Lakers, il fallimento di LeBron James: Los Angeles fuori dalla corsa ai play-off
Un fiasco colossale, uno dei più grandi fallimenti della storia Nba. C'è poco da girarci attorno, non può essere definita altrimenti la mancata qualificazione per i play-off dei Los Angeles Lakers, sulla carta una delle pretendenti più accreditate a un ruolo da protagonista a due anni di distanza dal titolo numero 17 conquistato nel 2020. A certificarlo il confronto con la miglior squadra della Lega, i Suns, per una sfida che è la sintesi perfetta della stagione di entrambe: finisce 121-110 per Phoenix, che centra la 63esima vittoria in regular season (record nella storia della franchigia) e condanna i gialloviola a guardare da spettatori la post season (31 successi e 48 sconfitte fin qui il magro bilancio). Ancora senza LeBron James per un problema alla caviglia, il team californiano prova ad aggrapparsi a Russell Westbrook (28 punti) e Anthony Davis (21 punti e 13 rimbalzi) ma incassa il settimo ko di fila e vede sfumare, co…
Un fiasco colossale, uno dei più grandi fallimenti della storia Nba. C'è poco da girarci attorno, non può essere definita altrimenti la mancata qualificazione per i play-off dei Los Angeles Lakers, sulla carta una delle pretendenti più accreditate a un ruolo da protagonista a due anni di distanza dal titolo numero 17 conquistato nel 2020. A certificarlo il confronto con la miglior squadra della Lega, i Suns, per una sfida che è la sintesi perfetta della stagione di entrambe: finisce 121-110 per Phoenix, che centra la 63esima vittoria in regular season (record nella storia della franchigia) e condanna i gialloviola a guardare da spettatori la post season (31 successi e 48 sconfitte fin qui il magro bilancio). Ancora senza LeBron James per un problema alla caviglia, il team californiano prova ad aggrapparsi a Russell Westbrook (28 punti) e Anthony Davis (21 punti e 13 rimbalzi) ma incassa il settimo ko di fila e vede sfumare, con tre gare d'anticipo, anche l'ancora dei play-in.
Un flop clamoroso se si pensa che nel roster figurano cinque potenziali Hall of Famers - James, Davis, Westbrook, Anthony e Howard - ma spiegabile con gli infortuni che hanno condizionato i primi due per tutta la stagione e un organico profondamente cambiato, ma con acquisti non riusciti, a cominciare da un Westbrook che è rimasto un corpo estraneo al team. E così i Lakers non hanno mai trovato un'identità di gioco, situazione sintetizzata da una difesa fantasma, che era stata invece la base del trionfo 2020.
Delusione Westbrook e altri ingaggi
Quando Russell Westbrook fu reclutato da Washington, doveva formare un complementare e formidabile "Big 3" con LeBron James e Anthony Davis, gli unici sopravvissuti (insieme ad Avery Bradley e Talen Horton-Tucker) della squadra, dopo l'eliminazione nel 1° turno dei play-off 2021. Nessuno immaginava che alla fine si sarebbe rivelata un'operazione fallimentare per la franchigia californiana, con 17 anelli in bacheca la più vincente in Nba insieme a Boston. Tanto più che sulla scia dell'ingaggio del recordman di triple doppie del campionato, sono continuate le grandi manovre: sono arrivati i veterani Carmelo Anthony, Trevor Ariza, DeAndre Jordan, sono tornati Rajon Rondo (se ne è andato quasi subito) e Dwight Howard, artefici dell'incoronazione nel 2020, mentre Malik Monk e Kendrick Nunn avrebbero dovuto portare nuova linfa al roster più anziano del campionato.
Pagato 44,2 milioni di dollari a stagione (40,6 milioni di euro), Westbrook, nonostante un'innegabile voglia di fare bene, il più delle volte ha fatto le cose male, al punto da raccogliere insulti e persino minacce da parte di fan frustrati, per i suoi tanti fallimenti, finendo per essere ribattezzato "Shaqtin' a Fool" dall'ex gloria Shaquille O'Neal sul canale TNT. Per Magic Johnson, altra leggenda dei Lakers, la colpa è invece proprio di LeBron James, che avrebbe convinto il general manager Rob Pelinka a scegliere "RussWest" piuttosto che DeMar DeRozan, che ha lasciato San Antonio per trasferirsi a Chicago, dove sta vivendo la miglior stagione della sua carriera. Possibile, ma sono soprattutto le condizioni contrattuali ad essere state d'inciampo perché la dirigenza di Los Angeles non ha voluto offrirgli il contratto di tre stagioni che sperava.
Vogel: "Pessimi a tutti i livelli"
Due anni fa, la scommessa Davis, arrivata da New Orleans, si era rivelata vincente: i Lakers hanno reclutato uno dei migliori difensori del campionato, insieme a un marcatore efficace, che era diventato il luogotenente ideale di LeBron. Dietro questo duo, tutta la squadra era in sintonia ed è stato soprattutto grazie al loro apporto in fase difensiva che si è riusciti ad eguagliare il record di titoli dei Celtics. Invece questa stagione è stata quella di un viale del tramonto, senza quasi mai riuscire a neutralizzare gli attacchi avversari. Inoltre sul fronte offensivo la squadra ha mostrato un'enorme "dipendenza da LeBron". A 37 anni, James si è mantenuto a un livello di prestazioni ancora eccezionale (30,3 punti di media, percentuale di successo del 52,4%) ma senza far giocare meglio gli altri, come dimostrano i suoi 6,2 assist di media, lontani dai 10,2 dell'annata 2019-2020. La scorsa settimana il tecnico Frank Vogel ha fatto un'amara osservazione dopo la battuta d'arresto a Dallas, valida per tutta la stagione: "Semplicemente non abbiamo giocato bene, non con sufficiente durezza, intelligenza, concentrazione e voglia. È inaccettabile, siamo stati pessimi a tutti i livelli, gli allenatori, i giocatori, tutti. Non siamo abbastanza bravi, nemmeno agli allenatori".
