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Basket, Virtus Bologna in fuga verso lo scudetto nel segno degli italiani

(eikon)
In gara 3 contro Milano, che ha regalato alla squadra di Djordjevic il punto del 3 a 0 nella serie che assegna il tricolore, il parziale decisivo è arrivato nell'ultimo quarto con quattro italiani in campo
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Abbagliati da Teodosic, il miglior giocatore, di due piste, di questi playoff, è diventata meno vistosa ma non meno rilevante la pesata dei due collettivi che stanno giocando la finale scudetto, approdata al 3-0 di Bologna su Milano. Già domani sera in gara 4 in casa, domando frattanto una vigilia di galoppanti euforie, la Virtus potrebbe cucirsi sulle maglie il sedicesimo scudetto: l'ultimo, nel 2001, ebbe come artefice principale quell'Ettore Messina che oggi le sta guidando contro l'Olimpia. Sono due collettivi che ad ogni partita si distanziano per impatto e rendimento, e all'interno dei quali hanno pesi difformi i due gruppi italiani, i sei giocatori che la norma impone fra i 12 d'ogni squadra. Il tema galleggia da un po' ed è balzato in primo piano in gara 3, quando la Virtus ha lanciato l'allungo decisivo nell'ultimo quarto, quello del 24-6, con quattro italiani su cinque (l'intruso era il fantastico Weems, mvp del match)…

Abbagliati da Teodosic, il miglior giocatore, di due piste, di questi playoff, è diventata meno vistosa ma non meno rilevante la pesata dei due collettivi che stanno giocando la finale scudetto, approdata al 3-0 di Bologna su Milano. Già domani sera in gara 4 in casa, domando frattanto una vigilia di galoppanti euforie, la Virtus potrebbe cucirsi sulle maglie il sedicesimo scudetto: l'ultimo, nel 2001, ebbe come artefice principale quell'Ettore Messina che oggi le sta guidando contro l'Olimpia. Sono due collettivi che ad ogni partita si distanziano per impatto e rendimento, e all'interno dei quali hanno pesi difformi i due gruppi italiani, i sei giocatori che la norma impone fra i 12 d'ogni squadra. Il tema galleggia da un po' ed è balzato in primo piano in gara 3, quando la Virtus ha lanciato l'allungo decisivo nell'ultimo quarto, quello del 24-6, con quattro italiani su cinque (l'intruso era il fantastico Weems, mvp del match). Pajola, Abass, Belinelli e Alibegovic hanno fatto notare di Teodosic, stavolta, l'assenza: sarebbe entrato dopo, a 5' dalla fine sul +10, a gestire il malloppo messo in banca.

Per tre partite la Virtus ha avuto molto più che Milano dal gruppo italiano. I numeri non dicono tutto, ma danno un verso: 32 punti tricolori a 18 in gara 1, 40 a 6 in gara 2, 31 a 17 in gara 3. Totale: 103 Virtus, 41 Olimpia (di cui 35 il solo Datome). Uno scarto decisivo per una storia che viene da lontano. Costruita per avanzare in Eurolega, in cui è arrivata a schierare a Colonia 10 stranieri su 12, Milano sapeva bene che in campionato avrebbe presentato una seconda edizione. S'era presa Datome, giocatore primario al di là del passaporto, e confidato che il mix tra vecchi e giovani formato da Brooks  e Biligha, Cinciarini e Moretti, Moraschini e Wojciechowsky sarebbe bastato. Così finora non è andata e non è un caso che, per il mercato prossimo, l'Olimpia guardi soprattutto pezzi grossi italiani: Melli e Tonut in testa, il primo da riportare a casa dalla Nba, il secondo, appena eletto miglior giocatore del campionato, da strappare a Venezia, dove ha contratto.

Meglio ha ripagato la Virtus, sia pure in una stagione a sbalzi, Abass, Alibegovic e Tessitori, presi in estate, ad affiancare capitan Ricci e, da novembre, Belinelli. Ma quello cresciuto più di tutti è Pajola, su cui Djordjevic ha puntato come il vecchio play che conosce tutto del mestiere, il ragazzo cresciuto nel vivaio, da sei anni a Bologna, blindato a contratto per i prossimi cinque, interprete di una stagione che già gli fa prenotare, e non per due giorni, il posto di regista titolare in azzurro.