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Basket, Recalcati: ''Cantù, ci penso io a salvarti''

Recalcati con il presidente Irina Gerasimenko 
L'ex ct della nazionale torna a guidare il club nel quale è cresciuto prima da giocatore e poi da tecnico
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ROMA - Il primo allenamento è finito da poco. Carlo Recalcati risponde al telefono al secondo tentativo: ''Scusami, ho poco tempo. Sono giornate abbastanza intense''. Ieri l'ex ct azzurro ha riabbracciato dopo 27 anni Cantù, la squadra nelle quale è cresciuto prima da giocatore (vincendo praticamente tutto) e poi da allenatore. La squadra che ora è chiamato a salvare. "Se ci credo? Certo che ci credo, sono convinto che ce la faremo".
Cantù per lei è qualcosa di diverso.
"Cantù è la città che mi ha cresciuto, dove sono diventato uomo, dove ho avuto modo di svolgere la mia attività imprenditoriale. E' la città che ha ospitato la mia famiglia quando io ero in giro per l'Italia. Ecco, loro non hanno mai avuto problemi. Ho dato tanto a Cantù, ho ricevuto tanto. Ora voglio farle un altro regalo e poi ripartiremo per traguardi diversi".
La salvezza. Quanto è complicata?
"Non scoppiamo di salute, questo è chiaro. Ci sono diversi problemi altrimenti io non sarei qui. I continui cambiamenti hanno fatto perdere certezze alla squadra, gli infortuni hanno fatto il roster. In alcuni momenti si è vista una Cantù da play off, oggi la realtà parla chiaro, dobbiamo salvarci. Il materiale umano però è buono. Possiamo farcela".
Quattro giorni di trattative prima della firma. Cosa non la convinceva?
"Sono sincero, con un altro club mi sarei comportato in maniera diversa. Ma Cantù per me è qualcosa che va oltre. Volevo un progetto e non entrare in corsa senza sapere cosa sarebbe stato il futuro. Qui c'è una proprietà nuova che pian piano sta iniziando a capire cosa serve per costruire qualcosa di importante".
Come ha trovato la squadra?
"I ragazzi mi conoscevano, da spettatore ho visto diversi allenamenti. Abbiamo parlato di gioco, di ciò che serve. Il tempo è poco, qualcosa di mio è necessario che lo porti. Abbiamo la prima partita lunedì, non posso pensare di riempire la testa con troppi concetti nuovi".
La corsa salvezza inizia contro Reggio Emilia. Quanto sarebbe servito in questo momento giocare al Pianella?
"Loro non vivono un grande momento ma noi abbiamo bisogno di una reazione. Non basterà una partita fatta bene, ne servirà una grande. Il Pianella? Il clima che si crea in quel posto è sempre stato particolare, purtroppo però non possiamo giocarci. Io però sono dell'idea che alla fine la differenza non la fa il luogo ma le persone. E a Desio tutti dovranno spingerci''.
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