Basket, dalla gloria passata alla A2: la triste retrocessione di Cantù
di Cosimo Cito , di Cosimo CitoL'ultima Serie A senza la Pallacanestro Cantù è una storia vecchia di un quarto di secolo. L'ultima volta che la gloriosa Cantù dei tre scudetti, delle due Coppe dei Campioni, di Marzorati, Lienhard, Recalcati, la piccola città industriosa che combatteva e abbatteva le grandi era mancata dal massimo campionato i suoi giocatori si chiamavano Franco Binotto, Alberto Rossini, Eros Buratti, c'era un solo straniero - Thurl Bailey - e in panchina si erano alternati Giancarlo Sacco, Bruno Arrigoni e Dado Lombardi. Poi fu solo spettacolo, solo A, fino a ieri. La sconfitta contro la Fortitudo Bologna, protagonista a sua volta di una stagione disastrata e sconclusionata, ha decretato la retrocessione sul campo di Cantù. Un colpo non inatteso e forse sanabile, grazie alle manovre in atto all'interno della Lega Basket, disposta a concedere con la riforma delle licenze una salvezza d'ufficio in cambio di stabilità e conti in ordine. Epp…
L'ultima Serie A senza la Pallacanestro Cantù è una storia vecchia di un quarto di secolo. L'ultima volta che la gloriosa Cantù dei tre scudetti, delle due Coppe dei Campioni, di Marzorati, Lienhard, Recalcati, la piccola città industriosa che combatteva e abbatteva le grandi era mancata dal massimo campionato i suoi giocatori si chiamavano Franco Binotto, Alberto Rossini, Eros Buratti, c'era un solo straniero - Thurl Bailey - e in panchina si erano alternati Giancarlo Sacco, Bruno Arrigoni e Dado Lombardi. Poi fu solo spettacolo, solo A, fino a ieri. La sconfitta contro la Fortitudo Bologna, protagonista a sua volta di una stagione disastrata e sconclusionata, ha decretato la retrocessione sul campo di Cantù. Un colpo non inatteso e forse sanabile, grazie alle manovre in atto all'interno della Lega Basket, disposta a concedere con la riforma delle licenze una salvezza d'ufficio in cambio di stabilità e conti in ordine. Eppure resta l'amaro di un anno, anzi di un quinquennio, in cui a Cantù è successo di tutto, meno che sprazzi di buon basket. Alla fine, in questo campionato senza pubblico, in una città che aspetta da dieci anni il nuovo Pianella e invece resta di stanza a Desio, altra provincia e 30 km di strada, con due allenatori di grande esperienza come Pancotto e Bucchi, sono arrivate 8 vittorie e 19 sconfitte, e un'ultima triste partita da giocare il 10 maggio contro Sassari, il congedo in un silenzio che farà ancora più male.
La storia recente e l'era Gerasimenko
Nel 2011 Cantù perdeva contro Siena la finale scudetto, nel 2013 era di nuovo in semifinale, vinceva la Supercoppa e giocava l'Eurolega. È stato, poi, un lento scivolare nella mediocrità e in mani insicure. Nel 2015 arriva il magnate ucraino dell'acciaio Dimitri Gerasimenko, diventa presidente, ma la sua gestione è un disastro, con Cantù che arriva persino a cambiare i colori sociali, dal biancoblu al biancoverde, fino alla cessione nel 2019 e alla fuga. Ora la società è gestita da una cooperativa di 300 soci, il presidente è Roberto Allievi, figlio di Aldo, il presidentissimo degli anni d'oro. Il Covid cancella l'ultima parte della stagione passata, discreta, e annienta quanto di buono si era visto nella prima parte di quella attuale. Il rammarico di coach Bucchi è questo, in fondo: "Dispiace tantissimo - ha dichiarato l'allenatore dopo la sconfitta di Bologna - perché il campo ha dato un verdetto che ci fa molto male. Però, devo anche essere onesto e dire che mi piacerebbe avere una macchina del tempo per riavvolgere tutto fino al post Cremona e al pre-Covid. Da quel momento si è inceppato qualcosa e tutto è diventato più complicato. Perché sono convinto che fino quel frangente la squadra aveva un senso e giocava una bella pallacanestro. Poi, questa seconda tegola che ci è capitata addosso ha reso tutto quanto più complicato". L'ultima Cantù dipendeva dall'estro del 18enne Gabriele Procida, guardia di talento ma quasi esordiente in A. Se sarà A-2, non si potrà prescindere dal nuovo palazzetto e da una nuova mentalità, diversa dall'enorme tourbillon di giocatori e allenatori degli ultimi anni. La Fortitudo, col suo pubblico e la sua gloria passata, ha impiegato dieci anni per risalire. Toccherà rimboccarsi le maniche, nella città del mobile, e iniziare presto a costruire. È la storia di Cantù che lo chiede, che lo pretende.