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Simone Sinagra nel segno di Maradona: “Io, il basket e il numero 10 dedicato a Diego”

Simone Sinagra, 19 anni 
Il playmaker della Gevi, 18 anni, ha messo a segno il primo canestro in A contro Brescia: sua zia è Cristiana Sinagra, madre di Diego jr
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Anche Napoli ha un numero 10. Si chiama Simone Sinagra, 19 anni, di ruolo playmaker della Gevi Napoli. Contro Brescia, alla seconda presenza stagionale, è arrivato anche il suo primo canestro in A, per l’ovazione del PalaBarbuto e la soddisfazione di una società molto attiva nel settore giovanile. E un legame con il Diez, padrone eterno della 10 del Napoli calcio, c’è: Simone è cugino di Diego Armando Maradona junior, sua zia è Cristiana Sinagra. “La 10 non è casuale”.

Ci racconti.
“Da ragazzo avevo una venerazione per Russell Westbrook e il suo numero 0. Ma dopo la morte di Maradona ho voluto prendere il numero 10. Ho un rapporto speciale con mio cugino, ho voluto dedicare il mio 10 al suo dolore e ora cercherò di portare sempre quello”.

Ha accettato una grande responsabilità.
“A Napoli è un numero venerato, lo vedi a ogni angolo di strada, sui muri, sulle bancarelle, dappertutto. È una grande responsabilità portarlo, lo so, ma è una responsabilità che da napoletano mi prendo volentier…

Anche Napoli ha un numero 10. Si chiama Simone Sinagra, 19 anni, di ruolo playmaker della Gevi Napoli. Contro Brescia, alla seconda presenza stagionale, è arrivato anche il suo primo canestro in A, per l’ovazione del PalaBarbuto e la soddisfazione di una società molto attiva nel settore giovanile. E un legame con il Diez, padrone eterno della 10 del Napoli calcio, c’è: Simone è cugino di Diego Armando Maradona junior, sua zia è Cristiana Sinagra. “La 10 non è casuale”.

Ci racconti.
“Da ragazzo avevo una venerazione per Russell Westbrook e il suo numero 0. Ma dopo la morte di Maradona ho voluto prendere il numero 10. Ho un rapporto speciale con mio cugino, ho voluto dedicare il mio 10 al suo dolore e ora cercherò di portare sempre quello”.

Ha accettato una grande responsabilità.
“A Napoli è un numero venerato, lo vedi a ogni angolo di strada, sui muri, sulle bancarelle, dappertutto. È una grande responsabilità portarlo, lo so, ma è una responsabilità che da napoletano mi prendo volentieri”.

È appassionato di calcio?
“Non di rado vado allo stadio Maradona con la mia famiglia e sono sceso in piazza per lo scudetto. Mio cugino Diego è un grandissimo appassionato di basket, segue Nba, Eurolega, in casa viene sempre a vedermi, mi è sempre stato molto vicino, mi ha sempre spinto a migliorare, a crescere, è una persona molto importante della mia vita”.

E il suo cognome è un peso?
“No, soprattutto quando gioco ho la capacità di non pensare a niente, di scrollarmi ogni paura. Spero di migliorare in fretta, sogno di giocare in Nazionale e in Eurolega, di diventare soprattutto la migliore versione di me stesso. Ma è un percorso lungo”.

Lei, Saccoccia e Bamba siete tutti prodotti del settore giovanile, elemento strategico della Gevi Napoli di Alessandro Dalla Salda e Pedro Llompart.
“La Gevi punta moltissimo sui giovani e sul vivaio: è una strategia di lungo percorso, che darà i frutti nei prossimi anni. Ma coach Milicic ci fa sentire importanti già ora, ci chiede applicazione, intensità, ci riempie di consigli, ci tiene molto in considerazione”.

Lo scudetto nella Napoli del basket, al tempo delle due grandi Milano e Bologna, sembra ancora una cosa lontana.
“Il percorso però è avviato, abbiamo colto una bellissima Final 8 di Coppa Italia, e un giorno chissà, non è vietato sognare. Per un napoletano, poi, vincere uno scudetto nel basket sarebbe qualcosa di mai visto prima”.

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