Basket, la nuova Sassari è già pronta. Pasquini: ''Mercato aggredito per avere le prime scelte''
Nicola Apicella , di NICOLA APICELLASette volti nuovi, roster praticamente già chiuso. La Dinamo pronta per ripartire: ''Non volevamo gli scarti o gente poco motivata. Polonara sarà il valore aggiunto''
ROMA - Va di corsa, la Dinamo, prima squadra di serie A ad aver chiuso il roster. Balla solo il ritorno di Spissu, che preferirebbe restare alla Virtus Bologna per avere maggiore spazio - e poi la nuova Sassari sarà cosa fatta. Una squadra rivoluzionata, con ben sette volti nuovi. Una via di mezzo tra scelta e necessità. Il motivo lo spiega Federico Pasquini, che della Dinamo è allenatore e general manager. "Inizialmente l'idea era di ripartire da uno zoccolo duro, di tenere qualche pezzo importante e costruirci sopra il nuovo gruppo. A fine campionato però abbiamo capito che era una strada difficile da percorrere".
Perché?
"Perché Lacey, il giocatore chiave nell'idea di squadra che avevamo in mente, ci ha fatto capire che avrebbe fatto scelte diverse. E non solo lui. Anche Sacchetti ci ha chiesto di andare via, a quel punto andare avanti su quella strada avrebbe avuto poco senso".
Via quindi alla rivoluzione.
"…
Perché?
"Perché Lacey, il giocatore chiave nell'idea di squadra che avevamo in mente, ci ha fatto capire che avrebbe fatto scelte diverse. E non solo lui. Anche Sacchetti ci ha chiesto di andare via, a quel punto andare avanti su quella strada avrebbe avuto poco senso".
Via quindi alla rivoluzione.
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ROMA - Va di corsa, la Dinamo, prima squadra di serie A ad aver chiuso il roster. Balla solo il ritorno di Spissu, che preferirebbe restare alla Virtus Bologna per avere maggiore spazio - e poi la nuova Sassari sarà cosa fatta. Una squadra rivoluzionata, con ben sette volti nuovi. Una via di mezzo tra scelta e necessità. Il motivo lo spiega Federico Pasquini, che della Dinamo è allenatore e general manager. "Inizialmente l'idea era di ripartire da uno zoccolo duro, di tenere qualche pezzo importante e costruirci sopra il nuovo gruppo. A fine campionato però abbiamo capito che era una strada difficile da percorrere".
Perché?
"Perché Lacey, il giocatore chiave nell'idea di squadra che avevamo in mente, ci ha fatto capire che avrebbe fatto scelte diverse. E non solo lui. Anche Sacchetti ci ha chiesto di andare via, a quel punto andare avanti su quella strada avrebbe avuto poco senso".
Via quindi alla rivoluzione.
"Negli ultimi due anni abbiamo avuto due tipi di problematiche. Dopo lo scudetto siamo andati sul mercato a metà luglio facendo fatica a raggiungere gli obiettivi che ci eravamo prefissati perché i costi sono lievitati. Lo scorso anno invece abbiamo aspettato un giocatore per più di un mese e questo anello mancante ha fatto sì che la squadra all'inizio non fosse bilanciata. Per questo stavolta abbiamo voluto aggredire il mercato, per evitare di prendere gli scarti o gente non motivata a venire da noi. Avendo un'idea abbastanza chiara su quello che volevamo abbiamo scelto di muoverci subito".
Che Sassari è sulla carta?
"La speranza è che sia un po' più atletica, aspetto che secondo me lo scorso anno ci è mancato. E speriamo che si porti dietro dall'anno scorso la capacità di lavorare insieme, di essere un gruppo di cemento".
Due sole conferme, Devecchi e Stipcevic, ben sette i volti nuovi. Per chi non li conosce urge una veloce presentazione.
"Parto da Bamforth, un ragazzo con una storia delicata alle spalle. E' rimasto orfano da bambino, la pallacanestro lo ha aiutato ad avere una vita normale, in campo si vede quel tipo di fuoco. E' un giocatore che ha grandi qualità realizzative e che sa far canestro in tanti modi. Dyshawn Pierre, canadese, gioca da 4 e da tre, nell'ultima stagione al primo anno fuori dal college è stato il miglior rimbalzista del campionato tedesco al Braunschweig, l'obiettivo è farlo crescere ulteriormente. Sotto canestro abbiamo inserito Planinic, un giocatore conosciuto con un passato importante tra Maccabi, Tau e Gran Canaria. Hatcher è il play, ha fatto tanta gavetta salendo un gradino alla volta, quest'anno si è affermato al Partizan".
Gli ultimi tre sono già conosciuti al pubblico italiano. Randolph e Jones arrivano da Avellino, Polonara è l'unico colpo italiano.
"Da lui mi aspetto tanto. Achille è un giocatore con grandissime potenzialità, è nel momento clou della sua carriera. Sono convinto che sarà un valore aggiunto per la squadra".
