Bologna, festa anche sotto canestro: la Virtus delle rimonte sorprende l’Europa
di Walter FuochiDaniel Hackett esulta dopo la vittoria contro l'Olympiacos
(eikon)Sarà l'aria di Bologna, mai buona come quest'anno. O saranno gli dei dei palloni, più propizi dei santi patroni, in questi giorni d'ansia per i mal di pietra della Garisenda, la torre piccola e pendente, simbolo cittadino accanto alla svettante Asinelli, oggi imbragata nel cantiere anti-crollo.
Calcio e basket
Sarà quello che nessuno sa spiegare, ed eccoli in fila allora i misteri gloriosi e gaudiosi dello sport che tracima trionfante dai portici. Quarto in classifica il Bologna calcio, oggi virtualmente in Champions, dopo vent'anni di stridor di denti. Seconda la Virtus basket in Europa, dietro il magno Real Madrid, davanti ad altre sedici. Di contorno, prima pure la Fortitudo, nella sua decaduta A2, in testa dall'avvio di stagione.
In casa un solo ko
Dando i numeri, 22 punti nella classifica di Eurolega, 11 partite vinte su 15, le ultime 4 di fila, 8 su 9 in casa, dopo il ko d'esordio con lo Zalgiris, alla Segafredo Arena si canta. La liturgia affratella quanto il gioco e così …
Sarà l'aria di Bologna, mai buona come quest'anno. O saranno gli dei dei palloni, più propizi dei santi patroni, in questi giorni d'ansia per i mal di pietra della Garisenda, la torre piccola e pendente, simbolo cittadino accanto alla svettante Asinelli, oggi imbragata nel cantiere anti-crollo.
Calcio e basket
Sarà quello che nessuno sa spiegare, ed eccoli in fila allora i misteri gloriosi e gaudiosi dello sport che tracima trionfante dai portici. Quarto in classifica il Bologna calcio, oggi virtualmente in Champions, dopo vent'anni di stridor di denti. Seconda la Virtus basket in Europa, dietro il magno Real Madrid, davanti ad altre sedici. Di contorno, prima pure la Fortitudo, nella sua decaduta A2, in testa dall'avvio di stagione.
In casa un solo ko
Dando i numeri, 22 punti nella classifica di Eurolega, 11 partite vinte su 15, le ultime 4 di fila, 8 su 9 in casa, dopo il ko d'esordio con lo Zalgiris, alla Segafredo Arena si canta. La liturgia affratella quanto il gioco e così ad ogni fine gara parte quell'"Amarsi ancora", ai tempi dei Cccp e di Gianna Nannini, usucapito dalla curva come proprio inno alla gioia. Sale all'ultimo minuto, quando la vittoria è certa, l'altra sera dopo l'ultimo secondo. Sul ring, l'Olympiacos era andato giù solo alla sirena: 69-67, sul ferro la tripla per portarla via.
Luca Banchi con il patron Zanetti
Banchi al posto di Scariolo
La vittoria ha molti padri e, così inattesa, letture diverse di una genesi tumultuosa. La stagione bianconera era partita tra scossoni tellurici. Era tornato in Serbia il mago Teodosic, icona adorata ma senza nessuno a inseguirla, e sul taglio del budget deciso da Massimo Zanetti, il signor Segafredo del caffè, s'era innestato il licenziamento prima del via di Scariolo, decoratissimo coach in carica. Eccesso di pessimismo, azzardando una sintesi (don Sergio opporrebbe realismo): si lacerarono così rapporti già logorati da una guerriglia quotidiana. Acqua sotto i ponti, ormai, corrente che non macina più. Quella in uso la fornisce ora Luca Banchi, chiamato a settembre per fresca forza di curriculum. Era appena stato il miglior coach dei Mondiali, guidandovi in alto la piccola Lettonia, gli chiesero di elettrizzare l'ambiente anche qui, agendo sulle depressioni in corso.
Conquistato subito il pantheon cittadino, pure qui la domanda rimbalza nell'altro campo. Meglio lui e il suo toscano ben sciacquato in Arno (meglio, nel grossetano Ombrone) o i sorrisi enigmatici del trappista Thiago Motta? Facile, meglio due che uno.
Una squadra da rimonta
La Virtus cui Banchi ha chiesto di non far calcoli e non porsi limiti è diventata quella delle rimonte. A volte riuscite, a volte no. Sempre tentate, da gente mai rassegnata, in quarti quarti bollenti. Il tavolo ribaltato martedì coi greci (dal -13 del primo tempo) s'era già rovesciato addosso al Barcellona (dal -16). Si può fare, sempre. "Mi avrebbe fatto dispiacere perdere senza giocare - le parole del coach -. Queste sono serate speciali, veder arrendersi fa male".
Guidano Belinelli, Hackett e Shengelia
Lo scheletro sono i vecchi, ben fuori dall'armadio. Belinelli che a 37 anni non la smette ancora di tirare da dio. Hackett che a 36 distilla il filo di gas dei primi tempi e le sgasate vincenti dei finali. Dunston che a 37 non segna mai, ma lo complica a qualsiasi nemico. Shengelia che a 32 presta al ruolo di leader il profilo da bassorilievo di guerriero assiro, battagliando in aree che dovrebbero schiacciarlo. Loro guidano, poi c'è l'energia giovane di Pajola e Cordinier, e gli altri a turno ad alternarsi da protagonisti, spesso riemergendo dai propri abissi. L'ultimo Dobric, il serbo che pareva smarrito e coi 10 punti nei 10' conclusivi ha allagato il Pireo. Fino a Polonara, la favola più dura: il cancro al testicolo, due mesi fa, l'intervento, il rientro. Di passo, per ora. La corsa verrà.