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Basket, Spissu e la svolta Dinamo: "Sassari la mia emozione unica"

Il play sardo, rientrato alla base dopo la promozione in A con la Virtus Bologna, racconta come è arrivato il cambio di passo di una squadra reduce da sette vittorie di fila: "Abbiamo dato più fiducia alle regole che ci sono dentro la squadra e siamo più tranquilli"

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SASSARI - Un mese fa il Banco era in crisi nera e dopo la sconfitta con Capo d'Orlando il coach Pasquini dava le dimissioni. La decisione del presidente Sardara di respingerle sembra dargli ragione: la squadra ha infilato sette vittorie di fila (l'ultima con Pistoia), ha battuto la capolista Brescia fuori casa e ottenuto vittorie importanti in Champions League. Il volto sfrontato e volitivo del Banco è Marco Spissu, play sassaresissimo tornato a casa dopo una stagione esaltante in A2 con la Virtus, pronto per essere il sardo perfetto e per fare da testimonial ai giganti della Dinamo. L'assenza di Rok Stipcevic gli sta regalando minuti importanti come play e lui non si tira indietro.
Spissu, che cosa è cambiato da un mese a questa parte?
"Ci siamo accorti delle nostre potenzialità, abbiamo dato più fiducia alle regole che ci sono dentro la squadra e siamo più tranquilli, credo questo si veda chiaramente".
Ora sono cambiati gli obiettivi?
"Avendo ritrovato il gruppo siamo più consapevoli dei nostri mezzi. Il primo obiettivo sono le Final Eight, poi cercare di passare il turno di Champions e arrivare ai play off. Poi si vedrà".
È vero che il Banco con il triplete del 2015 ha ottenuto troppo presto quel che era programmato per anni a venire?
"Quella squadra era fortissima, piena di talento che il gioco di Sacchetti sapeva esaltare. Quei trionfi non sono stati un caso, la squadra se li meritava. In quel periodo ero in nazionale, ne ho gioito con loro".
Ora spetta a lei il ruolo di uomo immagine Dinamo. Le pesa?
"Visto che a Sassari non nascono tanti talenti, è sempre bello avere un giocatore che incarni la scelta di giocare nella propria città e di metterci qualcosa in più, perché pochi altri sanno cosa vuol dire indossare la maglia della squadra guardando la quale si è sognato da bambini. È un'emozione unica. Ogni volta che entro al Palaserradimigni potrei dire che conosco quasi ogni spettatore, è bellissimo".
Ha detto spesso che andare a Bologna è stato fondamentale. In Sardegna si patisce ancora l'isolamento?
"Per crescere bisogna confrontarsi con qualcuno che è più forte, allenarsi con gente di livello superiore ogni giorno è indispensabile. Dico sempre che essere nella mia città è meraviglioso, però cambiare serve".
L'anno scorso a fine campionato di A2, quando si discuteva del suo futuro, ha dichiarato di non sapere se era pronto per la A1. E adesso?
"Sapevo di dovermi guadagnare quanto sto vivendo ora. Vincendo Coppa Italia e Campionato la Virtus, e io con lei, abbiamo fatto tanto, per cui ho voluto provare a fare un passo avanti. Sono più che mai contento di averlo fatto".
E adesso è arrivato dove voleva?
"No, per niente! Ho 22 anni, questo può essere soltanto un punto di partenza, non ho ancora fatto niente. Ho tanti obiettivi con questa maglia, primo fra tutti vincere qualche coppa. Poi c'è il sogno dell'Eurolega, di giocare a livelli mostruosi. In più non smetto di sperare in un ruolo in nazionale dopo le giovanili. Se Sacchetti mi chiamasse andrei a piedi, anzi a nuoto, però capisco che adesso ci sono persone più avanti di me, con più esperienza. Sono obiettivi lontani, ma non posso certo non sognarli, lavoro ogni giorno per questo".
Qual è la cosa in cui deve migliorare di più?
"La difesa, il coach sta spingendo molto su quest'aspetto, poi lettura del gioco, tecnica, velocità un po' di tutto".
E in quale si sente più forte?
"La gente mi dice che in campo non sembro così giovane, non si nota la mia inesperienza, mi piace che me lo dicano".
Le pesa essere definito soprattutto come "un bravo ragazzo"?
"Sono fatto così, non riesco a essere altrimenti, spero soltanto che non offuschi la mia personalità, la grinta che metto in campo. Mi rendo conto che anche sui social, dove cerchiamo di essere presenti per i tifosi, c'è chi ne approfitta, ma mi comporto come farei anche se non avessi un ruolo nella squadra. E poi penso sia giusto essere d'esempio, sia per i miei compagni di squadra più giovani, sia per i ragazzini che ci vengono a vedere"
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