Assago, provincia di Kaunas. Balla il migliaio di tifosi lituani, tutti bardati di verde e orgogliosi della squadra più autoctona dell’Eurolega, addirittura ribaldi nel fischiare il pubblico del Forum che sciama via a due minuti dalla fine. Balla lo Zalgiris, che ha tutto in più dell’Armani, tranne il budget e il talento. Ma la compattezza, la durezza in difesa, le idee pulite in attacco e gli uomini per eseguire sculacciano Milano con una lezione che riporta gli uomini di Messina sul fondo della classifica e al nadir di questa stagione già complicatissima. L’Olimpia è nuda. Senza anima, senza gioco, senza l’urgenza per ribaltare i suoi limiti e l’andazzo di un match già chiaro fin dalla palla a due. Zalgiris fluido e Armani impacciata. Zalgiris rapace e ordinato, Armani molle e amletica. “Sconfitta dura – ammette il coach-presidente – abbiamo sofferto tutta la partita i loro lunghi e le loro ali in area, e mai creato vantaggio contro la loro difesa. Avevamo fatto tre buone partite, acquisendo consapevolezza e fiducia, ma abbiamo buttato via tutto col secondo tempo di Pistoia. E stasera avevamo addosso molta paura e insicurezza. Dovresti opporti in difesa ma abbiamo fatto cose non accettabili. Dobbiamo parlane, sperando di migliorare”.
Crollo tecnico e tattico
Un crollo. Tecnico, tattico, emotivo. Non il primo e non si annuncia come l’ultimo. Non decolla il quintettone iniziale, in cui Shields è l’unico in palla. Maodo Lo è rimasto ai 32 punti di Belgrado e vaga come un fantasma, Mirotic è fuori dai giochi e il dirimpettaio Ulanovs lo mette subito alla frusta con 11 punti (dei 20 finali) nel primo quarto. I lituani sono più pronti, pure con le seconde linee, e decollano quando la coppia americana Evans-Hayes si mette al lavoro, cancellando un timido +3 interno (21-18 firmato Poythress) fino al 29-41 di fine secondo quarto. Messina gioca la carta Hines dopo l’intervallo e nemmeno il vecchio “zio Kyle”, che pure si sbatte, riesce a dare la scossa. Evans, play che a Milano farebbe comodissimo, comanda fino al 36-49, di là Mirotic e Shields si mettono in proprio ma sono episodiche triple che riportano l’Armani sul 52-57 al 29’.
Tonut l’ultimo ad arrendersi
Ci sarebbe tutto il tempo per rimontare, ma è lo Zalgiris – e mai l’Olimpia – a sapere dove andare. Da Ulanovas e Smits, da Dimsa e Birutis, dentro e fuori, sempre con logica. Quella che manca a Milano che non costruisce, ferma il pallone e affida la patata bollente al sacrificato di casa. Stefano Tonut è ammirevole nel non voler arrendersi e a confezionare un ultimo -7 con Shields (66-73 al 37’) ma intorno ha macerie, sublimate nella disastrosa serata di Voigtmann, in fotocopia tedesca con Lo. Emblematica l’azione successiva: Evans fa una finta a 8 metri dal canestro e si trova davanti il Mar Rosso aperto in due, e nell’incredulità generale non può che prendersi la tripla del +10, e segnarla.
Messina esce scuro in viso
Gli ululati di chi non è andato via si sentono tutti alla sirena, mentre Messina sfila via terreo come i giocatori. La coperta è cortissima. “Il quintetto con Mirotic e Voigtmann – analizza il coach – fa fatica in alcune partite, in altre, quelle vinte, siamo andati bene. Ma avendo poca pericolosità da tre, cerchiamo di farlo il più possibile. E’ quello che ha fatto meglio, numeri alla mano. Se faticano con gente più rapida bisognerebbe avere un’alternativa. Ci abbiamo provato, con Melli e Hines, e non siamo riusciti a creare vantaggi in attacco. Lì siamo stati anonimi, dobbiamo e possiamo far meglio”. E intanto il treno playoff si allontana.
Armani – Zalgiris 70-83
ARMANI: Lo 3, Shields 21, Mirotic 14, Melli 4, Voigtmann 4; Hall 11, Bortolani, Tonut 5, Ricci, Poythress 4, Hines 4. Coach: Messina
ZALGIRIS: Evans 19, Butkevicius 4, Ulanovas 20, Smits 16, Hayes 9; Lekavicius, Giedraitis, Dimsa 5, Lavrinovicius 2, Birutis 8. Coach: Maksvytis