Nba, Dallas resta fuori dai play-off: la somma tra Doncic e Irving è sbagliata
di Angelo Carotenuto , di Angelo CarotenutoArriva sempre quel momento in cui la Nba ci ricorda che ingannevole è l'algebra più di ogni cosa. Aggiungi un giocatore da 27 punti di media per ogni partita a un altro che ne segna 33, tiri la riga dell'operazione e scopri che in campo quei due non fanno sempre i 60 che ti aspettavi. Risultato della somma: un fallimento. Gli ultimi a scoprirlo abitano a Dallas, dove all'ultima finestra di mercato avevano immaginato la gloria, per l'addizione tra la mano di Kyrie Irving e quella di Luka Doncic. Sbagliato. Sono finiti fuori dai play-off e fuori anche dai play-in, i preliminari a cui partecipano LeBron con i Lakers, Toronto e Miami, cioè le vincitrici dell'anello 2019 e 2020, più una finalista.
Arriva sempre quel momento in cui la Nba ci ricorda che ingannevole è l'algebra più di ogni cosa. Aggiungi un giocatore da 27 punti di media per ogni partita a un altro che ne segna 33, tiri la riga dell'operazione e scopri che in campo quei due non fanno sempre i 60 che ti aspettavi. Risultato della somma: un fallimento. Gli ultimi a scoprirlo abitano a Dallas, dove all'ultima finestra di mercato avevano immaginato la gloria, per l'addizione tra la mano di Kyrie Irving e quella di Luka Doncic. Sbagliato. Sono finiti fuori dai play-off e fuori anche dai play-in, i preliminari a cui partecipano LeBron con i Lakers, Toronto e Miami, cioè le vincitrici dell'anello 2019 e 2020, più una finalista.
Dallas fuori con Irving e Donkic, il precedente di LeBron
Il Texas per la prima volta nella storia non ha una squadra alla fase finale, ma c'è una puzza di bruciato che arriva da Dallas. Hanno tenuto fuori dalla partita decisiva con San Antonio tutt'e due le superstar. In America lo chiamano tanking: perdere di proposito per scivolare in basso e avere un'occasione migliore al Draft successivo. La Nba ha aperto un'inchiesta. Così i Mavericks avrebbero salvato una delle prime 10 scelte dell'estate prossima. In realtà la coppia Doncic-Irving era già scoppiata prima, sarebbe solo l'eutanasia di un amore. Il secondo e l'ottavo cannoniere del campionato, nella stessa squadra, hanno prodotto i due terzi delle partite perse. Non le hanno giocate tutte, chi per un guaio a una coscia, chi per un dolore a un piede. Il risultato è stato uno schiaffo al Modello Grande Abbuffata, all'idea che si possa eccellere riempiendosi la pancia di mangiapalloni. Negli ultimi anni si sono scottati a Houston con James Harden e Russell Westbrook, a Los Angeles con lo stesso Westbrook messo accanto ad Anthony Davis e LeBron, soprattutto a Brooklyn con Kevin Durant, ancora Harden e ancora Irving, passati da trio della meraviglia a trio che si accapiglia. Nel senso che si accapigliano per tirare. Le stelle sono tante e la palla rimane una. I punti sommati sulla carta hanno bisogno di altri equillibri, per diventare reali in campo. In giro per il mondo della pallacanestro, sono tanti gli indizi che dovrebbero scoraggiare la collezione di super eroi. Intanto, non sempre basta averne uno per dominare, come ha sperimentato agli ultimi Europei la Grecia di Giannis Antetokounmpo. Figurarsi se sono due, o tre. Ha vinto la Spagna di una nuova generazione, tre anni dopo un Mondiale dove era arrivata in finale l'Argentina senza giocatori Nba.
Nba, è l'ora dei giocatori versatili, da Embiid a Jokic
Non perché la Nba sia un dis-valore - sarebbe folle pensarlo del torneo con la maggiore quantità di qualità - ma perché si trova nel pieno di una muta di pelle. Più ne parliamo come di un circo che premia gli artisti della tripla, più si diverte a smentirci. Negli ultimi due anni il capocannoniere è stato Joel Embiid a Philadelphia e il mvp Nikola Jokic a Denver, due centri, il ruolo che la tanto maledetta modernità avrebbe cancellato. Invece la modernità li ha portati a evolversi. Sono centri che sanno tirare da fuori e vedere il campo dall'alto per servire assist. Si sta alzando il numero delle azioni giocate in post basso e c'è perfino una piccola risalita del tiro dalla media distanza. Siamo nell'età che l'America definisce degli unicorni, i versatili, quei giocatori con abilità speciali dentro una taglia che sembrerebbe incompatibile: un centro che palleggia e il play che prende i rimbalzi. Il giovane più desiderato è il francese Victor Wembanyama, 19 anni, 2 metri e 25 di elasticità e morbidezza, uno che stoppa, palleggia tra le gambe e tira da fuori. Se il pallone rimane uno, allora nel basket del futuro è meglio avere un giocatore così, che sappia usarlo sempre, in più situazioni, anziché due che se lo smangiucchiano uno con l'altro, e solo per tirare.