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Le pagelle di Italia-Serbia: Spissu e Melli, la perfezione

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L'Italia da 10 e lode sboccia all'improvviso a Berlino, città che ha sopra di un cielo già benedetto dalla storia, nel suo bel tingersi d'azzurro, e batte ed elimina la Serbia (94-86) in una delle sue imprese più incredibili, e già avviate all'imperituro. Le regge a ruota prima, quando pare sovrastarla, l'affianca e poi la sorpassa, irresistibilmente, quando il detonatore emotivo è l'espulsione di Pozzecco, per doppio fallo tecnico, sul -4 a 15' dalla fine. Ma è così che una diserzione che a stretto rigore varrebbe un 4 in pagella diventa la porta d'ingresso del miracolo, con ampio uso di sceneggiate strappacuori. Andandosene via, il reietto rifila baci e abbracci, uno per volta, a tutti i suoi giannizzeri, incassa pure la solidarietà ancora ignara di Sasha Danilovic, il presidente serbo che fu sommo collega giocatore, si scioglie in lacrime e lascia la guida allo scudiero Edoardo Casalone (voto 10…

L'Italia da 10 e lode sboccia all'improvviso a Berlino, città che ha sopra di un cielo già benedetto dalla storia, nel suo bel tingersi d'azzurro, e batte ed elimina la Serbia (94-86) in una delle sue imprese più incredibili, e già avviate all'imperituro. Le regge a ruota prima, quando pare sovrastarla, l'affianca e poi la sorpassa, irresistibilmente, quando il detonatore emotivo è l'espulsione di Pozzecco, per doppio fallo tecnico, sul -4 a 15' dalla fine. Ma è così che una diserzione che a stretto rigore varrebbe un 4 in pagella diventa la porta d'ingresso del miracolo, con ampio uso di sceneggiate strappacuori. Andandosene via, il reietto rifila baci e abbracci, uno per volta, a tutti i suoi giannizzeri, incassa pure la solidarietà ancora ignara di Sasha Danilovic, il presidente serbo che fu sommo collega giocatore, si scioglie in lacrime e lascia la guida allo scudiero Edoardo Casalone (voto 10, va da sè), mai stato nè ricco nè famoso, che dovrà confezionare e incartare il pacco dono. Fatto, con gli increduli serbi a non opporre nulla al fuoco azzurro (16-2 l'irreale parziale dei primi 6' d'ultimo quarto), impastato di attacco, difesa e micidiali triple (16 alla fine, una raffica letale).

Va così avanti un'Italia eroica, ma pure razionalmente meritevole, perchè è da subito sentimentalmente commovente, anche se fisicamente soggiogato, il suo primo tempo chiuso a un resiliente -6, smorzando due allunghi, a +11 e +14, di chi fin lì pare quasi scherzare. Sono i minuti in cui Jokic sembra un adulto contro una masnada di bambini (19 al riposo), in cui la Serbia domina a rimbalzo e si procura falli di pura prepotenza, facendo pesare quel gap fisico sulla propria bilancia in attivo. C'è però al terzo atto il cambio di fondale, con la scena madre del Poz scacciato da un paradiso ancora ignoto (66-68 il match ricucito) e c'è al quarto la mattanza, a parti clamorosamente invertite. Pagelle enfatiche, senza bilancino da speziali, ma si potrà, per una notte tanto magica.

Spissu 9. Nel primo tempo prova a reggere, nel secondo dilaga. Il più piccolo padrone del match. Segna tre triple a fila a cavallo della cacciata di Pozzecco, che per lui s'è giocato tante volte la faccia, e firma il sorpasso (66-63 a 12') che dà fede alla truppa. E poi continua, sommando 22 punti in 32' (19 nella ripresa), con 7/11 (6 triple) e 6 assist, lievitando d'anima e corpo e alzandosi di mezzo metro pure quando, dietro, fa muro sul diavolo MIcic.

Melli 9. Fa la guerra a Jokic, che subisce, ma anche ferisce, soprattutto col tiro da lontano. I 13 punti al tè sono tanti e insoliti. Deve poi reggere all'omone e anche ai propri falli (il quinto a 2'34" sul +10, missione compiuta), come gli riesce con giocate di concretissima resa difensiva. In più, 21 punti in 32', con 7/18, più 6 rimbalzi.

Fontecchio 8.5. Non parte bene, ma decolla già a fine primo tempo, propiziando una risalita da -14 a -3. La partita possibile, se poi anche i suoi sono già 13. Colpisce anche nella ripresa (totale 19 in 28' con 6/9 più 5 rimbalzi), ma la sua cartolina da Berlino è lo scippo a Jokic, con fuga in contropiede, canestro e fallo che chiude i giochi e apre la sagra degli abbracci: +12 a 1'46" .

Polonara 8.5. Il miglior rimbalzista (8 in 31', più 16 punti con 6/10) diventa anche la fionda che da lontanissimo seppellisce le ultime velleità serbe. Due triple siderali per l'82-70.

Pajola 7.5. Alza la temperatura difensiva, in proprio ci mette un punto e 4 assist, ma nei suoi 23' c'è tutto quel che arroventa il microclima del match. Non viene più levato, perchè mette una mano su tutti i palloni nemici.

Datome 6.5. Tutti nel primo tempo i suoi 6 in 14'. Se è libero punisce, appostandosi con astuzia, finchè il match gli passa sopra per eccesso di fisicità.

Tonut 6. Assalta, ma di nuovo non ha tiro. In 19', 5 punti,

Ricci 6. Cinque falli per non arretrare, due liberi di peso psicologico all'uscita dell'architrave Melli.

Mannion (5') e Biligha (6') senza voto. Ma l'importante è partecipare. Come Baldasso e Tessitori, non entrati.