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Jordan, sessant'anni like Mike. Il mito di MJ nella cultura pop diventa un film

Michael Jordan, 60 anni (afp)

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Si può discutere su chi sia stato più grande fra Pelé e Maradona, ma lui è stato più bravo a vendere un brand. Però è stato superato da altri giocatori nell'impegno sociale
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Lo abbiamo ancora ai piedi, sua Airness. Anche se è sceso a terra da un pezzo. Perché oggi che fa 60 anni non ci sono dubbi su quale star al mondo sia stata più capace di diventare icona, mito, prodotto. Un affascinante capitano Marvel che oltrepassava la barriera razziale, fantasia e realtà per bianchi e neri, uomo non solo da ghetto, ma da società contemporanea.

E di farci ancora ballare con lui (The Last Dance), pazienza se solo sul piccolo schermo, nelle terribili stagioni della pandemia, quando lo sport era fermo, senza fiato. "Be like Mike" era lo slogan, anche tu ragazzo bianco. Tanto che il presidente Obama nel consegnargli la medaglia della libertà ricordò che da giovane a Chicago purtroppo non aveva i soldi per andar a vedere giocare i Bulls: "Il biglietto costava troppo". E tra poco uscirà Air – La storia del grande salto, il film diretto da Ben Affleck, con protagonista Matt Damon che n…

Lo abbiamo ancora ai piedi, sua Airness. Anche se è sceso a terra da un pezzo. Perché oggi che fa 60 anni non ci sono dubbi su quale star al mondo sia stata più capace di diventare icona, mito, prodotto. Un affascinante capitano Marvel che oltrepassava la barriera razziale, fantasia e realtà per bianchi e neri, uomo non solo da ghetto, ma da società contemporanea.

E di farci ancora ballare con lui (The Last Dance), pazienza se solo sul piccolo schermo, nelle terribili stagioni della pandemia, quando lo sport era fermo, senza fiato. "Be like Mike" era lo slogan, anche tu ragazzo bianco. Tanto che il presidente Obama nel consegnargli la medaglia della libertà ricordò che da giovane a Chicago purtroppo non aveva i soldi per andar a vedere giocare i Bulls: "Il biglietto costava troppo". E tra poco uscirà Air – La storia del grande salto, il film diretto da Ben Affleck, con protagonista Matt Damon che narra le vicende del manager che decise di puntare su Jordan come leggenda della cultura pop. In America tutti volevano essere come Mike: ricevere seimila lettere al mese, avere il jet privato, 500 fan che assalgono il tuo bus, con Bill Clinton che t’invita a fumare un sigaro alla Casa Bianca. Essere come Mike in campo era impossibile: bellezza, creatività, inventiva. Estetica leggera. Stile. Nessuna forza di gravità: Jordan galleggiava. Floating, dicevano. Fluttava. E infatti: sei titoli Nba, due ori olimpici (Los Angeles 1984 e Barcelona 1992), 5 volte Mvp, 14 All Star, miglior debuttante dell’anno ’85, l’unico della storia ad essere votato come miglior difensore e giocatore in assoluto nella stessa stagione. Il solito schema: «Dategli la palla e fatevi da parte». Uno dei pochi ad aver vinto tre campionati consecutivi: 1.099 partite con almeno 20 punti, un cartone animato dedicato a lui, Space Jam, molte serie tv. E il passaggio da giocatore egoista a uomo-squadra. 

Si può essere incerti su chi sia il più grande tra Federer e Nadal, tra Pelé e Maradona, ma quando si tratta del giocatore più bravo a vendersi (brand e logo) resta Michael Jordan. La sua maglia numero 23 dei Chicago Bulls, indossata nell’ultimo titolo Nba nel 1998 è stata venduta da Sotheby’s per 10,1 milioni di dollari. Quando giocò the last game aveva 40 anni, ora che manca dal parquet da 20 stagioni, non è un sopravvissuto, ma sempre più nome alla moda. «Air» è ancora cool, il suo brand e le sue scarpe sono un miracolo di longevità. Dicono che con i diritti (dal 5 al 10 per cento a paio) guadagni una cifra mostruosa: 5 miliardi di euro è stato l’incasso lordo per Nike nel 2022, quindi almeno 250 milioni per Jordan. È un uomo d’affari affermato: ha una maggioranza di quote nella franchigia Nba dei Charlotte Hornets, una concessionaria d’auto, un team professionistico di moto, sei ristoranti, un golf privato. E per il suo compleanno ha regalato 10 milioni dollari all’associazione Make-a-Wish con cui collabora dall’89 e che si occupa di bambini malati terminali.

Jordan dice di essere sicuro che in uno contro uno avrebbe battuto i campioni di oggi, soprattutto LeBron James, appena diventato il miglior marcatore della storia Nba superando il record di Jabbar. "Kobe Bryant è l’unico che forse mi avrebbe dato problemi, ma solo perché ha rubato molti dei miei movimenti". Su una cosa però Jordan è stato surclassato da James e da altri giocatori: sull’impegno sociale, sulla consapevolezza che una star sportiva può usare la sua fama per denunciare ingiustizie. A Kareem Abdul-Jabbar avevano bruciato la casa perché musulmano nero, a Tommie Smith inviato sacchi di merda per la sua protesta contro l’America, a Muhammad Ali avevano sparato alla porta di casa perché non voleva andare in Vietnam, a quell’hippy di Bill Walton avevano inviato l’Fbi per controllare cosa fumasse, ma Jordan no, nessuno alzava la voce contro quel gigante con l’orecchino che sembrava uscito da Walt Disney. E l’America lo coccolò quando un paio di ragazzacci neri gli uccisero il padre.

Vero che Jordan ai suoi tempi non aveva la potenza dei social, vero che ha sfondato nella street-life, tra i rapper, nella moda, tra i giovani skaters, tra gli artisti e le celebrità che lo portano ai piedi, ma vero anche che la sua timidezza a impegnarsi in una causa lo ha tolto un po’ dal piedistallo. Bravissimo a fare la linguaccia e a vendere scarpe, un po’ meno a protestare contro l’uccisione dei neri. Lui si è scusato per la sua ritrosia e per la frase infelice del suo disimpegno ("Anche i repubblicani comprano sneakers"). Come a dire che il mercato non si turba. Il suo divorzio nel 2008 è stato tra i più cari: la moglie Juanita, che con lui aveva due figli e una figlia, ottenne 168 milioni di dollari dopo averlo fatto seguire per quattro anni da mr. Rizzo, famoso investigatore privato, che diede prova dei tradimenti. Jordan si è risposato con la modella cubana Yette Prieto con cui nel 2014 ha avuto due gemelle. Fuma sempre sigari. E continua a calpestare il mondo da Jumpman.