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Basket, Simone Fontecchio: "L'Italia non mi manca, la Nazionale sì"

Simone Fontecchio 
Stasera l'ex Olimpia tornerà al Forum con la sua Baskonia. Senza rimpianti: "Molte cose sono cambiate e io sono cresciuto. Ogni esperienza all'estero ti forma e ti arricchisce. Però non vedo l'ora che arrivi settembre per giocare l'Europeo"
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Di quella lingua piena di k e x, del basco parlato a Vitoria, dove vive, gioca ed è idolo di un popolo che ama come pochi il basket, Simone Fontecchio ha imparato poche parole: "Ne conosce di più mia figlia Bianca, che ha due anni e la parla con le sue compagne d'asilo ed è una cosa molto bella". Dopo Berlino, Vitoria: le mani d'oro di Fontecchio sono fuggite presto dall'Italia, anche prima della splendida estate in azzurro culminata con l'Olimpiade, alla ricerca di una dimensione internazionale. Giovedì l'Eurolega lo riporterà per 40 minuti indietro, al Forum di Assago contro l'affamata Olimpia Milano. Da ex, senza rimpianti: "Tanto tempo è passato e sono cresciuto". 

Quanto, e quanto potrà crescere ancora?
"Andare all'estero per un giocatore italiano è molto importante, l'esperienza "da straniero" dà molto dal punto di vista umano. Tecnicamente e an…

Di quella lingua piena di k e x, del basco parlato a Vitoria, dove vive, gioca ed è idolo di un popolo che ama come pochi il basket, Simone Fontecchio ha imparato poche parole: "Ne conosce di più mia figlia Bianca, che ha due anni e la parla con le sue compagne d'asilo ed è una cosa molto bella". Dopo Berlino, Vitoria: le mani d'oro di Fontecchio sono fuggite presto dall'Italia, anche prima della splendida estate in azzurro culminata con l'Olimpiade, alla ricerca di una dimensione internazionale. Giovedì l'Eurolega lo riporterà per 40 minuti indietro, al Forum di Assago contro l'affamata Olimpia Milano. Da ex, senza rimpianti: "Tanto tempo è passato e sono cresciuto". 

Quanto, e quanto potrà crescere ancora?
"Andare all'estero per un giocatore italiano è molto importante, l'esperienza "da straniero" dà molto dal punto di vista umano. Tecnicamente e anche fisicamente sono cresciuto molto, ho avuto una buona stagione all'Alba Berlino, e ora col Baskonia sto migliorando ancora, pur in un'annata non troppo fortunata per il club". 

Però il pubblico basco tifa a prescindere.
"La grande forza del Baskonia sono i suoi tifosi. Il palazzetto è sempre caldissimo, anche se pieno al 50% a causa delle restrizioni Covid sentiamo il suo respiro ogni volta che mettiamo piede in campo". 

Che poi 50%, su 12mila posti, vuol dire seimila persone.
"Sono numeri impressionanti per noi italiani, che non siamo abituati così bene. Qui è la norma, è tutto grande, intenso. La città non offre tanto, a parte il suo centro storico, e ha un clima stranissimo, molto freddo o molto caldo a seconda del vento. Ma in ogni strada si respira passione". 

Simone Fontecchio (a destra) in Eurolega contro l'Olympiacos (ansa)

 

Tra dicembre e gennaio mezzo Baskonia è stato fuori per Covid: questo ha inciso sulla vostra stagione?
"Eravamo in un ottimo periodo di forma e ci siamo un po' persi lì. Per fortuna adesso le cose stanno migliorando. Proprio da poco ho fatto la terza dose di vaccino, e tra vaccinati e guariti siamo tutti sistemati". 

Torna a Milano, dove giocò - molto poco - tra il 2016 e il 2019: ci torna con rabbia, con voglia di mostrare il vero Fontecchio?
"Tutto è molto diverso, allora non sono riuscito a impormi ma ero anche molto giovane. Milano è molto salita di livello in questi ultimi due anni, ha acquisito continuità e abitudine alle grandi partite, è molto vicina alle migliori di Eurolega, e questa è una bellissima notizia per il basket italiano". 

<<La classifica di Eurolega>>

In Serie A è tornato il duopolio più classico, quello tra Milano e Bologna.
"La storia dice che quando Milano e Bologna sono state davanti a tutte abbiamo avuto anni d'oro, e così è adesso: anche dall'estero si avverte la crescita del campionato italiano, la A è tornata appetibile anche a grandi campioni internazionali. A tutto vantaggio anche della Nazionale. Mai come adesso forse abbiamo avuto tanti ragazzi interessanti, da Pajola a Bortolani, da Procida a Mannion". 

Lei però ha seguito il flusso migratorio inaugurato da Hackett, Melli, Datome, Flaccadori, Polonara.
"Datome, Melli e Flaccadori sono tornati in Italia con un bagaglio molto grande. Sulla mia scelta hanno anche influito i consigli di Polonara, che è stato l'anno scorso a Vitoria. Giocare l'Eurolega ti tempra: andare a giocare a Tel Aviv, Atene, Kaunas, Barcellona, in fosse dei leoni dove ci vuole pelo sullo stomaco per starci, è molto formativo. Non si torna uguali a come si era da ognuno di questi viaggi, ogni volta si impara qualcosa di nuovo". 

E l'Olimpiade in azzurro cosa le ha insegnato?
"L'Olimpiade, ma anche il Preolimpico di Belgrado, improvvisato quasi con solo una settimana di allenamento insieme, mi hanno mostrato l'importanza del gruppo: in azzurro, anche grazie a Meo Sacchetti, siamo stati una cosa sola e abbiamo fatto muro contro tutto e tutti. Abbiamo battuto la Serbia e a Tokyo siamo stati vicinissimi, a un tiro o due da Australia e Francia, che poi sono andate sul podio. Rammarico sì, ma anche carica. La maglia azzurra ha il sapore dell'amicizia, il gusto dello stare a casa. E non vedo l'ora di rimettermela addosso. L'Europeo di settembre, con le prime partite al Forum di Assago, è uno dei grandi appuntamenti della mia carriera e non voglio mancarlo". 

La sua ottima Olimpiade ha anche attirato le attenzioni di scout Nba.
"La sogno da sempre, sin da bambino, è naturale. L'Eurolega le si è molto avvicinata come numero di partite, ambiente, importanza della posta in palio. Le differenze sono grandi, da noi ogni partita conta, in America spesso c'è più spazio per lo spettacolo. E poi, sono uno che seguirebbe LeBron in capo al mondo. Da tifoso e da compagno di squadra. Sarebbe incredibile. Ma restiamo con i piedi per terra. In Europa. Per ora".