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Basket, dal caso Torino ai dubbi di Roma e Cremona: si rischia una serie A con 14 squadre

Il ripescaggio della Reale Mutua sta generando polemiche. Lunedì la Lega voterà per la A a 16, ma la Virtus e la Vanoli non sono certe di iscriversi
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TORINO - L'effetto domino generato dal ripescaggio in Serie A della Reale Mutua Torino è a un passo dallo stravolgere il mondo della pallacanestro italiana. Le indiscrezioni circolate in queste ore hanno trovato conferma: lunedì, nella riunione straordinaria di LegaBasket, i club del massimo campionato voteranno per il varo della Serie A a 16 squadre. Un obiettivo dichiarato in tempi non sospetti dai vertici della pallacanestro italiana: eppure la distonia tra le azioni e le parole si è palesata in questi ultimi giorni frenetici, fatti di rinunce e mancati ripescaggi, di misteriose cessioni ad altrettanto misteriosi investitori sbandierate ai quattro  venti. A rimetterci sarebbe Torino, diretta emanazione di Cagliari e, di rimando, della Sassari di Stefano Sardara. Che si è ritrovato con il cerino in mano, anche se le difficoltà a cedere la società, atto necessario vista la doppia proprietà.

Il pomo della discordia

Tutto nasce…
TORINO - L'effetto domino generato dal ripescaggio in Serie A della Reale Mutua Torino è a un passo dallo stravolgere il mondo della pallacanestro italiana. Le indiscrezioni circolate in queste ore hanno trovato conferma: lunedì, nella riunione straordinaria di LegaBasket, i club del massimo campionato voteranno per il varo della Serie A a 16 squadre. Un obiettivo dichiarato in tempi non sospetti dai vertici della pallacanestro italiana: eppure la distonia tra le azioni e le parole si è palesata in questi ultimi giorni frenetici, fatti di rinunce e mancati ripescaggi, di misteriose cessioni ad altrettanto misteriosi investitori sbandierate ai quattro  venti. A rimetterci sarebbe Torino, diretta emanazione di Cagliari e, di rimando, della Sassari di Stefano Sardara. Che si è ritrovato con il cerino in mano, anche se le difficoltà a cedere la società, atto necessario vista la doppia proprietà.

Il pomo della discordia

Tutto nasce da una mossa della  Lega Basket, che lo scorso 15 maggio ha deciso di ammettere la Reale Mutua Torino "al fine di integrare l’organico delle squadre ad oggi già in Serie A". Una scelta che ha generato polemiche da parte delle squadre non ripescate, Ravenna su tutte, anche se il pericolo più grande è stato superficialmente non considerato: come comportarsi in caso di rinuncia di un numero dispari di squadre? Con l'economia stritolata dalla pandemia, che ha rafforzato le grandi e ha stretto il cappio intorno alle piccole realtà, la prima a cedere è stata Pistoia, mentre Cremona e Roma stanno ancora lottando per garantire l'iscrizione al campionato. Lasciando diciassette squadre sulla griglia di partenza, formula che non piace a nessuno tantomeno alla Fip.

La retromarcia

Lunedì, nell'assemblea straordinaria, si discuterà del ritorno a sedici squadre, con conseguente rifiuto del ripescaggio di Torino. La scelta di anticipare l'integrazione della Reale Mutua al 15 maggio, un mese prima della chiusura dei termini, potrebbe generare una fase di stallo prolungata, stravolta ulteriormente da eventuali rinunce di Cremona o Roma. "Il Basket Torino Reale Mutua - recita il comunicato di LBA di metà maggio - potrà iniziare il percorso dettagliatamente definito nel Regolamento Esecutivo della LBA per ottenere l’ammissione alla stessa nei tempi previsti”: un diritto acquisito che Torino, secondo logica, proverà a difendere con le unghie e con i denti. Anche se le voci sulle difficoltà di Sardara nel cedere la società piemontese, con la scelta di collocare una persona "fidata" a gestire il tutto, potrebbero cambiare ulteriormente scenario, rendendo fluida la rinuncia di Torino alla Serie A. In quel caso i sospetti di alcuni diventerebbero le certezze di molti. Nel basket italiano contemporaneo avere una certezza, per quanto non piacevole, sarebbe già un gran bel passo in avanti.