Segafredo Bologna e Armani Milano, prove di rinascita tra le più ricche
di Walter Fuochi , di Walter FuochiDefinita derby d’Italia per assonanza con il calcistico Juve-Inter, la sfida tra Virtus e Olimpia torna a confrontarne storia passata e presente statura nella partita infinita che assomma 45 scudetti: 29 più 16, ai primi due posti dell’albo tricolore. Il basket che non s’è fermato per le feste salda la prima notte di campionato del 2023 all’ultima di coppa del 2022, splendente di allegre sagre degli attacchi: 92 punti segnati dalla Segafredo al Fenerbahçe, 90 dall’Armani al Valencia. Di solito le due sorelle si fermano prima, tanto più quando s’incrociano e si può vincere pure coi punti della briscola. Targati Bologna i due precedenti stagionali, se furono fugaci impressioni di settembre il 72-64 all’overtime in Supercoppa (59 pari al 40’), il 59-64 del bis al Forum in Eurolega, datato metà novembre, annunciò i primi scricchiolii della crisi milanese.
Aspettando lunedì sera pi&ugra…
Definita derby d’Italia per assonanza con il calcistico Juve-Inter, la sfida tra Virtus e Olimpia torna a confrontarne storia passata e presente statura nella partita infinita che assomma 45 scudetti: 29 più 16, ai primi due posti dell’albo tricolore. Il basket che non s’è fermato per le feste salda la prima notte di campionato del 2023 all’ultima di coppa del 2022, splendente di allegre sagre degli attacchi: 92 punti segnati dalla Segafredo al Fenerbahçe, 90 dall’Armani al Valencia. Di solito le due sorelle si fermano prima, tanto più quando s’incrociano e si può vincere pure coi punti della briscola. Targati Bologna i due precedenti stagionali, se furono fugaci impressioni di settembre il 72-64 all’overtime in Supercoppa (59 pari al 40’), il 59-64 del bis al Forum in Eurolega, datato metà novembre, annunciò i primi scricchiolii della crisi milanese.
Aspettando lunedì sera più canestri, è dura strologare da quali mani. Belinelli e Mannion, recenti eversori dell’armata turca, per tante partite di coppa non s’erano neppure alzati dalla panchina. E Billy Baron, 84 punti nelle ultime quattro, è un eroe della riscossa meneghina di rado citato tra gli assenti nel mese dell’infortunio. Gli oltre 50 milioni di budget a reti unificate (30-25 per Milano, a spanne) servono del resto ad allestire organici lunghi contro il doppio fronte che abbatte ogni giorno qualcuno sul percorso. Stasera Messina ne avrà fuori tre (Shields, Pangos, Datome) più due stranieri per turnover (indizi su Thomas e Voigtmann). Scariolo ha messo tutti i suoi acciaccati (Ojeleye, Cordinier e Hackett) nella lista dei dubbi da sciogliere all’ultimo, e il turnover verrà poi a cascata.
La sfida offre il meglio del basket non solo a Bologna e Milano, ma alle tifoserie diffuse legate alla tradizione dei due marchi, e tenta il traino di uno sport che ha vissuto anni migliori, si rinfaccia astiosamente le colpe dell’avaro seguito odierno e spia con ansia ogni segnale di risalita. Il Paese dei canestri continua a spedirne soprattutto dalle isole storiche: a Pesaro, sere fa, i novemila in campo per provare a battere proprio la storica nemica Virtus, a Livorno, fortezza di mappe remote, un sold out da 7.500 anime per un derby di B fra Pielle e Libertas. Vendendo lo show dell’Eurolega, le duellanti di stasera escono dall’ultimo weekend dei 12 mila al Forum e degli 8 mila in Fiera, in via di replica stasera, quando alle 20.30 partirà su Nove la diretta tv in chiaro. Pure lì i numeri si spostano adagio, però salgono.
Il match mette in palio il primato su una classifica che oggi vede Bologna avanti di due punti, ma funge anche o soprattutto da barometro per misurare gli umori profondi dentro le due case e le oscillazioni dello spirito in famiglie divise da una rivalità vera, percorsa da vene di rancori vecchi e nuovi. Protese verso un futuro migliore, la Milano di Armani è in marcia da più tempo, stabilizzata da un decennio nell’Eurolega di cui punta a scalare le prime piazze. La Bologna di Zanetti è partita dopo, avviando da un 2017 ancora in A2 un percorso di rinascita segnato da tappe tanto graduali quanto veloci, che ha prodotto una curiosa e gloriosa unicità. Sul libro d’oro di tutte le coppe europee l’ultimo nome di una vincitrice italiana è Virtus: 2022 Eurocup, 2019 Champions, 2001 Eurolega, aggiungendo pure, volendo, l’ultima Eurolega targata Fiba (1998). La storia reclama rispetto, come pure i progetti che avanzano, come la nuova arena da 12 mila posti posata vicino agli snodi autostradali, per parlare all’intera area padana e non più solo all’impagabile ma satura Basket City.