Basket, Davide Ramilli arbitro dei due mondi: “Italia-Repubblica Dominicana derby del cuore”
di Cosimo CitoIl basket con intorno la vita. Italia-Repubblica Dominicana è la partita del cuore di Davide Ramilli, arbitro dei due mondi. “Sì, ho arbitrato in Serie A e nel campionato dominicano. In mezzo una folgorazione”. E un’amicizia, quella con Gianmarco Pozzecco. Ramilli vive a Las Terrenas, davanti a un mare irreale (aprire Google Maps per credere).
Com’è nata questa opportunità di vita?
“Nel 2009, in seguito a una vacanza con gli amici a Santo Domingo. Dopo aver arbitrato 16 anni nei campionati italiani e dopo essere rimasto senza lavoro, da Forlì ho deciso di fare questa follia: ho rilevato un’azienda che produce pasta sull’isola e mi sono trasferito qui”.
Quello che molti vorrebbero fare, a un certo punto della vita, lei l’ha fatto davvero.
“Non è stato facile, ma è stata una decisione di pancia, splendida per come è andata. Il basket è tornato piano piano, poi, a reimpossessarsi di me”.
In che modo?
“Per due anni l’ho messo da parte. Poi ho conosciuto un arbitro di Santo Domingo che mi ha por…
Il basket con intorno la vita. Italia-Repubblica Dominicana è la partita del cuore di Davide Ramilli, arbitro dei due mondi. “Sì, ho arbitrato in Serie A e nel campionato dominicano. In mezzo una folgorazione”. E un’amicizia, quella con Gianmarco Pozzecco. Ramilli vive a Las Terrenas, davanti a un mare irreale (aprire Google Maps per credere).
Com’è nata questa opportunità di vita?
“Nel 2009, in seguito a una vacanza con gli amici a Santo Domingo. Dopo aver arbitrato 16 anni nei campionati italiani e dopo essere rimasto senza lavoro, da Forlì ho deciso di fare questa follia: ho rilevato un’azienda che produce pasta sull’isola e mi sono trasferito qui”.
Quello che molti vorrebbero fare, a un certo punto della vita, lei l’ha fatto davvero.
“Non è stato facile, ma è stata una decisione di pancia, splendida per come è andata. Il basket è tornato piano piano, poi, a reimpossessarsi di me”.
In che modo?
“Per due anni l’ho messo da parte. Poi ho conosciuto un arbitro di Santo Domingo che mi ha portato ad un torneo giovanile. E l’amore è riesploso. Ho arbitrato nei tornei dominicani e anche la finale per il titolo. La struttura dei campionati è abbastanza sui generis: c’è una lega nazionale con 8 squadre, si gioca solo nei mesi estivi. In inverno, in quello che è l’inverno di qui – non si scende mai sotto i 24 gradi – si giocano tornei in tutte le città più importanti”.
Qual è il livello del basket dominicano?
“Quello dei campionati è paragonabile a una A2 italiana o a volte a una bassa A1. Non male, quindi. La passione dei dominicani per il basket è seconda solo a quella per il baseball. Manca solo un po’ di organizzazione, di struttura. Hanno mezzi fisici straordinari ma una scarsa consapevolezza tattica. Però la nazionale ha battuto poco tempo fa l’Argentina e all’Italia darà parecchio filo da torcere”.
Crede che Italia-Repubblica Dominicana sarà una gara equilibrata?
“Molto. Sono le due squadre migliori del girone e quella tra loro sarà la partita spareggio per il primo posto, che per la formula di questo Mondiale è importantissimo per provare ad andare lontano”.
Cosa l’ha colpita di più delle gare arbitrate nel campionato dominicano?
“Il pubblico e i palazzetti: si gioca spesso sotto il cielo, o anche in palazzetti aperti su due dei quattro lati. Una volta, a Santo Domingo, abbiamo dovuto interrompere una partita perché c’erano 8 mila persone stipate in qualche modo e la condensa che si era creata faceva scivolare i giocatori in campo. Un tifo fantastico, appassionatissimo. Impossibile non innamorarsi di un posto così”.
Nessun rimpianto, quindi.
“Davvero nessuno”.
E del suo amico Pozzecco cosa dice?
“Per l’Italia è determinante: ha una carica pazzesca in panchina, sa essere un sesto uomo in campo. E poi ho letto la sua gag con Pacquiao: è sempre lui, non cambierà mai”.
Chi vince?
“L’Italia, nonostante l’età media non troppo alta, è più esperta. Ma la Repubblica Dominicana ha anche due giocatori Nba, Towns, che ne ha messi 26 contro le Filippine, e Quinones, che è di proprietà dei Warriors. E poi altri vecchi volponi come il capitano Liz e Vargas, due che si sbucciano le ginocchia e i gomiti per la propria nazionale. L’orario non aiuta, si gioca alle 4 di mattina ora di qui, non molti credo avranno la tv accesa. Io sì, anche se ho il cuore diviso in due”.