Cosa vi ha lasciato l'ultima stagione?
"E' stata un'annata estremamente positiva. Siamo arrivati in finale di coppa Italia, tra le prime otto di Champions, risultati tutt'altro che scontati. Peccato in campionato aver perso le ultime due partite di stagione regolare, sconfitte che ci sono costate il quarto posto. Nei play off ci abbiamo provato ma Trento, che proprio contro di noi credo abbia preso coscienza dei suoi mezzi, aveva una marcia in più''.
La tanto bistrattata Champions è un torneo da promuovere?
"Assolutamente sì. Una manifestazione con tanto seguito, tanta qualità e giocatori di livello. La formula iniziale dei gruppi allargati ti consente di giocare contro squadre di livello importante, cosa che aiuta molto anche a raggiungere la chimica di squadra".
Che campionato si aspetta?
"Un torneo sulla falsariga di quello di quest'anno. Avremo una squadra, Milano, che almeno sulla carta sarà nettamente superiore alle altre. Dietro tutte le altre, con una neopromossa dal passato importante come la Virtus e tante altre squadre, vedi Torino, che si stanno attrezzando per essere protagoniste. Il livello credo si alzerà ulteriormente".
Perché?
"Perché Lacey, il giocatore chiave nell'idea di squadra che avevamo in mente, ci ha fatto capire che avrebbe fatto scelte diverse. E non solo lui. Anche Sacchetti ci ha chiesto di andare via, a quel punto andare avanti su quella strada avrebbe avuto poco senso".
Via quindi alla rivoluzione.
"Negli ultimi due anni abbiamo avuto due tipi di problematiche. Dopo lo scudetto siamo andati sul mercato a metà luglio facendo fatica a raggiungere gli obiettivi che ci eravamo prefissati perché i costi sono lievitati. Lo scorso anno invece abbiamo aspettato un giocatore per più di un mese e questo anello mancante ha fatto sì che la squadra all'inizio non fosse bilanciata. Per questo stavolta abbiamo voluto aggredire il mercato, per evitare di prendere gli scarti o gente non motivata a venire da noi. Avendo un'idea abbastanza chiara su quello che volevamo abbiamo scelto di muoverci subito".
Che Sassari è sulla carta?
"La speranza è che sia un po' più atletica, aspetto che secondo me lo scorso anno ci è mancato. E speriamo che si porti dietro dall'anno scorso la capacità di lavorare insieme, di essere un gruppo di cemento".
Due sole conferme, Devecchi e Stipcevic, ben sette i volti nuovi. Per chi non li conosce urge una veloce presentazione.
"Parto da Bamforth, un ragazzo con una storia delicata alle spalle. E' rimasto orfano da bambino, la pallacanestro lo ha aiutato ad avere una vita normale, in campo si vede quel tipo di fuoco. E' un giocatore che ha grandi qualità realizzative e che sa far canestro in tanti modi. Dyshawn Pierre, canadese, gioca da 4 e da tre, nell'ultima stagione al primo anno fuori dal college è stato il miglior rimbalzista del campionato tedesco al Braunschweig, l'obiettivo è farlo crescere ulteriormente. Sotto canestro abbiamo inserito Planinic, un giocatore conosciuto con un passato importante tra Maccabi, Tau e Gran Canaria. Hatcher è il play, ha fatto tanta gavetta salendo un gradino alla volta, quest'anno si è affermato al Partizan".
Gli ultimi tre sono già conosciuti al pubblico italiano. Randolph e Jones arrivano da Avellino, Polonara è l'unico colpo italiano.
"Da lui mi aspetto tanto. Achille è un giocatore con grandissime potenzialità, è nel momento clou della sua carriera. Sono convinto che sarà un valore aggiunto per la squadra".
Cosa vi ha lasciato l'ultima stagione?
"E' stata un'annata estremamente positiva. Siamo arrivati in finale di coppa Italia, tra le prime otto di Champions, risultati tutt'altro che scontati. Peccato in campionato aver perso le ultime due partite di stagione regolare, sconfitte che ci sono costate il quarto posto. Nei play off ci abbiamo provato ma Trento, che proprio contro di noi credo abbia preso coscienza dei suoi mezzi, aveva una marcia in più''.
La tanto bistrattata Champions è un torneo da promuovere?
"Assolutamente sì. Una manifestazione con tanto seguito, tanta qualità e giocatori di livello. La formula iniziale dei gruppi allargati ti consente di giocare contro squadre di livello importante, cosa che aiuta molto anche a raggiungere la chimica di squadra".
Che campionato si aspetta?
"Un torneo sulla falsariga di quello di quest'anno. Avremo una squadra, Milano, che almeno sulla carta sarà nettamente superiore alle altre. Dietro tutte le altre, con una neopromossa dal passato importante come la Virtus e tante altre squadre, vedi Torino, che si stanno attrezzando per essere protagoniste. Il livello credo si alzerà ulteriormente".