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La lega che vuole rubare le stelle al basket Ncaa

(reuters)
Al via le finali del campionato universitario, 68 squadre in campo nello Stato dell'Indiana, scelto come 'bolla'. Ma sta nascendo un nuovo campionato, Overtime Elite: vuole prendersi i 30 migliori giovani di 16 anni per farli crescere senza studiare al college
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Il vero marzo degli americani, in cui anche i popcorn tornano a sentirsi al centro del mondo, comincia con le prime partite della fase finale. Si giocherà ogni giorno, 68 squadre in campo, a eliminazione diretta come in un gigantesco tabellone di tennis, fino al 5 aprile, data della finale allo stadio di Indianapolis, 67 mila posti a sedere da riempire solo in parte, causa emergenza sanitaria. Tutte le sfide, per la prima volta, si disputeranno in un solo Stato, l’Indiana, trasformato in una gigantesca ‘bolla' per ridurre il rischio contagi. Ogni giorno in tv partite a seguire, una benedizione per milioni di americani, storicamente più legati alla squadra della propria comunità che a quella Nba. I grandi favoriti sono i Bulldogs di Gonzaga, guidati dalla stellina Jalen Suggs, già considerato una delle prossime prime cinque scelte al Draft. A seguire ci sono i texani di Baylor Bears, con Jared Butler e Davion Mitchell, reduci da una striscia di 23 vittorie consecutive; i Fighting Illini (okay, i nomi sarebbero un capitolo a parte, un giorno ci torneremo) dell’Università dell’Illinois, che hanno battuto big come Wisconsin e Nebraska, e i Michigan Wolverines del talento Hunter Dickinson, a caccia del titolo che manca dall’89. Squadre popolari, i cui nomi sono noti in Italia, non mancano, da Villanova a Texas Tech, dai Florida Gators a Loyola, North Carolina, Georgia Tech e Syracuse. Gli Iona Gaels non vi diranno niente, ma il nome del coach forse sì: Rick Pitino. Uno dei coach più famosi della Ncaa, l’allenatore totem di Louisville, a 68 anni Pitino è riemerso dopo quattro anni da una brutta storia di sesso e escort che, secondo l’accusa, sarebbero state fornite cordialmente dal coach ai suoi atleti, come benefit. Cacciato da Louisville, emarginato dalla Ncaa, finito al Panathinaikos, Pitino ha trovato l’anno scorso a New York un college che gli ha dato una possibilità: Iona. Lui ha ribaltato la squadra, preso dodici giocatori nuovi e portata alla fase finale.

Eppure, nonostante l’abbondanza di storie, il fascino del college è sempre più in discussione. Una nuova lega sostenuta da una media company è pronta ad attirare i migliori talenti dell’high school con stipendi da centomila dollari. Il campionato ha già un nome, Overtime Elite, e un avversario: la Ncaa. Gli organizzatori sono pronti a offrire un salario minimo a ragazzi di 16 anni, ai trenta migliori dellle high school americane, per farli giocare in un torneo a parte e prepararli al grande salto, senza passare dal college. Nel pacchetto, anche azioni del business dell’organizzazione. “La gente dice che le cose devono cambiare e noi saremo quelli che le faranno cambiare”, commenta il direttore esecutivo di Overtime, Dan Porter. Dal draft 2006 nessuno può passare direttamente dal liceo alla Nba, se prima non ha compiuto 19 anni, o non è trascorso almeno una stagione sportiva dopo il diploma, ma sempre più ragazzi, con le loro famiglie spingono per accorciare i tempi e abbattere i limiti. Ad aumentare la frenesia è la televisione: se capita di trovare una partita dei Charlotte Hornets, vedi all’opera LaMelo Ball, 15 punti di media, 6 rimbalzi e 6.3 assist a partita. LaMelo ha 19 anni, è alla sua prima stagione Nba con salario di quasi 8 milioni di dollari. Dall’high-school di Chino Hills, California, è andato a giocare tra i professionisti degli Hawks, non di Atlanta, ma di Wollongong, in Australia, e da qui, dopo appena un anno, al Draft, dove è stato scelto come numero tre. Se ha visto un college, al massimo LaMelo lo ha fatto sfrecciando con la Lamborghini nera, che il padre, LaVar, gli ha regalato per i 16 anni.

Il progetto di Overtime è la realizzazione del sogno di papà Ball, che in passato aveva pensato di fondare una lega dedicata ai talenti del liceo desiderosi di evitare la seccatura di studiare. Naturalmente, pensava ai propri figli. Un anno fa il March Madness non si disputò, causa Covid. La Ncaa perse introiti per 54 milioni di dollari, ma il danno fu soprattutto tecnico, perché in Nba sono arrivati molti giovani, con al massimo dieci presenze in Ncaa. LaMelo ha dimostrato che si può diventare star senza mettere piede in un college. Molti vogliono emularlo. Ma per quelli che hanno scelto la strada tradizionale il momento è adesso.  

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