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I tre di Manila: oltre 10mila km per tifare l’Italia del basket

Matteo, Francesco e Theodor sono tra i pochi tifosi italiani che hanno raggiunto le filippine per tifare gli azzurro. La loro storia e la grande passione per il canestro
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Oltre 10 mila chilometri per l’ItalBasket. Matteo, Francesco e Theodor sono tra i pochi tifosi italiani, oltre alle famiglie dei giocatori con cui hanno creato un team azzurro, al seguito della Nazionale di coach Pozzecco ai Mondiali a Manila, nelle Filippine. “Qualcuno ci ha anche scambiato per dei giocatori, ci hanno chiesto foto e video”, raccontando ridendo quando lì è mezzanotte, mentre in Italia è pomeriggio inoltrato. Martedì, nel match decisivo per il passaggio del turno con le Filippine, erano soli nella bolgia del palazzetto gremito da spettatori di casa. “Nessuno però ci ha insultato o trattato male, qui sono tutti molto cordiali”.

Erano a bordocampo anche contro la Repubblica Dominicana, quando la Nazionale ha perso e Pozzecco è stato espulso. “Anche i falli tecnici fanno parte della partita ma quello che posso dire su Pozzecco - spiega Matteo - è che lo seguo da quando era giocatore. Sono stato anche ad Atene 2004. Con il suo staff ha un modo particolare di gestire la partita, spesso lui è seduto. Si vede che con i collaboratori ha un rapporto affiatato. Abbiamo visto live l’abbraccio con il presidente Petrucci dopo il passaggio del turno, è stato un bel momento per chiudere definitivamente le polemiche. L’ambiente azzurro è molto sano”.

I tre romani sono colpiti da quanto sia importante il basket a Manila. Una specie di religione pagana. “Ogni 100 metri c’è un campetto, è impressionante. Avete presente Bologna? Ecco, moltiplicatela per 50 vista la grandezza. Vivono e mangiano di basket, parlano e seguono il basket. Ho visto persone ogni tanto fare pallavolo o beach volley in spiaggia, altrimenti solo sotto canestro. Scalzi o con le scarpe, non cambia”. Per loro, cresciuti su un parquet, è il massimo. “È molto bello. Noi giochiamo da 20 anni e abbiamo anche fondato una società giovanile a Roma, Basket Roma nord 2011. Alla base di questo nostro viaggio c’è la voglia di seguire il mondiale, ovviamente, ma anche di scoprire questo Paese”. Tra gli azzurri più conosciuti sul posto c’è Fontecchio. Il motivo? “Perché gioca con gli Utah Jazz con Jordan Clarckson, assoluto idolo qui: è nato in America, gioca in NBA, ma ha origini filippine e ha scelto di giocare per questa nazionale. Si vedono tutte le sue partite e - conclude Matteo –di conseguenza tifano Fontecchio”.

Adesso scatta la seconda fase del mondiale: “La seguiremo tutta e poi torniamo a casa. Secondo noi è una formula penalizzante questa col doppio girone. Non sarà facile passare con Serbia e Porto Rico, ma siamo fiduciosi. La squadra, anche senza alcuni nomi altisonanti del passato, è unita e forte. Contro la Serbia, che hanno una delegazione nutrita, ci stiamo organizzando per fare tifo anche noi”. Per le prossime partite, però, bisogna partire molto in anticipo: “Un altro aspetto di Manila è il traffico. Roma in confronto non è niente. L’ha detto anche Pozzecco. Prima della partita contro le Filippine abbiamo preso il taxi ma ci abbiamo messo 2 ore per fare 3 chilometri. Siamo scesi e abbiamo preso il treno. Staremo più attenti sui tempi”.
 

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