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Basket, Tanjevic: ''Oscar favoloso, uno col canestro in testa''

Domenica il campione brasiliano tornerà in Italia per ricevere la cittadinanza onoraria di Caserta. Parla l'allenatore che lo ha portato nel nostro paese

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ROMA - Caserta è pronta a riabbracciare Oscar Schmidt. Domenica prossima il campione brasiliano - l'uomo che ha segnato più punti (49.737) nella storia della pallacanestro, riceverà la cittadinanza onoraria di Caserta, città dove è arrivato nel 1982 e dove è rimasto per otto stagioni vincendo una coppa Italia e giocando due finali scudetto. Su Repubblica in edicola mercoledì troverete un'intervista esclusiva a Oscar.

Di 'Mao Santa' - così come è soprannominato in Brasile - abbiamo parlato con l'allenatore che lo ha portato in Italia, Bogdan Tanjevic. "Parlare di Oscar mi riempie il cuore. Lui mi considera un secondo padre, gli voglio bene e spero di riabbracciarlo presto" racconta l'ex ct dell'Italia, oggi guida del Montenegro.
Coach, quando si sono incrociate per la prima volta le strade con Oscar?
"Nel 1979, coppa Intercontinentale a San Paolo. Io ero capo allenatore del Bosna Sarajevo campione d'Europa in carica, lui giocava nel Sirio, squadra brasiliana. Era la partita decisiva per vincere il trofeo''.
Oscar come giocò?
"All'inizio non segnò un solo canestro, per dieci minuti sembrava un giocatore assolutamente normale''.
E poi?
"Poi si scatenò. Mai vista una cosa simile in tanti anni di carriera. Segnava e piangeva, aveva le lacrime agli occhi. Chiamava i compagni a fare pressing, magari lo avesse fatto più avanti con me a Caserta... Quel giorno ne fece 44, compreso il canestro che portò la partita al supplementare. E la coppa la alzò lui''.
Fu per questo che lo volle a Caserta?
"Dissi a Sarti: 'Giancarlo, portami Oscar'. Lui stupito mi chiese chi fosse questo Oscar. 'E' un camion' gli risposi''.
Perché un camion?
"Una macchina da canestri. Ne segnava uno e in testa aveva già quello successivo. E se era convinto di non aver tirato bene in una partita, la mattina successiva lo trovavi in palestra alle 8 a tirare, con la moglie Cristina sotto canestro a passargli la palla".
Ricordi particolari?
"Tanti. Io con i giocatori sono stato un sergente, bisognava resistere tanto per non odiarmi. E lui era molto bravo anche in questo. Il suo gesto più eclatante è stato buttare a terra la tuta quando durante una partita con la Berloni Torino in cui stava segnando da ogni zona del campo l'ho tirato fuori dal campo. Sbagliando, perché poi quella partita l'abbiamo persa''.
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