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Gigi Datome: “Quest’Italia non ha limiti, ma la barba non la taglierò”

Gigi Datome: “Quest’Italia non ha limiti, ma la barba non la taglierò”

Il capitano della Nazionale italiana di basket alla vigilia dei Mondiali nelle Filippine: “Saranno le mie ultime partite, poi sarò dirigente. Melli il mio erede, la barba non la taglio ma non vogliamo porci un traguardo. Giocheremo nel palazzetto del match tra Ali e Frazier, un’emozione”

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L’ultimo ballo di Gigi Datome è un Mondiale in cui, parola del ct Gianmarco Pozzecco, «l’Italia ha il diritto di sognare». Il capitano azzurro non fa promesse, neppure la più estrema, per lui: «No, la barba non la taglierò. Ci ho scherzato con il mio amico Gimbo Tamberi. Ma ci tengo troppo». Da venerdì 25 si va in campo a Manila. Si parte contro l’Angola.

Vent’anni in azzurro, giovanili comprese, per lei, il Gigione nazionale. Undici tornei, undici estati passate a sudare in palestra.

«Questa è l’ultima. Non solo l’ultimo Mondiale, non solo la mia ultima manifestazione. Sono proprio le mie ultime partite. Lascio in uno dei momenti più belli della mia carriera, da campione d’Italia per due anni di fila con l’Olimpia Milano, e dopo un Mondiale in azzurro. Ma sento che il momento è quello giusto. E va bene così».

Alla sua ultima partita in Italia, a Ravenna contro Porto Rico, il DatHome day, il più commosso era Nicolò Melli.

«Il ruolo di capitano passerà a lui, è la persona giusta per incarnare lo spirito azzurro. Come ho detto, una parte di me continuerà a giocare con Nik».

Dal campo alla scrivania, subito.

«Ringrazio l’Olimpia per avermi offerto questa possibilità. Sarà un anno di rodaggio, studierò da dirigente. E avrò più tempo anche per mia figlia Gaia: a dicembre avrà 2 anni. In queste settimane siamo stati pochissimo insieme. Recupereremo. Ma ora testa sul Mondiale. Si fa sul serio, anche se è un modo sbagliato di dire: abbiamo iniziato a fare sul serio sin dal primo allenamento, a Folgaria il 24 luglio scorso».

L’Italia arriva al Mondiale sulla spinta di 7 vittorie nelle 7 partite di preparazione giocate e da 7ª nell’ultimo power ranking, una sorta di griglia di partenza del torneo. Vuol dire qualcosa?

«Siamo grandi e vaccinati per sapere che non vogliono dire quello che vorremmo. E sappiamo che davanti a noi, per roster e caratura, ci sono tante squadre. Ma non vogliamo porci limiti. Questa è una squadra con una identità forte».

“Obiettivo” è una parola lisa.

«Non la useremo infatti. Quel che vogliamo è giocare un basket logico, intelligente. Siamo una squadra con un importante QI, sappiamo far girare la palla, interpretare le fasi di gioco, capire i momenti della partita. Dobbiamo cercare di tenere alto il livello delle nostre giocate e delle nostre scelte per un numero di minuti il più vicino possibile ai 40 e di limitare i danni nei momenti di calo».

Si è visto, nelle sette partite di preparazione, da Folgaria a Shenzhen, un basket fluido, fatto di trame, ragionato. All’Europeo di un anno fa si andava avanti più di cuore.

«Equilibrio è la parola. E questo è un gruppo con un vissuto forte alle spalle, rimasto identico o quasi a quello che ha sfiorato le semifinali a Berlino nel 2022».

La mano di Pozzecco in cosa si vede?

«Poz sa benissimo cosa vuole da questa squadra e cosa questa squadra può fare. È intransigente in certi aspetti, in altri docile, aperto. Ha personalità e istinto. Il concetto di famiglia è molto presente nei suoi discorsi, nel suo modo di costruire il gruppo».

Si è molto, troppo parlato della possibilità di avere Paolo Banchero con l’Italia per mesi e ora rischiate di trovarvelo avversario con la maglia degli Usa dai quarti in su.

«Ecco, se n’è parlato troppo davvero».

Contro l’Angola giocherete nella Philippine Arena, 55 mila spettatori.

«Fa impressione anche solo pensarci, anche se i palazzetti più complicati sono quelli più stretti e caldi. Certo, nemmeno in Nba c’è una cosa così. E poi all’Araneta Coliseum contro Repubblica Dominicana e Filippine giocheremo nel palazzetto di Ali-Frazier, quello del “Thrilla in Manila”. Il bello dello sport è anche questo: portarti dove non sei mai stato, a respirare fascino».

Cosa sta leggendo in ritiro?

«”Un uomo” di Oriana Fallaci».

E cosa sta ascoltando, lei che lo scorso anno al Castello Sforzesco ha anche accompagnato alla chitarra sul palco Patti Smith?

«In questo momento sto ascoltando una piccola band elettro-indie italiana, A Minor Place».

L’Italia non è mai andata sul podio ai Mondiali: può essere questo torneo, l’ultimo della sua carriera, l’occasione buona?

«Dare fastidio alle grandi, è quello che vogliamo. E fare un passo alla volta. Una partita alla volta. Alla fine ci volteremo e vedremo dove siamo arrivati»

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