NEW YORK - Dove eravamo rimasti? Ah, sì, a Nikola Jokic, The Joker, il dominatore della scorsa stagione, miglior giocatore delle finali, l’uomo con l’aria perenne da pigiama che aveva condotto quasi cinque mesi fa i Denver Nuggets al loro primo titolo Nba in più di mezzo secolo. Niente è cambiato: nella notte del via alla 78ª stagione, in cui lui e il resto della squadra, staff incluso, hanno infilato al dito l’anellone di brillanti destinato ai campioni della lega.
Jokic inizia con una tripla doppia
Jokic ha regalato un altro show, messo a segno un’altra tripla doppia, il suo modo di affermare il dominio sul parquet senza farlo con arroganza: 29 punti, 13 rimbalzi e 11 assist, in 36 minuti. Con questa sono 106 in carriera di Jokic, dietro solo a Oscar Robertson, Russell Westbrook, Jason Kidd e Magic Johnson.
Dal 2020 a oggi il serbo ha messo a segno almeno quindici triple doppie più di qualsiasi altro giocatore della Nba ancora in attività. Denver vince al debutto 119-107 (34-20; 63-54; 87-80) contro i Los Angeles Lakers di LeBron James, un altro per il quale il tempo non passa mai: a 38 anni, e a due mesi dai 39, The King è stato il miglor marcatore dei suoi, 21 punti. Ma il tempo che non passa non sempre è un fatto positivo: i Lakers, per esempio.
I Lakers si sciolgono
Restano la stessa squadra promettente e molle come gelatina. I gialloviola di Los Angeles segnano il primo canestro della nuova stagione, con Anthony Davis, centrano le prime tre conclusioni, sembrano una macchina, ma poi si sfarinano, spadellando le successive dodici. Così già nel primo quarto danno via libera, con un parziale di 12-2, agli avversari. Vantaggio che non verrà mai messo in dubbio, nonostante una partita a fisarmonica, con la forbice che si è attestata tra i 4 e i 12 punti a favore dei Nuggets, che si confermano una squadra in tutti e due i lati del campo. Jokic è il perno di tutto, il centro che apre il gioco da tutti gli angoli del campo, serve i compagni con passaggi laser in spazi che lui solo vede. La fiducia degli altri nella sua inesorabile classe appare evidente quanto il serbo attacca il canestro e nessuno pensa minimamente di dargli una mano. Non è egoismo, ma saggezza: risparmiano le forze, perché se il “postino” Jokic decide di andare a canestro, imbuca.
LeBron James
LA, settimo ko di fila al debutto
Poi, certo, gli altri: Aaron Gordon ne segna 15, Michael Porter Jr 12, Kentavious Caldwell-Pope, l’ex di turno, 20, e Jamal Murray 21. La palla circola con grande velocità lungo l’arco, con un dentro e fuori inesorabile, seguendo linee sempre differenti. Ma è anche molta difesa a indirizzare la partita, anche se la mollezza dei Lakers (7° ko di fila al debutto) aiuta. Per il resto nella prima partita di stagione abbiamo assistito al solito circo di tiri a ripetizione da tutte le parti, al dirompente entusiasmo del pubblico di Denver che comincia a pensare, chissà, vincere anche il secondo anello non sarebbe male. A bordocampo i commentatori Shaquille O’Neal e Charles Barkley confessano di essere incantati ogni volta che Jokic si muove con la palla in mano.
L'anello di campioni Nba
Il ‘solito’ Jokic
Nel dopo partita, provano a strappargli un sorriso, pensando che sia una notte facile per gli intervistatori. In fondo ha messo l’anello al dito, ha vinto al debutto nella nuova stagione. Quanto ti sei allenato?, gli chiedono, pensando alle molte notti passate con i suoi cavalli in Serbia, in canotta e ciabatte. Ma Nikola non è tipo da facile euforia. Parla con l'aria stanca di sempre, dice di aver saltato al massimo un paio di sedute in palestra in due mesi, e poi taglia corto, perché con il sudore ha finito per infradiciare il microfono. Per farlo ridere ci sarebbe voluto che Shaq avesse parlato in serbo. La prossima volta, chissà. Più facile, però, che arrivi un’altra tripla.