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Basket, Nba al via: tra scandali e polemiche, Boston all'assalto di Golden State nel nome di Bill Russell

Marcus Smart e Stephen Curry durante una delle gare di finale della scorsa stagione
Marcus Smart e Stephen Curry durante una delle gare di finale della scorsa stagione (reuters)
I Celtics cercheranno di onorare la loro leggenda recentemente scomparsa, ma dovranno fare i conti con una miriade di problemi. E gli avversari sono tanti, a partire dal campioni in carica e da Philadelphia, pronosticata di nuovo sul trono dopo 40 anni
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NEW YORK - Stanotte parte il grande circo Nba con le sfide Boston-Philadelphia e Golden State-Lakers, e la notizia è che nelle ultime ventiquattr’ore non ci sono state scandali o risse. Le due partite che apriranno la stagione sono il meglio che le menti illuminate dell’Nba potevano immaginare, perché sintesi di questi mesi pieni di tutto, simbolo di un’estate tormentata da scandali, ambizioni, voci di mercato, infortuni e lutti. Intanto sarà la prima volta il cui mondo non avrà Bill Russell, il gigante dei Celtics di Boston scomparso in estate a 88 anni. L’Nba ha deciso di ritirare per sempre la maglia numero 6 indossata da Russell, e che LeBron James continuerà a portare fino a quando non smetterà di giocare. Ma Boston, oltre a essere una delle favorite per la finale di Conference a est è anche una di quelle franchigie che hanno movimentato la pre-season prima con il caso mercato di Marcus Smart, l’idolo dei tifosi, messo in vendita ma poi rimasto, poi con l’infortunio al nuovo innesto, Danilo Gallinari, che sognava Boston da una vita.

E poi protagonisti di uno degli scandali morbosi dell’estate, con il coach rivelazione Ime Udoka sospeso per tutta la stagione a causa di un rapporto, forse consensuale, forse non troppo consensuale, con una donna del suo staff. Al posto di Udoka, che l’anno scorso aveva portato Boston alla Finals, è stato chiamato un italoamericano di origini siciliane, Joe Mazzulla, 34 anni, ex giocatore delle categorie inferiori, passato in tre anni da coach di Division II di college a capo allenatore ad interim di una delle squadra più nobili della Nba. E’ il più giovane allenatore a prendere in mano un gruppo che l’anno prima era arrivato in finale, e il più giovane a guidare Boston dopo un signore che nella stagione 1966-67, a 32 anni, era diventato l’allenatore-giocatore della squadra: ah, già, lui, Russell. Di fronte, Mazzulla si troverà un vecchio osso come Doc Rivers, a cui spetterà il compito di portare finalmente Philadelphia al titolo, quarant’anni dopo l’ultima volta.

Lo dice John Hollinger, non noi. Hollinger, il totem dei pronostici, l’uomo che passa mesi ad analizzare roster per poi fare previsioni, ha decretato che i campioni, nel 2023, saranno i 76ers. Altri vedono ancora i Golden State Warriors, che apriranno la stagione a ovest contro i Los Angeles Lakers. Anche qui sfida simbolica. I campioni in carica arrivano al debutto dopo il caso del pugno rifilato da Draymond Green a Jordan Poole, mentre i Lakers si presenteranno con Russell Westbrook forse mal sopportato da una parte della squadra, e destinato ogni giorno a cambiare franchigia. A proposito di ulcere da mercato, questa è stata anche l’estate in cui Kevin Durant aveva detto chiaro e tondo di voler lasciare i Brooklyn Nets, in aperta rottura con il coach, Steve Nash. Alla fine è rimasto, ma chissà.

I veri trasferimenti top alla fine sono stati Rudy Gobert a Minnesota, Donovan Mitchell a Cleveland, Dejounte Murray a Atlanta e John Wall ai Los Angeles Clippers. Il vero infortunio shock è quello che ha privato gli Oklahoma Thunders di Chet Holgren, seconda scelta al Draft dopo Paolo Banchero, uno dei debuttanti più attesi, già fuori per tutta la stagione per un infortunio alla caviglia. E dunque? Dunque niente. Ma questo è il giorno in cui le domande senza risposta avranno un senso. Quelle a est: Philadelphia può aspirare finalmente al titolo? I Celtics torneranno in finale? I New York Knicks la pianteranno di essere l’eterna delusione? Quanto lontano andranno i Chicago Bulls senza Lonzo Ball, anche lui infortunato? Banchero diventerà il rookie dell’anno? E le domande a ovest: il ritorno di Kawhi Leonard con i Clippers di Los Angeles cambierà il destino della Conference? LeBron riporterà in alto i Lakers? I Golden State confermeranno al mondo che la ricreazione è davvero finita? Quale sarà l’impatto di Simone Fontecchio con gli Utah Jazz? Tra tante domande, per gli analisti americani c’è almeno una certezza: Giannis Antetokounmpo. Sarà un grande protagonista anche quest’anno. Nelle ultime quattro stagioni ha viaggiato a una media di 27 punti, 11 rimbalzi e cinque assist a partita, e in estate si è allentato con grande durezza. A lui si aggiungeranno Luka Doncic, Joel Embiid, Jayson Tatum e il nuovo Zion Williamson, che ha promesso di tenersi lontano da patatine fritte e bevande verdi gassate. Ci sarà grande equilibrio a ovest e a est, e un talento diffuso. Da stanotte si gioca, non diremo si fa sul serio perché la regular season non va mai presa seriamente fino ai playoff, ma sarà una corsa intensa fino alla All Star in programma dal 17 al 19 febbriao a Salt Lake City, nello Utah, per poi chiudere la stagione regolare il 9 aprile. Sei giorni dopo, il 15 aprile, cominceranno i playoff, l’1 giugno gara 1 delle Finals. Se gli infortuni non segneranno la stagione, come l’anno scorso, ci sarà da divertirsi. 

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