Marco Ramondino: "Il duopolio Milano-Bologna fa bene al basket italiano. La mia Tortona cresce senza arroganza"
di Walter FuochiVotato allenatore dell'anno in Serie A, Marco Ramondino guida quel mirabile paradosso che è oggi Tortona: la squadra della città più piccola e del proprietario più ricco del campionato, giocandosi il titolo in nobil tenzone con Giorgio Armani. Primus inter pares di 27mila abitanti, Beniamino Gavio, famiglia e gruppo attivi fra autostrade, logistica e tanto altro, si sposta con loro a Casale Monferrato per le partite della semifinale in corso con Bologna e che vede la Virtus avanti 2-0 (gara 3 domani). La nuova arena in città sarà finita tra un anno, al tempo dei prossimi play off. In questi, affrontare la stessa sfida di un anno fa, da terza forza del torneo, dà a Tortona la fede che ripetersi significhi consolidarsi.
Ramondino, hanno votato lei come migliore in panchina, a quarant'anni, spesi fuori di casa l'esatta metà. Irpino in fuga, il vecchio dialetto conservato solo per sacramentare fra sè in spogliatoi…
Votato allenatore dell'anno in Serie A, Marco Ramondino guida quel mirabile paradosso che è oggi Tortona: la squadra della città più piccola e del proprietario più ricco del campionato, giocandosi il titolo in nobil tenzone con Giorgio Armani. Primus inter pares di 27mila abitanti, Beniamino Gavio, famiglia e gruppo attivi fra autostrade, logistica e tanto altro, si sposta con loro a Casale Monferrato per le partite della semifinale in corso con Bologna e che vede la Virtus avanti 2-0 (gara 3 domani). La nuova arena in città sarà finita tra un anno, al tempo dei prossimi play off. In questi, affrontare la stessa sfida di un anno fa, da terza forza del torneo, dà a Tortona la fede che ripetersi significhi consolidarsi.
Ramondino, hanno votato lei come migliore in panchina, a quarant'anni, spesi fuori di casa l'esatta metà. Irpino in fuga, il vecchio dialetto conservato solo per sacramentare fra sè in spogliatoio, il basket è un lavoro che porta soprattutto a Nord. Quando decise che di canestri sarebbe campato?
"Non è che si sceglie, càpita. Ci si inciampa, benedetto quel giorno. Studiavo Economia e allenavo ragazzi, fu Capobianco a volermi con sè a Jesi. Dieci esami alla laurea, capii lì che non sarebbe più arrivata".
Tortona è la sua odierna contraddizione. Cresce, passo dopo passo. Ma potrà mai sfondare?
"Io sono felice di starci, in questa contraddizione, a condividere la voglia di salire di tutto l'ambiente. C'è ambizione, non presunzione, l'anno prossimo faremo una coppa europea, dopo avervi rinunciato quest'anno, per misurarci anzitutto con noi stessi, passati in tredici anni dalla Serie C alle semifinali scudetto, solo gli ultimi con Gavio. Del nostro patron si dice che potrebbe presentarsi sul mercato a chiedere i migliori, quello che conosciamo noi resta la persona umile, realista, alla mano, che fa i passi secondo la gamba e con la quale ci confrontiamo nel rispetto delle reciproche autonomie. È vero, Tortona non può offrire ai giocatori gli stimoli della grande piazza, ma chi viene sta volentieri, il clima di famiglia paga".
Resta che alla crescita va dato un obiettivo. E lì la dimensione non aiuta.
"L'obiettivo c'è. Prendere consistenza. Anno dopo anno. Ripetere quello precedente, migliorare un altro po'. Farsi trovare pronti se davanti sbaglieranno stagione. Difficile? Venezia, Sassari, Trento, Reggio Emilia, nel recente passato, si sono infilate nei buchi lasciati da qualche annata storta di Milano. Adesso sono due, con Bologna. Più difficile, ma non impossibile. In ogni caso la sfida è stimolante, e anche fare la coppa è un segnale a noi stessi di voler uscire dalla comfort zone".
"Ho letto, non entro in polemica, credo solo che far salire il livello giovi a tutti. Milano e Bologna hanno riportato in Italia Messina e Scariolo, i migliori di tutti noi, due che presto saranno nella Hall of Fame di Springfield, e con loro sono arrivati campioni di cui godiamo tutti, pezzi unici come Teodosic e Rodriguez, ma anche i tanti altri che giocano lì e stimolano noi a far meglio".
Che riflessioni fa e dove guarda l'allenatore dell'anno?
"Nessuna riflessione particolare, solo che questo è uno sport di squadra, e non ci fosse la squadra, che mi ha dato tanto, non ci sarebbero premi per il coach. A 40 anni passo per un allenatore giovane, ma sempre quei due, Scariolo e Messina, vincevano uno scudetto a 29 o guidavano la Nazionale a 33. Non mi chiedo se sono pronto per piani più alti, li vedo occupati da gente più brava di me, e oggi trovo perfetta questa dimensione di Tortona. Amo i cicli lunghi, i progetti da far avanzare e chiuderò a giorni la quinta stagione qui, con contratto fino al 2026, anche sapendo che ne basterà una sbagliata per uscire. È il mestiere. Ci si inciampa".