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Finali Nba, le stelle stanno a guardare: brillano i nomi meno conosciuti

(ansa)
Nelle quattro finaliste sono decisivi gli underdogs, giocatori su cui nessuno faceva affidamento
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The Killer, TMann, The Marine e The Baptist. In un post-season segnato dall'eliminazione di Los Angeles Lakers e Brooklyn Nets, e dagli infortuni di star come Kirye Irving, Kawhi Leonard, Trae Young e, ultimo, Gianni Antetokounmpo, a diventare decisivi sono gli underdogs, quelli a cui a nessuno chiedeva niente. Ogni squadra, tra le quattro finaliste, ne ha almeno uno, anche se nel caso di Atlanta dovremmo parlare di tutta la rosa. A Ovest abbiamo scelto Cameron Payne, dei Phoenix Suns, e Terance Mann, dei Los Angeles Clippers. A Est, Pj Tucker e John Collins. Insieme guadagnano quanto LeBron in sei mesi, di cui uno passato su uno yacht in crociera ai Caraibi. Insieme hanno un decimo dei followers su Instagram di Kevin Durant.

 

(reuters)

 

Ma loro sono in campo, e le star no. Il nome di Cameron Payne, 26 anni, detto Cam The Killer, venne fuori al numero 14 nel draft 2015 scelto da Ok…

The Killer, TMann, The Marine e The Baptist. In un post-season segnato dall'eliminazione di Los Angeles Lakers e Brooklyn Nets, e dagli infortuni di star come Kirye Irving, Kawhi Leonard, Trae Young e, ultimo, Gianni Antetokounmpo, a diventare decisivi sono gli underdogs, quelli a cui a nessuno chiedeva niente. Ogni squadra, tra le quattro finaliste, ne ha almeno uno, anche se nel caso di Atlanta dovremmo parlare di tutta la rosa. A Ovest abbiamo scelto Cameron Payne, dei Phoenix Suns, e Terance Mann, dei Los Angeles Clippers. A Est, Pj Tucker e John Collins. Insieme guadagnano quanto LeBron in sei mesi, di cui uno passato su uno yacht in crociera ai Caraibi. Insieme hanno un decimo dei followers su Instagram di Kevin Durant.

 

(reuters)

 

Ma loro sono in campo, e le star no. Il nome di Cameron Payne, 26 anni, detto Cam The Killer, venne fuori al numero 14 nel draft 2015 scelto da Oklahoma: la point guard uscì presto dai radar, per finire a giocare in Cina e nella G League, le seconde squadre delle franchigie Nba, in team che si chiamavano Shanxi Loongs, Windy City Bulls e Texas Legends. Per lui è stata decisiva la pandemia. Nell'anno della bubble di Disneyland, in cui le squadre si giocarono il titolo in isolamento dal resto del mondo, Phoenix decise di ingaggiare Payne, offrendogli un biennale. Lui esordì il 31 luglio mettendo a referto 9 punti nella vittoria 125-121 su Washington. Una settimana dopo, i punti diventarono 15 contro Indiana. Dieci mesi dopo, 29 contro i Los Angeles Clippers nella vittoria per 104-103. "La sua velocità ci fa davvero male", ha ammesso Tyronn Lue, coach degli avversari. Nonostante sia 12° per salario nei Suns, guadagni un ventesimo di Chris Paul, e sia il giocatore con più lividi sul viso, in questa serie Payne ha una media di 20,8 minuti, 10,4 punti, e 4,8 assist a partita. 

I punti sono ciò che fa emergere dall'anonimato ed è ciò che è successo a Terence Mann, 24 anni, detto TMann, di Brooklyn. Chi era questo ragazzo di 1,96, prima di gara 6 di semifinale contro gli Utah Jazz? Una esuberante point guard alla seconda stagione Nba, ma quella sera contro Utah Mann è diventato 'What a Mann', 'che uomo', giocando sull'assonanza di 'man': 39 punti, con 7 su 10 da tre, a guidare la rimonta dei Clippers da -22 a +12 e il passaggio in finale. Da allora Mann viene visto con rispetto da tutti e lui stesso ha preso fiducia. Va a rimorchio dei compagni, pronto a riprendere il rimbalzo, attacca come un martello, senza paura di sbagliare. Rispetto alla scorsa stagione tutte le sue statistiche sono cresciute: la media minuti è passata da 8,8 a 18,9, la percentuale al tiro da 46 al 50 per cento. Guadagna un milione di dollari, un trentesimo di Paul George, ma questo playoff potrebbe aver cambiato il suo destino. 

Nella finale a est la sfida tra Milwaukee Bucks e Atlanta Hawks non è più solo un corri e tira, ma un picchia e riparti, sgomita e scappa. E qui emergono i duri. È diventato l'ambiente ideale per il Marine che i Bucks hanno inserito in questa stagione: P. J. Tucker, 36 anni, ala piccola di Raleigh, North Carolina. Anche la sua è la storia di uno dei tanti giramondo che ritrovano la luce, dopo essere passati dalle tenebre in Ucraina, Grecia, un breve passaggio in Italia a Montegranaro, i portoricani dei Piratas de Quebradillas. Con lui i Bucks hanno trovato il Full Metal Jacket del basket, quello che asfissia gli avversari, il collo alla Hulk, i tatuaggi ovunque. Il tipo con cui gireresti tranquillo di notte al Bronx o a Chicago. Contro Brooklyn ha cercato di contenere Kevin Durant, con cui si è scontrato al punto da subire il rimprovero della madre di KD, seduta a bordo campo: "Ehi, lascia stare mio figlio, è basket questo, non football". "Ti voglio bene", le aveva risposto PJ. Contro Atlanta, PJ ha una media di 30,5 minuti, 4 punti e 6 rimbalzi, ma è in difesa che fa sentire il suo peso. Cioè il momento in cui entra in scena il quarto underdog della serie: John Collins, 23 anni, ala forte di Atlanta, che al contrario del suo soprannome, The Baptist, entra in ogni rissa e non in modo evangelico: in questa serie finale ha 28,5 minuti, 12,8 punti e 9,5 rimbalzi a partita. Dopo aver eliminato Philadelphia, si presentò con una maglietta che immortalava la sua schiacciata in faccia a Joel Embiid, riprodotta anche sull'account Instagram. Non un gesto carino, ma dopo essere uscito dall'anonimato, The Baptist vuole godersi il momento in cui, per una volta, dietro l'altare della gloria c'è lui.