o contro Michael Jordan? Contro, perché è stato lui a mandarmi via da Washington"
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MILANO - Una conversazione informale, con una persona fuori dall'ordinario: Rip Hamilton è stato uno dei giocatori più importanti dell'ultimo quindicennio Nba. L'ex Pistons ha vinto il titolo Ncaa, con l'università di UConn, bissando poi il successo tra i professionisti, proprio con Detroit: "E avremmo potuto vincere altri tre anelli se invece di Darko Milicic avessimo scelto Carmelo Anthony o Dwyane Wade" dice con sicurezza. Questa è solo una delle frasi ad effetto che la guardia - passata alla storia anche per la maschera indossata durante le partita - ha regalato durante l'incontro avvenuto al Samsung District di Milano, luogo che ospita e ospiterà - fino al 4 dicembre - la NBA Digital Exhibition, una mostra digitale allestita dall'artista Massimiliano Finazzer Flory e il figlio Francesco. Il lavoro svolto a Seacaucus, dov'è presente l'archivio video della Nba, è consistito nel selezionare i …
MILANO - Una conversazione informale, con una persona fuori dall'ordinario: Rip Hamilton è stato uno dei giocatori più importanti dell'ultimo quindicennio Nba. L'ex Pistons ha vinto il titolo Ncaa, con l'università di UConn, bissando poi il successo tra i professionisti, proprio con Detroit: "E avremmo potuto vincere altri tre anelli se invece di Darko Milicic avessimo scelto Carmelo Anthony o Dwyane Wade" dice con sicurezza. Questa è solo una delle frasi ad effetto che la guardia - passata alla storia anche per la maschera indossata durante le partita - ha regalato durante l'incontro avvenuto al Samsung District di Milano, luogo che ospita e ospiterà - fino al 4 dicembre - la NBA Digital Exhibition, una mostra digitale allestita dall'artista Massimiliano Finazzer Flory e il figlio Francesco. Il lavoro svolto a Seacaucus, dov'è presente l'archivio video della Nba, è consistito nel selezionare i migliori filmati dal 1976 in poi (anno in cui Julius Erving rivoluzionò il gioco) per creare dei filmati tematici sulla storia della Nba: dai migliori tiratori da 3, ai palleggiatori mortiferi come Iverson e Williams, fino a una sfida tra i Chicago Bulls di Michael Jordan e il Golden State Warriors di Steph Curry, la mostra ha come obiettivo quello di valorizzare il gesto tecnico degli atleti. Quale miglior atleta per spiegarlo, se non il maestro del movimento senza palla, Rip Hamilton.

Cosa pensa della mostra su questi aspetti del gioco?
"E' importante poter rivivere al meglio i gesti tecnici che hanno caratterizzato i migliori giocatori della storia. Da Iverson a Jordan, è bello poter rivivere momenti del genere e studiare i movimenti dei migliori.,
Parlando di Jordan, ha potuto giocarci insieme e contro. Cos'è stato più difficile?
"E' dura, ma direi contro. E non solo per una questione legata al parquet, ma per tre motivi: il primo è che avevo firmato per il suo brand, cosa che mi aveva messo l'etichetta di raccomandato addosso. Il secondo è che si trattava del miglior giocatore di sempre. Il terzo è che proprio quel giocatore -in viste da manager - ha deciso di scambiarmi da Washington, dimostrando di non credere più in me. Ero molto carico, avevo una grande voglia di vincere. Ho dovuto controllare le mie emozioni".
In estate aveva detto di voler tornare nella Nba. E' un pensiero ancora attuale?
"No, non più. Ero convintissimo di poter tornare, soprattutto al livello mentale. Poi quando mi sono buttato in palestra mi sono accorto di non avere più il fisico per quel tipo di allenamenti (ride, ndr). A livello mentale ero pronto, fisicamente - anche se ho sempre trattato bene il mio corpo - no".
Ha vinto il titolo di college e quello Nba. Qual è stato il percorso più duro?
