Olimpia Milano in crisi, Mirotic da solo non basta: scelte sbagliate e una difesa fragile
di Fabrizio LorenziMirotic al tiro
(fotogramma)Dal 23 settembre (debutto ufficiale in Supercoppa contro la Virtus) ad oggi, il ruolino di marcia dell’Olimpia è avarissimo di di risultati, sorprendenti le 8 sconfitte in 12 partite, ma soprattutto quello che preoccupa sono le prestazioni fin qui fornite, sia in LBA (3 vinte – 2 perse) che in Eurolega (1 vinta – 5 perse).
I numeri non mentono quasi mai, e quelli dell’ EA7 in questa prima fase di stagione, dicono di una squadra che fatica a difendere di squadra (80 punti subiti di media), perché è controproducente e ingiusto attaccarsi ai singoli, soprattutto in un fondamentale (la difesa) che fa delle collaborazioni, della comunicazione e dello spirito di sacrificio il suo mantra.
Difesa fragile e scelte sbagliate
Si è parlato più volte del “quintettone” utilizzato da c…
Dal 23 settembre (debutto ufficiale in Supercoppa contro la Virtus) ad oggi, il ruolino di marcia dell’Olimpia è avarissimo di di risultati, sorprendenti le 8 sconfitte in 12 partite, ma soprattutto quello che preoccupa sono le prestazioni fin qui fornite, sia in LBA (3 vinte – 2 perse) che in Eurolega (1 vinta – 5 perse).
I numeri non mentono quasi mai, e quelli dell’ EA7 in questa prima fase di stagione, dicono di una squadra che fatica a difendere di squadra (80 punti subiti di media), perché è controproducente e ingiusto attaccarsi ai singoli, soprattutto in un fondamentale (la difesa) che fa delle collaborazioni, della comunicazione e dello spirito di sacrificio il suo mantra.
Difesa fragile e scelte sbagliate
Si è parlato più volte del “quintettone” utilizzato da coach Messina, con Mirotic da ala piccola, ma in questa situazione anziché emergere la fisicità, ne è venuta fuori l’incapacità di tenere gli 1 contro 1, il tutto amplificato dalla presenza in campo di Pangos, portato a difendere anche spalle a canestro, ma comunque sempre attaccato e coinvolto nei piani tattici dell’avversaria di turno. A proposito di Kevin Pangos, da ieri il playmaker canadese “è fuori per scelta tecnica, per ora, poi vedremo”, ha dichiarato Messina nel post partita. Dire “scelta tecnica”, vale come ammissione di aver sbagliato valutazione su di lui, e sa di ritorno immediato sul mercato, provando a responsabilizzare ancor di più gli altri esterni, in attesa del rientro di Billy Baron; perchè a parte Shavon Shields, la produzione offensiva dei piccoli milanesi è troppo poca e troppo facilmente scoutizzabile per le altre squadre.
Troppo sulle spalle di Mirotic
Gli esterni e Billy Baron, questo è quello che manca di più a questa Armani, perché se i lunghi dipendono dagli esterni, in queste prime 12 partite, i numeri dicono l’esatto opposto e Mirotic è diventato da “valore aggiunto” a “quasi” unica soluzione offensiva, sia come finalizzatore (primo marcatore in Europa a oltre 20 di media e quinto in Italia a 17), che come creatore di gioco e vantaggi (16esimo attacco in Eurolega a 76 di media e 11esimo in Italia a poco più di 78). I vantaggi (per sè stessi, ma anche per gli altri) che i piccoli milanesi fanno fatica a trovare, sia per caratteristiche, sia per abuso del palleggio, e cosi nonostante le ottime spaziature, si finisce spesso “a gioco rotto” con pochi secondi per tirare, e ne viene fuori un brutto tiro, a cui si somma la fatica ad accoppiarsi rapidamente nella propria metà campo, e gli altri che corrono per “rubare” punti facili.
Il problema delle energie nervose
Come si esce da questa “abitudine alle sconfitte”? Sta sicuramente allo staff tecnico trovare la soluzione “tecnica e tattica”, ma se ne esce tutti insieme, di squadra, chiudendosi in palestra a lavorare, stando coesi per trovare quell’equilibrio (soprattutto difensivo), che ieri sera si è rivisto a sprazzi, perché mai come in questo caso, l’attacco ha bisogno dell’energia che la difesa può dare, cercando di avere la miglior forma fisica e mentale possibile, senza sprecare energie (anche nervose) per nulla.