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Turchia, il coraggio di Kanter contro Erdogan: ''La libertà non è gratuita''

Enes Kanter in azione con la maglia dei Boston Celtics (ap)
Mentre i calciatori esultano con il saluto militare, il cestista dei Boston Celtics rappresenta la voce fuori dal coro lottando per democrazia e diritti umani. Pagata però a caro prezzo: minacce di morte, padre arrestato e divieto di tornare in patria: ''Mi vogliono morto, ma come posso restare in silenzio?''
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OMA - C'è una voce fuori dal coro nello sport turco. E' quella di Enes Kanter, 27enne cestista dei Boston Celtics. Mentre l'esultanza con il saluto militare dei giocatori della nazionale calcistica, tra cui lo juventino Demiral e il milanista Calhanoglu, oltre ai tweet del romanista Under, sta creando un mare di polemiche (pressioni sulla Uefa per revocare Istanbul come sede della prossima finale di Champions League), la storia di Kanter, da anni schierato apertamente contro la politica di Erdogan, fa riflettere e al tempo stesso comprendere il motivo del comportamento dei suoi colleghi connazionali.

Critiche pagate a duro prezzo

La querelle ha inizio in tempi lontani. Il 17 luglio 2016 infatti Kanter, all'indomani del fallimento del golpe militare in Turchia, attacca Erdogan sui social. Non solo: l'allora giocatore di Oklahoma dimostra la sua vicinanza a Fethullah Gülen, prima allenato e poi nemico acerrimo del premier turco. Gesti che a Kanter, da …
OMA - C'è una voce fuori dal coro nello sport turco. E' quella di Enes Kanter, 27enne cestista dei Boston Celtics. Mentre l'esultanza con il saluto militare dei giocatori della nazionale calcistica, tra cui lo juventino Demiral e il milanista Calhanoglu, oltre ai tweet del romanista Under, sta creando un mare di polemiche (pressioni sulla Uefa per revocare Istanbul come sede della prossima finale di Champions League), la storia di Kanter, da anni schierato apertamente contro la politica di Erdogan, fa riflettere e al tempo stesso comprendere il motivo del comportamento dei suoi colleghi connazionali.

Critiche pagate a duro prezzo

La querelle ha inizio in tempi lontani. Il 17 luglio 2016 infatti Kanter, all'indomani del fallimento del golpe militare in Turchia, attacca Erdogan sui social. Non solo: l'allora giocatore di Oklahoma dimostra la sua vicinanza a Fethullah Gülen, prima allenato e poi nemico acerrimo del premier turco. Gesti che a Kanter, da quel momento dipinto come nemico del popolo turco, costano carissimo. La polizia entra infatti nella sua abitazione di Istanbul, requisendo tutti gli apparecchi elettronici, annullando i passaporti e negando di fatto ogni tipo di comunicazione con gli Usa. Il fratello minore Kerem, anche lui cestista, è costretto a trasferirsi in Spagna mentre il padre, dopo 5 giorni di carcere, scrive una lettera a Erdogan in cui disconosce il figlio maggiore: "Enes non potrà più portare il nostro nome perché lo sta infangando contro la Turchia. Con profonda vergogna mi scuso con il nostro presidente e con tutto il popolo turco per avere un figlio del genere".

Minacce di morte e ordine di cattura

Tutto questo però non ferma Kanter, anzi. Nel 2017 il gigante turco torna ad attaccare Erdogan, definito "l'Hitler del 21° secolo". L'estate dello stesso anno, mentre si trova in Indonesia (paese vicino alla Turchia), è costretto a fuggire all'aeroporto perché ricercato dalle autorità locali. Riesce ad atterrare a Bucarest dove scopre che il suo paese ha emesso un mandato di cattura internazionale, annullandogli la cittadinanza (diventa dunque apolide). Riesce per sua fortuna a rientrare negli Stati Uniti con l'aiuto dei compagni di squadra dell'Oklahoma. Intanto in Turchia chi "osa" assecondarlo fa una brutta fine: diversi tifosi che avevano ricevuto alcuni suoi regali vengono perquisiti, un dentista che aveva un suo poster nello studio viene arrestato, stessa sorte per un fan che lo aveva votato su internet per l'All Star Game. E, a proposito di arresto, nel giugno 2018 il padre viene condannato a 15 anni di prigione nonostante si fosse pubblicamente dissociato dal pensiero del figlio.

"Come posso rimanere in silenzio?"

Il calvario per Kanter non ha fine: di fatto non può lasciare gli Stati Uniti. Quest'anno rinuncia anche alla trasferta in Canada saltando il match contro i Toronto Raptors. In Turchia, nonostante l'NBA sia molto seguita, i suoi match non vengono più trasmessi in tv. E qualche giorno fa a Boston, conclusa la preghiera del venerdì insieme al compagno di squadra Tako Fall, è stato aggredito e minacciato da uomini di fede islamica, al grido di "traditore". Enes però non ha alcuna voglia di gettare la spugna e lo dichiara in una lettera scritta al Boston Globe: "Più crescono le pressioni intorno a me e più alzo la voce. Come posso restare in silenzio? Ci sono decine di migliaia di persone in prigione in Turchia, tra cui professori, dottori, giudici, avvocati, giornalisti e attivisti. Rinchiusi perché hanno detto di non essere d'accordo con Erdogan. Centinaia di bambini stanno crescendo in celle strette e anguste al fianco delle loro madri. Democrazia vuol dire avere la libertà di parlare. Starei marcendo in galera se fossi tornato in Turchia. Restare lontano dalla mia famiglia è un sacrificio enorme, una sfida complicata da vincere. Ma le cose buone non ti vengono mai regalate, non sono mai semplici da conquistare. Mai".
E poi lo sfogo su twitter: "Non vedo e non parlo con i miei genitori da 5 anni. Hanno imprigionato mio padre. I miei fratelli non riescono a trovare lavoro. Il mio passaporto è revocato. E' stato emesso un mandato di arresto internazionale. La mia famiglia non può lasciare il Paese. Ogni giorno ricevo minacce di morte. Sono attaccato, molestato. Hanno cercato di rapirmi in Indonesia. LA LIBERTA' NON E' GRATUITA".