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Le pagelle azzurre; Italia battuta, ma resta da 7

(ansa)
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Trovando di nuovo alzato il ponte levatoio d'ogni suo recente tormento, stavolta come beffa disumana quando pensava d'averlo superato, un'Italia da 7 cade nel solito fossato sospeso tra i quarti e la semifinale, s'arrende ai piedi del castello francese e lascia Berlino con un posto fra il quinto e l'ottavo. Sarebbe stata da 9 vincendo, da 5 vedendo la luce avara che le era toccata nel primo tempo. Di nuovo ha sfiorato l'impresa, non il miracolo, perché ripetersi dà credito al proprio valore. Le è mancata una sola briciola per saziarsi: quella che le ha mandato tutto di traverso, in un supplementare con le gambe in riserva e la fede ancor più in rosso.

Trovando di nuovo alzato il ponte levatoio d'ogni suo recente tormento, stavolta come beffa disumana quando pensava d'averlo superato, un'Italia da 7 cade nel solito fossato sospeso tra i quarti e la semifinale, s'arrende ai piedi del castello francese e lascia Berlino con un posto fra il quinto e l'ottavo. Sarebbe stata da 9 vincendo, da 5 vedendo la luce avara che le era toccata nel primo tempo. Di nuovo ha sfiorato l'impresa, non il miracolo, perché ripetersi dà credito al proprio valore. Le è mancata una sola briciola per saziarsi: quella che le ha mandato tutto di traverso, in un supplementare con le gambe in riserva e la fede ancor più in rosso.

L'esito finale è questa bocciatura amara, anzi atroce, venata pure di una tenace ostilità arbitrale, ogni fischiata dubbia sempre un pollice verso, su cui però pesano soprattutto i suoi errori fatali. Era avanti di 7 a 2' dal gong, di 4 a 1', di 2 a 16 secondi, con due liberi che Fontecchio, macchiando il suo ottimo torneo con un'infelice rarità, ha fallito entrambi. Sul pari di Heurtel, il migliore dei francesi, ha avuto altri 5 secondi per vincerla, e di nuovo Fontecchio ha sballato il tiro ravvicinato. Nell'overtime non aveva più difesa, di fronte segnavano ad ogni assalto. Lì sì che, delusi e sfiniti, sarebbe servito il miracolo. Non c'è stato.

Il sogno è finito, scacciato dall'incubo, dando strada di nuovo, dopo il già fortunoso epilogo coi turchi, alla Francia massiccia ma discontinua e distratta. Che ha subito più muscoli, talento e mira, a lungo tirando meglio di quanto non stia giocando (9/16 da tre al tè), contro un'Azzurra che invece gioca male e tira peggio (33% allo stesso intertempo). Reggendo però fra i denti uno svantaggio potabile (-7), la banda del Poz riappare mutata in un terzo quarto da 31-18 l'Italia, ribalta il tavolo e nel quarto sta per portarselo a casa, come con la Serbia. Manca solo un sussulto all'estasi totale. Peccato. I rimpianti pungeranno tante notti. Voti a perdere, gli ultimi.

Spissu 7. Sarebbe il migliore se contasse solo l'attacco (21 punti con 7/12 in 31'), segnando nel finale canestri che paiono di nuovo decisivi. Ma dietro è l'anello debole che la Francia, disperata ma lucida, attacca ciinicamente, facendolo a fette con i raid di Heurtel.

Fontecchio 7. Sarebbe il migliore, anzi l'eroe, se chiudesse i conti coi due liberi del +4 a 16", o anche uno solo. Li stecca entrambi e lì esce da una partita, comunque, fin lì rigogliosa, da uomo nuovo dei vertici continentali, con 21 punti in 35', 7/15 con 4 triple (quella del +7 a 2'15" pare la partita) e, ahilui, 3 liberi su 6.

Melli 7. Gobert domina sui due lati del campo, anche uno come Melli ne avverte la presenza minacciosa, attaccando subito poco e male. Si rifà in una ripresa ruggente, scatena il terzo quarto della riscossa, esce quando la stanchezza gli carpisce il quinto fallo e tutto intorno a lui sta crollando. 10 punti (3/7) e 7 assist in 34'.

Datome 6.5. Un paio di bordate, un paio di furbate dietro, dà una bella mano in avvio, mento a gioco lungo. 12 punti in 17' (4/11), gli muore in gola la tripla del possibile ultimo sorpasso (44', 85-87).

Mannion 6.5. Dei suoi 9 minuti, ne gioca uno di fuoco. Furto e volata per il primo vantaggio azzurro (57-56), bis subito dopo, assist per il +6 di fine terzo quarto. Se la Francia scopre la paura e l'Italia la fede, molto si deve a lui. Che forse andava riproposto.

Polonara 6.5. Sprazzi isolati e rari, la partita vera passa lontano da lui. 9 punti e 6 rimbalzi in 37'.

Pajola 6. Denti aguzzi e mani rapaci dietro, ma il tiro proprio gli si nega. In 27', 0 punti.

Ricci 5.5. Entra a fatica nel match già in salita. 4 punti in 8'.

Tonut 5. Il match lo sballotta fin dai primi minuti, quando incassa due triple d'acchito di Fournier, mentre lui, chiamato sulle piazzole amiche, non la infila mai, come del resto gli è capitato per tutto un Europeo mogio e scentrato. In 18', 4 punti con 2/8.