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Nba, finale Est: Boston dall'incubo al sogno in tre secondi, White segna sulla sirena e gela Miami. Deciderà gara 7

Il canestro di White che ha deciso la partita
Il canestro di White che ha deciso la partita (ansa)
Finale da emozioni forti. Gli Heat, costretti sempre ad inseguire, sorpassano a 3" dalla fine con tre liberi di Butler, Smart da tre prende il ferro ma il tap in di White arriva prima della sirena finale. I Celtics pareggiano i conti e lunedì andranno a caccia del successo per conquistare le Finals e diventare la prima squadra a vincere una serie playoff partendo da 0-3
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Tre secondi. Giusto il tempo per portare la mano in tasca e capire se ci sono le chiavi della macchina. Ma nel basket tre secondi sono una storia da raccontare. E a Miami, città dei thriller di Charles Willeford, le storie possono avere un finale spietato e amaro. In quei tre secondi i Boston Celtics hanno prima perso una partita dominata per 47 minuti e 57 secondi, poi l'hanno vista andare via, il che significava eliminati dalla corsa al titolo, per poi vincerla con una conclusione disperata, sul rimbalzo dell'ultimo tiro, il pallone impazzito sull'anello, a un centesimo dallo scadere.

Boston, gara 7 per entrare nella storia

I Celtics vincono 104-103 in gara 6 della finale di East Conference, pareggiano la serie con i Miami Heat, gelano un'intera arena, un'intera città, un'intera comunità, e diventano i grandi favoriti per conquistare la finale Nba contro i Denver Nuggets, campioni a ovest. Mai nessuna squadra nella storia del major americano di basket ci è riuscita nei playoff, ribaltando lo 0-3 iniziale delle partite al meglio delle sette. In 150 ci hanno provato: hanno fallito tutti. L'ultima gara si giocherà lunedì a Boston, per il Memorial Day, giorno in cui si celebrano i Caduti americani di tutte le guerre.

Celtics sempre avanti

Probabilmente la gara decisiva potrebbe essere stata questa. Di sicuro resterà per sempre. Succede quando in una partita rovente ci sono due giocatori che ci credono più di tutti gli altri. E giocano uno contro l'altro. Jimmy Butler, stella di Miami, ci credeva, ma anche Derrick White, ottimo giocatore di Boston, ci credeva. Il primo ha rimesso in piedi una partita che era stata persa molte volte durante i primi tre tempi. I verdi, costretti a vincere in trasferta per non essere eliminati, avevano chiuso il primo quarto avanti di 5 (34-29), il secondo a +4 (57-53), il terzo a +7 (79-72). Miami era sempre rimasta indietro, schiacciata dallo strapotere di Jayson Tatum e Jaylen Brown (in totale metteranno a segno 57 punti, 31 Tatum, 26 Brown), su cui erano rimbalzati Butler e Bam Adebayo (35 totali, di cui 24 per Butler).

Lo show di Butler, sorpasso a 3" dalla fine

Partita a elastico e sfiancante, in cui i Celtics sono sempre apparsi in controllo, freddi e essenziali nelle scelte, bravi a riempire l'area in difesa e chiudere ogni varco per vie centrali. Ma questo fino agli ultimi tre minuti dell'ultimo quarto, quando Miami è passata da -9 (91-100) a rosicchiare tutto lo svantaggio. Butler ha infilato canestri a ripetizione, tra cui uno da tre punti dall'angolo. Il pubblico ha cominciato a crederci, Butler ha tirato fuori la versione artica di se stesso: ha continuato a trafiggere la retina avversaria, fino al capolavoro finale, quando a tre secondi dalla fine ha conquistato tre tiri liberi, subendo fallo da Al Horford. Il risultato a quel punto era sul 102-100 per Boston. A cronometro fermo, Butler è andato in lunetta e ha segnato il primo tiro libero. 102-101. Poi ha realizzato il secondo. 102-102. Mancava il terzo, quello del possibile vantaggio. Ha fatto anche quello. 103-102. Tutti hanno pensato che si fosse guadagnato ogni singolo dollaro dei 37 milioni del suo salario.

Butler in lunetta
Butler in lunetta (afp)

Il tiro della disperazione di Smart

L'arena è impazzita di gioia, gli sguardi dei giocatori di Boston sono apparsi terrorizzati. Tatum ha allontanato nervosamente una telecamera, durante il timeout. Tre secondi in cui Miami, entrata ai playfoff come ottava, stava per scrivere la storia, raggiungendo la finale da ultima della classe. Tre secondi in cui Boston aveva solo una possibilità per farcela, aggrappandosi all'unico stato d'animo che non aveva fatto parte della sua partita quasi perfetta: la disperazione. Ultima azione, dopo il timeout. Il pallone è stato servito a Marcus Smart, che si è girato dalla linea dei tre punti è ha fatto partire una parabola, apparsa subito decentrata, fallimentare. Il pallone è rimbalzato sul ferro e la gente ha esultato, un giocatore di Miami, Gabe Vincent, ha alzato le braccia. La partita era finita. Miami in finale. Nella storia. Boston fuori. Anzi, no. il pallone poteva andare lungo, dove c'erano le mani dei padroni di casa, o per vie centrali dove stava arrivando di corsa Tatum. Invece è scivolato sul lato sinistro, dove è sbucato dal nulla l'altro giocatore della serata che ci credeva, White.

White, canestro a 0,1 secondi dalla fine

E' stato lui, a meno di un secondo dalla fine, ad avere la lucidità di raggiungere il pallone prima del suo avversario, Max Strus, toccarlo appena con le dita, prima che si accendesse il tabellone elettronico, il segnale della fine. Il pallone è finito nella retina a cronometro ormai chiuso. Dietro il canestro c'era già la luce rossa, ma il tiro era partito un millesimo prima, e dunque era valido. Canestro, vittoria. A 0,1 secondi dalla fine. Il pubblico è rimasto in silenzio e tutti hanno pensato la stessa cosa: da questa notte non mi riprenderò più. La serie ora è 3-3, si deciderà tutto a Boston. Questa sfida ha dimostrato che tutto è ancora possibile, ma se i segnali contano qualcosa, i giocatori di Miami saranno svuotati. Sentono di aver perso la più grande occasione di sempre. In tre secondi. Per un centesimo di troppo. Un centesimo. Dopo otto mesi di partite.