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La crisi nera dei Lakers tra litigi e sconfitte: e i tifosi bocciano anche LeBron

LeBron James (afp)
A Dallas è arrivato il 34° ko in 61 partite, questo campionato può segnare uno dei disastri sportivi di sempre. Sotto accusa Rob Pelinka per come ha costruito il roster, troppe personalità e in pochi disposti a sacrificarsi. James ha già litigato con una serie di compagni e il suo futuro a LA è a rischio
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Nonostante LeBron James, Anthony Davis e Russell Westbrook, i Los Angeles Lakers rischiano di compromettere la stagione già a marzo. O, forse, proprio a causa loro. A Dallas è arrivata la 34ª sconfitta in 61 partite, la settima nelle ultime dieci. Già superati i ko dell'intera regular season della scorsa stagione (le sconfitte furono 30), quasi il doppio di quella del campionato 2019-20, concluso con la conquista del titolo. Considerato che in 74 anni i Lakers hanno perso meno di 34 volte in stagione 37 volte, questo campionato può segnare uno dei disastri sportivi di sempre. E come in ogni grande crisi c'è un responsabile numero uno: Rob Pelinka, l'ex agente di Kobe Bryant diventato vicepresidente operativo con pieni poteri, dopo la partenza di Magic Johnson.

Le accuse a Pelinka

Pelinka è sotto accusa per come ha costruito il roster ma anche per la decisione di non migliorarlo nella sessione invernale. Molti tifosi erano co…

Nonostante LeBron James, Anthony Davis e Russell Westbrook, i Los Angeles Lakers rischiano di compromettere la stagione già a marzo. O, forse, proprio a causa loro. A Dallas è arrivata la 34ª sconfitta in 61 partite, la settima nelle ultime dieci. Già superati i ko dell'intera regular season della scorsa stagione (le sconfitte furono 30), quasi il doppio di quella del campionato 2019-20, concluso con la conquista del titolo. Considerato che in 74 anni i Lakers hanno perso meno di 34 volte in stagione 37 volte, questo campionato può segnare uno dei disastri sportivi di sempre. E come in ogni grande crisi c'è un responsabile numero uno: Rob Pelinka, l'ex agente di Kobe Bryant diventato vicepresidente operativo con pieni poteri, dopo la partenza di Magic Johnson.

Le accuse a Pelinka

Pelinka è sotto accusa per come ha costruito il roster ma anche per la decisione di non migliorarlo nella sessione invernale. Molti tifosi erano convinti che sarebbe stato necessario cedere un impalpabile e deludente Westbrook, terribile al tiro dalla distanza e ai liberi (67 per cento), troppo legato al pallone per dividerlo con LeBron. Al suo posto la gente chiedeva giovani più affamati. Nessuno perdona l'immobilismo di Pelinka, che quando era uno spietato agente dettava legge. LeBron James ha fatto commenti acidi sui mancati arrivi e non è stato il solo. Ad alcuni siti americani di basket, dirigenti di altre franchigie hanno attaccato anonimamente Pelinka. "Come agente (Pelinka, ndr) è stato uno str... - ha commentato un general manager - aveva i giocatori più forti e faceva come voleva lui. Ora è passato dall'altra parte e ha perso la baldanza".

I limiti tecnici

I Lakers devono fare i conti con limiti tecnici: è una squadra a cui servirebbero tre palloni per quintetto, viste le forti personalità. Gli infortuni a catena hanno ostacolato l'intesa, e poi pesa l'età di un roster che, a inizio stagione, era già il più vecchio, con una media di 30 anni. Le sconfitte stanno allargando le crepe. LeBron sembra così ossessionato dall'idea di conquistare altri anelli per raggiungere il suo modello, Michael Jordan, da apparire poco interessato a quanto succede attorno. The King ha già litigato con una serie di compagni. Fino a un anno fa Los Angeles sembrava l'unico posto dove potesse vivere.

Il futuro di LeBron

Questa crisi esistenziale arriva nel momento in cui su Hbo passa la serie tv dedicata all'epopea dei Lakers più egocentrici e vincenti della storia: quella di Magic, Kareem Abdul Jabbar e coach Pat Riley. La sovrapposizione dei due Lakers è spietata: quella cinematografica era fatta di divi che in campo sbriciolavano ogni avversario, con il loro 'showtime', questa di ora vive il momento più eccitante giusto al momento dell'arrivo all'arena, quando Davis sfoggia completi fosforescenti e Westbrook abiti che disegna lui stesso. Il campo è un dettaglio. Il coach, Frank Vogel, non sembra avere più il timone della squadra, poco assistito dal suo vice, David Fizdale, cacciato dai Knicks dove aveva creato una squadra molle da sit-com. Così mentre i tifosi si chiedono se sia da cacciare prima Pelinka o Vogel con il suo staff, o tutti insieme altri hanno avanzato l'ipotesi che bisognerebbe disfarsi del big man. Proprio lui: LeBron. Ma per il suo bene. I Lakers non se lo meritano più. Alcuni fans gli augurono di tornare a vincere con un'altra franchigia, forse a Miami, dove troverebbe un gruppo pieno di talento, con Kyle Lowry, che ha firmato un contratto di due anni da 60 milioni di dollari, con il giovane guerriero Tyler Herro, Duncan Robinson e Jimmy Butler, a cui manca solo un anello per sentirsi pienamente felice. Proprio il tipo di persone che a Los Angeles, di questi tempi, vedono solo in una serie tv.