Le stelle Nba e il no al vaccino: da Irving a Beal, il piccolo e rumoroso fronte no vax si è preso la scena
di Massimo Basile , di Massimo BasileA due giorni dall'inizio della pre-season e a meno di tre settimane dall'inizio del campionato, nessuno si chiede sei i Milwaukee Bucks potranno rivincere l'anello o se sarà l'anno dei Nets di Kevin Durant. La grande domanda è perché le star della Nba abbiano affrontato in modo disunito la campagna dei vaccini. Il novanta per cento dei giocatori, ha spiegato la lega, è vaccinato, ma ci sono no vax di un certo nome che hanno conquistato la scena: Kyrie Irving, stella dei Brooklyn Nets; Bradley Beal, dei Washington Wizards, Andrew Wiggins, giovane talento dei Golden State Warriors e Jonathan Isaac degli Orlando Magic.
Dietro di loro, c'è un gruppo di 'ribelli' al vac…
A due giorni dall'inizio della pre-season e a meno di tre settimane dall'inizio del campionato, nessuno si chiede sei i Milwaukee Bucks potranno rivincere l'anello o se sarà l'anno dei Nets di Kevin Durant. La grande domanda è perché le star della Nba abbiano affrontato in modo disunito la campagna dei vaccini. Il novanta per cento dei giocatori, ha spiegato la lega, è vaccinato, ma ci sono no vax di un certo nome che hanno conquistato la scena: Kyrie Irving, stella dei Brooklyn Nets; Bradley Beal, dei Washington Wizards, Andrew Wiggins, giovane talento dei Golden State Warriors e Jonathan Isaac degli Orlando Magic.
Dietro di loro, c'è un gruppo di 'ribelli' al vaccino. Il clima generale appare nebuloso. Al Media Day, giorno dedicato all'incontro tra giocatori e reporter, alla domanda risuonata a New York come a Houston, "ti sei vaccinato?", gli atleti hanno risposto in modo vago, svogliato, sollevando le spalle, grattandosi il naso, sbuffando. Irving, collegato via Zoom perché non vaccinato, ha chiesto il "rispetto della privacy", ma ha promesso che sarà "presente ogni giorno" e resterà "uno dei leader del gruppo". Wiggins ha commentato: "Non è affare vostro, questo è tutto". Beal ha scelto una terza via: ha rimbalzato la domanda ai giornalisti. "A me - ha detto - piacerebbe che foste voi a dare una spiegazione alla gente riguardo i vaccini. Perché le persone vaccinate continuano a contagiarsi? Voglio dire, tutto per ridurre il rischio di finire in ospedale, ma non di escluderlo?".
Le spiegazioni degli esperti ingaggiati dalle franchigie non hanno avuto peso nella testa di Beal, che ha saltato le Olimpiadi dopo essere risultato positivo, e ora è convinto di avere gli anticorpi per difendersi. Alla fine un modesto gruppo di no vax sta oscurando il resto dei giocatori. LeBron James, la stella assoluta del circo americano, martedì ha annunciato di essersi pienamente vaccinato, ma per mesi l'uomo che gestisce da solo i suoi social, si filma mentre guida in auto, fa la spesa, gioca con i figli, aveva chiesto il rispetto della privacy. Alla fine ha 'ceduto', spiegando di averlo fatto per proteggere se stesso, la famiglia e gli amici. Ma anche di non voler influenzare i colleghi. "Parliamo di corpi individuali - ha spiegato - non di temi generali come razzismo o brutalità della polizia. È una cosa personale".
"Non è compito mio", ha concluso, convincere gli altri giocatori. La lega di basket, come la Nfl di football, si è guardata dal rendere il vaccino obbligatorio, ma ha fissato su una serie di regole che renderanno difficile la vita a chi non si immunizza. Il protocollo di 61 pagine stabilisce che se i vaccinati non saranno sottoposti a test regolari, gli atleti no vax dovranno farlo ogni giorno, e anche più volte in base a riunione tecniche e allenamenti in programma. Previsti test rapidi quotidiani, ma tamponi di laboratorio il giorno delle gare. I vaccinati non saranno più costretti alla quarantena, anche se risulteranno essere stati in contatto con persone risultate positive. I no vax sì, per almeno sette giorni. Non potranno mangiare, al chiuso, assieme al resto della squadra, e viaggiare accanto a un compagno, dovranno indossare sempre la mascherina e non potranno accedere alle piscine all'idroterapia se sarà presente anche un solo atleta vaccinato.
C'è anche un capitolo spogliatoio: i no vax avranno l'armadietto distanziato dagli altri. Se ai giornalisti, immunizzati, verrà permesso, come prima della pandemia, di accedere agli spogliatoi per le interviste del dopo partita, basterà un colpo d'occhio per individuare il no vax della squadra. Ma se la stagione proporrà un 'apartheid' di atleti milionari, alcune star rischiano di vedere compromessa la loro stagione: Irving e Wiggins non potranno giocare le partite previste a New York e San Francisco a causa dell'obbligo di vaccino deciso dai municipi delle due città per tutte le attività sportive al chiuso. In pratica, i due potrebbero saltare tutte le gare in casa, con il rischio di vedere dimezzato lo stipendio: in questa stagione Irving guadagnerà 33 milioni di dollari, Wiggins 31,6. Potrebbero diventare i no vax con il conto più salato da pagare, in milioni di dollari. Molto, ma non quanto quelli che hanno pagato un prezzo più alto. Karl-Anthony Town, dei Minnesota Timberwolves, ha raccontato di aver perso 22 chili dopo aver preso il Covid a gennaio. Ma in questa pandemia ha perso molto di più: la madre e altri cinque membri della famiglia.