Basket, Milano batte Bologna in gara 7 e conquista lo scudetto della terza stella
di Massimo PisaMILANO – E alla fine del quindicesimo round restò in piedi il solo Rocky Balboa, lasciando al tappeto lo sfinito Apollo Creed. Lo scudetto della terza stella, l’Armani se lo appunta senza un briciolo di glamour ma col sudore della difesa e la classe dei suoi antichi campioni: Datome su tutti, stellare, ma poi i muscoli di Hines, l’urlo di Melli, la regia di Napier. E sputare sangue dietro, tutti. Spirito Olimpia puro, che lascia la Virtus al palo dei suoi 55 punti segnati, mai così pochi per tutto l’anno. Senza più luce né fiato, alla settima sfida che incorona chi ha saputo sfruttare il fattore campo: quattro vittorie, tutte al Forum, questa la più nitida. L’invasione del parquet dei 12 mila e passa del Forum, questa volta senza zuffe da saloon né strascichi avvelenati. Ha trionfato (67-55 il finale, per gli almanacchi) chi ne aveva di più, cuore e testa, stelle e operai.
Basket, Milano batte Bologna nella decisiva gara 7 e vince il suo 30esimo scudetto. Gli highlight…
MILANO – E alla fine del quindicesimo round restò in piedi il solo Rocky Balboa, lasciando al tappeto lo sfinito Apollo Creed. Lo scudetto della terza stella, l’Armani se lo appunta senza un briciolo di glamour ma col sudore della difesa e la classe dei suoi antichi campioni: Datome su tutti, stellare, ma poi i muscoli di Hines, l’urlo di Melli, la regia di Napier. E sputare sangue dietro, tutti. Spirito Olimpia puro, che lascia la Virtus al palo dei suoi 55 punti segnati, mai così pochi per tutto l’anno. Senza più luce né fiato, alla settima sfida che incorona chi ha saputo sfruttare il fattore campo: quattro vittorie, tutte al Forum, questa la più nitida. L’invasione del parquet dei 12 mila e passa del Forum, questa volta senza zuffe da saloon né strascichi avvelenati. Ha trionfato (67-55 il finale, per gli almanacchi) chi ne aveva di più, cuore e testa, stelle e operai.
Basket, Milano batte Bologna nella decisiva gara 7 e vince il suo 30esimo scudetto. Gli highlights
L’Armani non la comincia, la finalissima: la sbrana. Furente nel raddoppiare in area, rapace nel partire in contropiede, lascia alla sete gli attacchi perimetrali della Segafredo (0 su 3, da tre, per Cordinier e Belinelli) e vola sulle ali del miglior Datome dell’anno, millesimato come un cuvée d’annata. Ma è tutta l’Armani ad andare al doppio, con “nonno” Kyle Hines che non fa rimpiangere Melli azzoppato da due precoci falli, e Hall e Shields che selezionano le incursioni: 21-6 al 9’, senza nemmeno una tripla a segno, e farebbe già partita. Di là, dopo i tre gol solitari di Mickey, Scariolo fruga in panchina alla ricerca di gocce di talento di Teodosic.
La Virtus, affondata a meno 16, almeno trova le triple per tenere botta, quelle che insolitamente l’Olimpia fa fatica a costruire. Due guizzi di Hackett, tre di Shengelia che scalda la mano da lontanissimo, e il 38-29 della pausa lunga è quasi un affare per gli ospiti, costretti a giocare al contrario rispetto al proprio dna di assaltatori: 10 tentativi da due, 18 da tre, troppo spesso storti.
Il tram-scudetto, per la Virtus, passa in un terzo quarto in cui i padroni di casa non segnano mai, impastati negli uno contro uno senza fiato di Shields e a trovare pertugi nelle zone che Scariolo ordina per disperazione. Ma a non far mai canestro, dopo quello di Hackett del 38-31, è proprio Bologna: zero Belinelli, sfiatato Teodosic, 0 su 8 collettivo da tre in una frazione che termina con un 10-5 da minibasket e un 48-34 milanese, santificato da un dardo angolare dell’ex Ricci, che è più di una sentenza. Non fa in tempo, infatti, Shengelia a tentare l’ultimo assalto che Napier glielo ricaccia in gola con 7 punti filati, dopo una serata a imbeccare compagni (6 assist) e ad ammaccare ferri. Non fa in tempo a provarci il divino Milos — all’ultima recita italica — a provarci con due siluri che Baron lo ripaga con la stessa moneta mentre Datome, più forte pure di un dito insaccato, chiude coi suoi 16 punti in trionfo. Come Ettore Messina, che la chiude a pugni alzati, al sesto tricolore personale. Il più sudato, in una stagione dove i patemi avevano finora sopravanzato le gioie. Ma questa vale tre stelle.