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Come Guelfi e Ghibellini, azzannando la Virtus l’Olimpia salva la stagione

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Tre stelle, 30 scudetti. La notte del primo premio vinto alla lotteria nazionale scrive una pagina sulla pietra della storia e straccia quelle del diario milanese di una sofferta vita quotidiana, lungo affanni, errori e batoste di una stagione fin qui senza sorrisi. C’erano una volta gli “zero tituli” del nulla di intascato da settembre in poi. L’Europa senza playoff, solcata per un pezzo da ultimi in classifica. I capogiri con le peggiori anche in campionato. La squadra che non si saldava, fra pezzi rotti, acquisti sbagliati, chimiche irrisolte. Milano si gode stavolta tutt’altre scene. Gli abbracci degli omoni sul campo, la fila indiana che va ad omaggiare il signor Armani, padrone e ispiratore di questo eden, la Bellissima appena finita (e sfinita) che ha dato la guida del Duopolio nazionale all’Olimpia e non alla Virtus.

Basket, Milano batte Bologna nella decisiva gara 7 e vince il suo 30esimo scudetto. Gli highlights

Oddio, l’ultim…

Tre stelle, 30 scudetti. La notte del primo premio vinto alla lotteria nazionale scrive una pagina sulla pietra della storia e straccia quelle del diario milanese di una sofferta vita quotidiana, lungo affanni, errori e batoste di una stagione fin qui senza sorrisi. C’erano una volta gli “zero tituli” del nulla di intascato da settembre in poi. L’Europa senza playoff, solcata per un pezzo da ultimi in classifica. I capogiri con le peggiori anche in campionato. La squadra che non si saldava, fra pezzi rotti, acquisti sbagliati, chimiche irrisolte. Milano si gode stavolta tutt’altre scene. Gli abbracci degli omoni sul campo, la fila indiana che va ad omaggiare il signor Armani, padrone e ispiratore di questo eden, la Bellissima appena finita (e sfinita) che ha dato la guida del Duopolio nazionale all’Olimpia e non alla Virtus.

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Oddio, l’ultimo atto non è stato un incanto. Alla settima stazione c’erano più peccati da espiare che energie da investire. La sfida non è stata bella, ma il verdetto è stato nitido. L’Olimpia ha sfilato subito, al primo respiro di vita del match, l’anima alla Virtus, la stessa speranza di potervi abitare, in quella partita. Una difesa asfissiante ha concesso alla sua mira già incerta un primo quarto da 9 punti e un terzo da 5. Detto tutto, Bologna la sua finale l’aveva già terminata due sere prima a casa propria. Milano s’è presa tutto. Subito con Datome, eterna mano santa, migliore di tutti ieri, come già lo fu nell’ultima di un anno fa. Poi con Napier, il redivivo Hines, con Shields spietato su Hackett, con Melli malgrado i falli precoci, Baron letale. Di fronte, un nulla appena rischiarato dall’agonismo cieco di Shengelia e dalle ultime bordate di Teodosic, simboliche come un testamento. Lo scudetto salva la stagione? Segue dibattito, volendo. Qui si pensa di sì, perchè la lotteria nazionale vive nella nostra miglior tradizione, nelle memorie di sangue dei derby d’Italia fra guelfi e ghibellini, nell’erba propria che dev’esser più verde di quella del vicino. Perfette per questo copione, Olimpia e Virtus s’azzannano da quattro anni senza far finta di volersi bene. Metter sotto la nemica redime l’annata intera. Sarà il cortile di casa, ma nel giorno della festa si fa felice reame. La vittoria dell’Ea7 è venuta allo spasimo, in una di quelle sceneggiature che, sfibrati i protagonisti, hanno ridipinto la faccia globale del basket. Anche questo è stata la finale in sette atti, dopo la quale ripartirà la vita quotidiana in Olimpia, per puntare di nuovo al bersaglio grosso dell’Europa. E da oggi si vedranno anche i riassetti nella casa di fronte, da cui potrebbero uscire i principali protagonisti, Milos Teodosic, la cometa abbagliante del quadriennio della rinascita, e Sergio Scariolo, lo stratega che potrebbe riaccoppiare a Madrid le panchine del Real e della nazionale spagnola. Non cambierà invece casa Messina, pilotata in porto la nave dopo un inverno sferzato dai venti gelidi della diffidenza sull’esaurito tocco magico del più vincente dei tecnici italiani. Il sesto personalissimo scudetto ne ha premiato la capacità di tenere la barra dritta. Con calma, freddezza, mestiere. Se vi sembrano poco.

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