Basket, il fallimento di Ferrara. Coach Leka: "Noi, scaricati con un messaggio vocale"
di Cosimo Cito , di Cosimo CitoCosì, a campionato in corso, è morta una società di basket. La Tassi Group Kleb Ferrara ha salutato la A2 a tre giornate dalla fine della regular season dopo 40 anni ininterrotti di attività, segnati da alcune presenze in massima serie e da vari cambi di denominazione. Dopo un paio di mesi di incertezza, all'indomani della trasferta di Nardò (gara vinta dalla Kleb), il presidente Marco Miozzi ha inviato un messaggio vocale di 3 minuti a coach Spiro Leka. Con una raccomandazione: "Fallo ascoltare a tutta la squadra".
Cosa spiegava in quel messaggio il presidente, Leka?
"Che ogni trattativa per richiamare altri investitori era fallita. Era stato coinvolto anche il sindaco. Niente, addio. Il basket a Ferrara non esiste più".
Dove eravate quando l'avete ascoltato?
"Io e la squadra eravamo tutti al palazzetto. Non si può raccontare quello che è accaduto dopo. Rabbia, frustrazione, qualcosa di terribi…
Così, a campionato in corso, è morta una società di basket. La Tassi Group Kleb Ferrara ha salutato la A2 a tre giornate dalla fine della regular season dopo 40 anni ininterrotti di attività, segnati da alcune presenze in massima serie e da vari cambi di denominazione. Dopo un paio di mesi di incertezza, all'indomani della trasferta di Nardò (gara vinta dalla Kleb), il presidente Marco Miozzi ha inviato un messaggio vocale di 3 minuti a coach Spiro Leka. Con una raccomandazione: "Fallo ascoltare a tutta la squadra".
Cosa spiegava in quel messaggio il presidente, Leka?
"Che ogni trattativa per richiamare altri investitori era fallita. Era stato coinvolto anche il sindaco. Niente, addio. Il basket a Ferrara non esiste più".
Dove eravate quando l'avete ascoltato?
"Io e la squadra eravamo tutti al palazzetto. Non si può raccontare quello che è accaduto dopo. Rabbia, frustrazione, qualcosa di terribile, io ho avuto un crollo emotivo. Una ventina di persone ha perso il proprio lavoro, lo stipendio, ogni certezza. Eppure tutto era iniziato in modo diverso".
Ci racconti l'ultima stagione di vita della Kleb.
"Ad agosto il presidente Miozzi ci ha messo intorno a un tavolo. Ci ha detto che il budget sarebbe stato piuttosto ristretto, 270 mila euro complessivi per pagare gli stipendi dei giocatori. Una squadra che punta alla promozione, per dire, può arrivare a 1,8 milioni. Comunque, facendo un lavoro di precisione, bilanciando tutto il bilanciabile, abbiamo messo su una squadra dignitosa, capace di fare risultato dappertutto. E infatti eravamo in zona tranquilla, 9 vittorie in 23 giornate. Per quanto possibile, stavamo giocando bene. Con un peso sul cuore enorme, certamente".
Quando sono precipitate le cose?
"A gennaio il presidente ci ha comunicato un ritardo nei pagamenti di due stipendi. Lì è iniziato il panico. Ma lo stesso siamo andati in campo a testa alta, con la concentrazione sempre al massimo. L'ultima settimana è stata a tratti drammatica".
E dovevate preparare la trasferta sul campo di Nardò.
"Un lungo tira e molla, a un certo punto è sembrato che neppure saremmo riusciti a partire. Siamo arrivati a Lecce in treno, il presidente ha messo di tasca propria, ci ha detto, i soldi per l'hotel. E alla fine abbiamo anche vinto (93-91) di carattere, giocando da squadra, con qualità, attenzione, voglia di fare. Ho fatto i complimenti ai ragazzi".
Miozzi non è caduto dal cielo: era stato vicepresidente fino allo scorso anno. Quindi sapeva delle condizioni finanziarie in cui versava la società.
"Lui dovrà dire cosa è successo. Se si è assunto la responsabilità di portare avanti il progetto, avrà avuto dei segnali che le cose potessero durare, potessero andare avanti".
E invece, è arrivato quel vocale di 3 minuti.
"I giocatori sono tutti svincolati e per fortuna sette di loro hanno già trovato una sistemazione. Avevano tempo fino al 5 marzo".
Diverso è per i componenti dello staff.
"Certo. Per tutti noi, me compreso, inizia un periodo di vuoto, inquietante, terribile. Io andrò negli Stati Uniti a trovare mia figlia e proverò a respirare un po' di aria pura. A Ferrara la situazione è angosciante. Anche la Spal, nel calcio, sta soffrendo, ha cambiato tanti allenatori ed è ultima in Serie B. I tifosi sono dalla nostra parte, e questa è una città che respira basket. Il derby contro Cento è una delle cose più belle che accadono in un anno intero in città. Non ci sarà per chissà quanti anni, ora".
Cosa pensa del sistema basket, che permette a squadre in precarie condizioni finanziarie di potersi iscrivere comunque al campionato?
"In Italia troppo spesso si tira a campare, si vive alla giornata, e questo vale anche nel basket. In Francia i club pagano in anticipo alla Lega e questo mette al sicuro la stabilità di un campionato. Qui, anche in A, negli ultimi anni alcuni club hanno chiuso a stagione in corso. Pensiamo alla Virtus Roma. Incredibile ma vero. Dopo quattro anni chiudere così fa male. Anche a Pesaro, in A, ho vissuto anni complicati, con budget sempre ai minimi termini, ma la gestione è stata talmente oculata da permettere alla società di sopravvivere. Qui è precipitato tutto in pochi giorni".