Ousmane Diop: "L'Italia mi ha accolto ma il razzismo c'è ancora. Alla nazionale di basket direi di no"
di Walter FuochiVotato per gli Oscar della Legabasket come giocatore più progredito dell'anno, Ousmane Diop nasce in Senegal, 23 anni fa, sale a Udine nel 2013 per giocare a basket e da italiano (di formazione) allunga oggi a Sassari i suoi 204 centimetri da pivot in poderosa crescita. Con la Dinamo sfida Milano lunedì sera in gara-2 della semifinale dei play off. L'altra semifinale è Virtus Bologna-Tortona.
Diop, Milano contro Sassari stavolta è una missione impossibile?
"Nello sport non esiste l'impossibile. Loro sono i favoriti per lo scudetto, ma noi non abbiamo paura".
Giocatore più migliorato della stagione, dice il premio che ha appena vinto. …
Votato per gli Oscar della Legabasket come giocatore più progredito dell'anno, Ousmane Diop nasce in Senegal, 23 anni fa, sale a Udine nel 2013 per giocare a basket e da italiano (di formazione) allunga oggi a Sassari i suoi 204 centimetri da pivot in poderosa crescita. Con la Dinamo sfida Milano lunedì sera in gara-2 della semifinale dei play off. L'altra semifinale è Virtus Bologna-Tortona.
Diop, Milano contro Sassari stavolta è una missione impossibile?
"Nello sport non esiste l'impossibile. Loro sono i favoriti per lo scudetto, ma noi non abbiamo paura".
Giocatore più migliorato della stagione, dice il premio che ha appena vinto. Ci si riconosce?
"Sì, vincerlo mi ha reso felice e mi ha fatto anche riflettere. Valeva la pena, a 13 anni, lasciare il Senegal e venire in Italia. Il lavoro è stato duro, ma anche bello, e ha dato frutti. Ci ho messo impegno, energia, ne sono stato ripagato. Io e la mia famiglia. Il basket ci ha cambiato la vita, da qua sono riuscito a far avere benefici economici ai miei".
Che ricordi ha di quando arrivò in Friuli?
"Avevo 13 anni, ma giocavo già a basket da cinque, da noi. Mi accolse una famiglia meravigliosa, i Caruso. Io e un altro ragazzo, trattati come figli loro".
Ha letto dei cori razzisti per Vinicius a Valencia? In dieci anni in Italia che clima ha colto?
"Non bello, in molti stadi, per fortuna meno forte nei palazzetti dove la domenica giochiamo noi. Lo dico con dispiacere, perché questo è il mio secondo Paese, ma in Italia c'è razzismo. Come ce n'è in tanti altri. Tempo fa mi diedero da riempire un questionario sull'Europa. Una domanda chiedeva di indicare i Paesi razzisti. Più leggevo la lista e più pensavo che solo pochi non lo sono".
Un anno fa è tornato in Senegal. E ha rivisto i suoi nove anni dopo.
"Incontrandoci ci siamo abbracciati, per un po' mamma non riusciva neanche a parlare. Mi guardava. Ero cresciuto...".
Intanto, a Sassari è diventato titolare. Diop gioca, l'americano entra dopo. È il gradino di una carriera che presto potrebbe svoltare altrove?
"Oggi penso solo alla prossima partita, so che lo dicono in tanti, ma è proprio così. Ho un contratto a Sassari, lo rispetterò e dunque mi vedo qui anche l'anno prossimo. Mai pensato ad altro. Poi, se succedono cose diverse, se ne parlerà. Ho i sogni che hanno tutti i giocatori, inutile dirli, però non ho mai anticipato i tempi e continuerò a non farlo".
Parliamo di Nazionale. Se Banchero non viene lei è tra i candidati a entrare nel gruppo di Pozzecco. Si metterebbe in fila?
"No, perché mi sento senegalese e aspetto una chiamata da là. L'Italia è il mio secondo Paese, fra poco chiederò il passaporto, ma il primo resta il Senegal. Credo sia giusto così e voglio dirlo con chiarezza, una volta di più, e per sempre, perché penso di dovere a tutti questa verità. Aspetterò il Senegal finché non decideranno che tocchi anche a me. Nel 2019 mi convocarono nel gruppo per i Mondiali u18, ma avevo le finali con Sassari e non potei andare. Spero che ricapiti".