L'analisi di Gandini: "Milano-Bologna una saga incertissima. E il duopolio traina il pianeta basket"
di Cosimo CitoLe due superpotenze del basket italiano vanno allo scontro e la saga potenzialmente potrà durare fino al 23 giugno. Milano-Bologna è anche le storie contro di Olimpia e Virtus, i denari di Armani e Zanetti, le idee di Messina contro quelle di Scariolo, la grinta di Melli e la classe eterna di Belinelli. È la terza finale identica dopo l’esplosione della pandemia: uno scudetto pari, e ha sempre vinto quella che partiva senza il fattore campo. Saranno due anche i trofei assegnati, e questa è una novità, uno della Lega Basket, l’altro della Federazione. E un’altra novità è in arrivo: la Supercoppa Italiana, a settembre, tra Milano, Bologna, Tortona e Brescia, si giocherà in Medio Oriente.
Ma ora, Umberto Gandini, n. 1 della Lega di Serie A, parlino i canestri. Olimpia-Virtus è la finale perfetta o quella inevitabile?
"La finale giusta per quello che ha detto il campionato. Ci sono duopoli sto…
Le due superpotenze del basket italiano vanno allo scontro e la saga potenzialmente potrà durare fino al 23 giugno. Milano-Bologna è anche le storie contro di Olimpia e Virtus, i denari di Armani e Zanetti, le idee di Messina contro quelle di Scariolo, la grinta di Melli e la classe eterna di Belinelli. È la terza finale identica dopo l’esplosione della pandemia: uno scudetto pari, e ha sempre vinto quella che partiva senza il fattore campo. Saranno due anche i trofei assegnati, e questa è una novità, uno della Lega Basket, l’altro della Federazione. E un’altra novità è in arrivo: la Supercoppa Italiana, a settembre, tra Milano, Bologna, Tortona e Brescia, si giocherà in Medio Oriente.
Ma ora, Umberto Gandini, n. 1 della Lega di Serie A, parlino i canestri. Olimpia-Virtus è la finale perfetta o quella inevitabile?
"La finale giusta per quello che ha detto il campionato. Ci sono duopoli storici nel basket europeo in tutti i grandi paesi. E una concentrazione di risorse in poche squadre è un tema dominante non solo del basket. La volontà di investire, da parte di due o più soggetti, ha sempre un effetto trainante, questo è un fatto certo".
Cos’hanno di speciale, in questa fase storica del basket italiano, Milano e Bologna?
"Sono le due città più grandi in cui il basket ha una popolarità simile al calcio e la capacità di arrivare a un pubblico più ampio".
Uno degli obiettivi, dall’inizio del suo mandato a marzo 2020, era quello di far tornare il basket una cosa grande. A che punto siamo?
"Sono nato in un’epoca in cui il basket italiano era dominante in Europa e la sublimazione della sua forza ha da pochi giorni compiuto 40 anni: l’oro europeo di Nantes è stato, Olimpiadi a parte, il nostro momento più bello. Sono cresciute altre discipline intanto, c’è più concorrenza sugli atleti. Ma il basket italiano è ancora tra le prime 3/4 leghe europee. Siamo lontani anni luce dalla Spagna certo, ma grazie alla volontà di investimento delle proprietà e la passione della gente che è tornata nei palazzetti, siamo davvero in una fase di espansione".
Sono soddisfacenti i numeri di questa stagione?
"Molto. Quando la stagione 2019-2020 venne stoppata per Covid avevamo una media di 4.000 spettatori a partita, lo stesso della regular season attuale. In questi play off siamo oltre i 5.000. E le finali promettono benissimo".
Era anche il primo campionato senza la Rai. Com’è andata?
"Abbiamo stretto l’accordo con Eleven per lo streaming e con il gruppo Discovery per la trasmissione in chiaro su Dmax e Nove. La serie di finale sarà totalmente in chiaro su Nove. È stato un anno di semina, i risultati ci soddisfano. Abbiamo lavorato nell’enfatizzare la parte social del basket cercando di andare a contaminarci con altri mondi come musica e moda. Vogliamo che il basket torni ad essere anche un fatto di costume".
Un pronostico per Milano-Bologna, atto III?
"Impossibile. Credo sarà una serie lunga, piena di pathos".