Davis: "Per gli infortuni più quintetti che vittorie"
Il gran numero di infortuni subiti dai giocatori californiani in questa stagione non può essere estraneo alla lunga discesa all'inferno della squadra. Inutile citarli tutti, ma inevitabilmente è stata più dura senza Anthony Davis, la cui fragilità è nota e che alla fine ha giocato solo metà delle partite (40 su 82, a tre gare dalla fine), frenato da una distorsione al ginocchio sinistro a fine dicembre, poi da un'altra al piede destro a metà febbraio. "Quest'anno abbiamo avuto più quintetti iniziali che vittorie", l'emblematico commento di Davis che riassume una stagione davvero da dimenticare. E la missione è divenuta poi impossibile nelle ultime settimane, senza James, obbligato a volte a far riposare il suo ginocchio sinistro per i ricorrenti rigonfiamenti, prima che una distorsione alla caviglia sinistra gli facesse saltare diversi incontri cruciali. In effetti, affinché i "Big 3" con Westbrook funzionassero, il trio avrebbe dovuto giocare più di 21 partite insieme.
In arrivo a LA una nuova rifondazione
Ora è il momento dei dubbi e delle domande, tutt'altro che semplici. I Lakers vorranno vendere Westbrook? Ci riusciranno, sapendo che sarà difficile trovare un acquirente per il suo favoloso contratto? James, sotto contratto fino al 2023, può andarsene? E Davis? Una nuova rifondazione del roster si impone, ma con quale strategia e quale stella libera sul mercato, se Westbrook se ne andrà? Infine, che dire di coach Vogel? Sarà lui il primo a sopportare il peso del fiasco? In ogni caso circolano già i nomi di Doc Rivers (Philadelphia Sixers) e Quin Snyder (Utah Jazz).
Ovest: New Orleans e San Antonio ai play-in
Ai play-in dunque ci vanno San Antonio e l'eterno Popovich, che si assicurano almeno il decimo posto a Ovest superando 116-97 Denver (20 punti a testa per Vassell e Johnson), con i Nuggets (41 punti e 17 rimbalzi di Jokic) che si giocheranno l'ultimo posto disponibile per l'accesso diretto ai play-off con Minnesota, battuta un po' a sorpresa da Washington (132-114, 25 punti di Porzingis e 21 di Hachimura per i Wizards, 26+10 per Towns fra i Wolves). Il pass per i play-off se lo mette invece in tasca Utah in volata:
121-115 su Memphis all'overtime, con un Gobert da 22 punti e 21 rimbalzi e 22 punti di Clarkson. Traguardo play-in raggiunto per New Orleans (123-109 su Sacramento) nonostante abbia dovuto fare a meno per tutta la stagione di Zion Williamson.
Miami "vede" il 1° posto a Est, Toronto ai play-off
A Est è virtualmente chiusa la corsa al primo posto: Miami travolge Charlotte 144-115 con 35 punti di Herro e 27 di Butler, centra il quinto successo consecutivo e ha ora due match-point per blindare il primato e respingere l'assalto di Boston, Milwaukee e Philadelphia che sulla carta possono ancora sperare. I Bucks intanto si assicurano il titolo della Central Division (127-106 su Chicago, 28 punti per Lopez, 18 per Antetokounmpo mentre fra i Bulls ne firma 40 DeRozan), i Sixers si giocheranno fino all'ultimo con i Celtics quello della Atlantic Division dopo il 131-122 su Indiana su cui mette il timbro Joel Embiid (45 punti e 13 rimbalzi). Toronto batte Atlanta e va ai play-off: 118-108 per i Raptors (31 punti e 13 rimbalzi di Siakam), che confermano il loro buon momento con 12 vittorie nelle ultime 16 uscite. Gli Hawks - senza Danilo Gallinari, fuori per un'infiammazione al ginocchio sinistro, non basta un Trae Young da 26 punti e 15 assist - sono già certi dei play-in ma rischiano lo scontro con Brooklyn col fattore campo a sfavore. I Nets sono attualmente ottavi e hanno ormai ripreso a marciare col recupero di Kevin Durant e soprattutto il ritorno in pianta stabile del no vax Kyrie Irving: 18 punti il primo e 42 il secondo nel 118-105 su Houston. Brooklyn però può anche aspirare alla settima piazza, attualmente occupata da Cleveland (43-37 il bilancio dei Cavs, 41-38 quello dei Nets), che ha visto sfumare anche l'ultima chance di andare direttamente ai play-off cedendo per 120-115 a Orlando.
I risultati: Indiana Pacers-Philadelphia 76ers 122-131; Orlando Magic-Cleveland Cavaliers 120-115; Brooklyn Nets-Houston Rockets
118-105; Miami Heat-Charlotte Hornets 144-115; Toronto Raptors-Atlanta Hawks 118-108; Chicago Bulls-Milwaukee Bucks 106-127; Minnesota Timberwolves-Washington Wizards 114-132; Oklahoma City Thunder-Portland Trail Blazers 98-94; Denver Nuggets-San Antonio Spurs 97-116; Utah Jazz-Memphis Grizzlies 121-115 (dts); Sacramento Kings-New Orleans Pelicans 109-123; Phoenix Suns-Los Angeles Lakers 121-110.