"Quello Ncaa. Il torneo non ammette serie al meglio di 7 partite come nella Nba. Se perdi sei fuori. Puoi fare un bel cammino, arrivare fino alle agli ottavi di finale (Sweet Sixsteen), ma poi con una giornata storta rovini tutto. Il format è più complicato. Nella Nba conosci anche meglio gli avversari".
Che opinione ha di Marco Belinelli e Danilo Gallinari?
"Posso parlare solo in termini positivi di Marco. Ho giocato con lui a Chicago, e pur essendoci divisi i minuti questo non ha inciso sulla mia opinione. E' un ragazzo molto serio e di talento. Un realizzatore naturale, e non solo da tre punti. Poteva anche giocare palla in mano. Apprezzo anche Gallinari: un giocatore con quella stazza, che tira benissimo e va spesso in lunetta è una rarità. Peccato sia stato spesso fermato dagli infortuni".
E' un stato un maestro del tiro dalla media distanza. Chi ha un gioco simile al tuo oggi?
"Penso a Demar DeRozan, è un giocatore che non lo fa cercando di imitare o forzare il suo gioco. Gli viene naturale, e questo lo rende immarcabile. Credo che anche Beal di Washington disponga di un arsenale dalla media invidiabile".
Conosce Kobe Bryant da quando era piccolo. Come lo ricorda?
"E' la persona più competitiva che conosca. Mi ha sempre consigliato di essere aggressivo, anche quando ero una matricola nella Nba. Vi svelo un retroscena. Quando giocavamo a livelli giovanili, lui e il padre - che credo abbia giocato in Italia (si Rip, ndr) -parlavano in italiano, e non riuscivamo a trovare le contromisure ai loro giochi perché non capivamo nulla di quello che si dicevano".
Il suo gioco senza palla è stato tra i migliori della storia.
"E' un aspetto del gioco al quale sono molto legato. E' un'arte perduta. Troppi giocatori al giorno d'oggi amano creare dal palleggio. Questo restringe gli spazi, e rende il gioco più farraginoso. Una squadra in grado di giocare bene senza palla è Golden State; Curry e Thompson sono due maestri in questo aspetto".
Parlando di Golden State, che ne pensa della scelta di Durant?
"Ha fatto la cosa giusta. E' una stella assoluta e vuole vincere. E' talmente talentuoso che sono convinto che Curry e Thompson sappiano benissimo che è proprio Durant il miglior giocatore della squadra. E sono ben felici di averlo al loro fianco".
In chiusura, ci parli di quella Detroit: quanto era speciale quella squadra?
"Eravamo i 'Best Five Alive', il miglior quintetto sulla terra. Ce lo dicevamo sempre. Ma cosa più importante, eravamo un gruppo: mangiavamo insieme, uscivamo insieme, nessuno metteva il suo ego davanti a quello degli altri. Era un gruppo fenomenale".
Che se avesse avuto Anthony, Wade o Bosh, avrebbe vinto ancora di più.
"Purtroppo in quel draft scegliemmo Milicic. Un bravo ragazzo, competitivo, un giocatore Nba solido. Ma quando vieni scelto prima di futuri Hall Of Famer senti il peso schiacciarti. E questo gli è successo. Avremmo potuto vince altri tre titoli".

SAMSUNG E LA PASSIONE PER LO SPORT - "Samsung è molto orgogliosa di accogliere la NBA Digital Exhibition al Samsung District." dichiara Francesco Cordani Head of Marcom di Samsung Electronics Italia. "La nostra azienda ha sempre dimostrato una grande passione per lo sport organizzando ogni anno importanti eventi. Questa mostra è un'ulteriore dimostrazione del nostro impegno nei confronti di uno sport come la pallacanestro che si fonda sulla lealtà e sul lavoro di squadra, valori essenziali per la nostra azienda. Grazie all'innovazione tecnologica, Samsung può offrire al nostro Paese delle esperienze uniche come questa mostra, nella quale la perfetta combinazione di arte, sport e tecnologia permette di raccontare la straordinaria storia della NBA"