Nico Mannion, l’intervista: “A Varese respiro la storia, ma l’Nba resta un mio obiettivo”
di Cosimo CitoL’ultima coppa europea della gloriosissima Pallacanestro Varese è un racconto vecchio di 44 anni, ma ora la Openjobmetis ci riprova: ha vinto 81-80 la semifinale di andata di Europe Cup contro il Bahcesehir e mercoledì dovrà difendersi a Istanbul nel ritorno. In campionato Varese ha due vittorie di margine sulla zona salvezza. E da dicembre ha un Nico Mannion in più in un motore che va da inizio stagione a corrente alternata. “Il patron Luis Scola mi ha chiesto di inventare, di fare il mio basket, mi ha dato centralità. E questo per me è fondamentale”.
Mannion, riavvolgiamo il nastro: Golden State, le Olimpiadi, i due anni alla Virtus, la mezza stagione al Baskonia. E ora Varese.
“Ora sono qui, in un posto bellissimo per giocare a basket. Si sente la storia, il peso degli scudetti, dei trofei. E sin dal primo giorno ho ricevuto tantissimo sostegno. Il passato è l’esperienza che ti resta, che ti serve per essere un giocatore migliore”.
Differenze con Bologna?
“Beh, una: qui l’atmo…
L’ultima coppa europea della gloriosissima Pallacanestro Varese è un racconto vecchio di 44 anni, ma ora la Openjobmetis ci riprova: ha vinto 81-80 la semifinale di andata di Europe Cup contro il Bahcesehir e mercoledì dovrà difendersi a Istanbul nel ritorno. In campionato Varese ha due vittorie di margine sulla zona salvezza. E da dicembre ha un Nico Mannion in più in un motore che va da inizio stagione a corrente alternata. “Il patron Luis Scola mi ha chiesto di inventare, di fare il mio basket, mi ha dato centralità. E questo per me è fondamentale”.
Mannion, riavvolgiamo il nastro: Golden State, le Olimpiadi, i due anni alla Virtus, la mezza stagione al Baskonia. E ora Varese.
“Ora sono qui, in un posto bellissimo per giocare a basket. Si sente la storia, il peso degli scudetti, dei trofei. E sin dal primo giorno ho ricevuto tantissimo sostegno. Il passato è l’esperienza che ti resta, che ti serve per essere un giocatore migliore”.
Differenze con Bologna?
“Beh, una: qui l’atmosfera è casalinga, i tifosi non ti fermano solo per una foto, ma ti parlano, chiedono, ti fanno sentire uno di famiglia”.
La Virtus quanto è stata formativa per lei?
“Lì era dura dal punto di vista mentale e questo mi ha rafforzato. Anche il giocare poco o niente in alcune partite mi ha aiutato. Ora esco meglio dalle situazioni negative, un errore non è un peso, qui si può persino sbagliare “sorridendo”. Un errore è un’occasione di crescita”.
Ha superato definitivamente i problemi di salute del 2021?
“Ho avuto un’infezione allo stomaco prima delle Olimpiadi. A Tokyo avevo già perso 10 kg, ne ho persi altri 10 prima della fine dell’estate. Sono arrivato alla Virtus che pesavo 60 kg, lo staff medico è stato straordinario. Ora sto finalmente benissimo”.
Parigi 2024 dista un preolimpico da vincere a Porto Rico. Lei ci sarà?
“Se Pozzecco mi convocherà ci sarò al 100%. Alla maglia azzurra tengo da morire e mi piacerebbe tornare all’Olimpiade, farne una vera, col pubblico e senza i guai fisici che ho avuto tre anni fa. Col Poz il rapporto è magnifico ed è straordinario vedere quello che la squadra riesce a fare grazie alla forza che ci trasmette”.
Lei, figlio del grande Pace e della pallavolista Gaia Bianchi, è nato a Siena e ha vissuto negli Usa. Quanto si sente italiano e quanto americano?
“50 e 50. Mia madre ha sempre voluto tenere viva la cultura italiana in casa. Quando ho iniziato a parlare pronunciavo una frase in italiano e una in inglese, non avvertivo le differenze, mi sembrava la stessa lingua. Ho iniziato a leggere e scrivere in italiano solo due anni fa. I miei genitori vivono a Salt Lake City, i parenti di mia madre sono a Ostia”.
L’Nba è una storia finita per lei dopo la stagione ai Warriors?
“No, l’Nba sarà sempre un goal, come dite in italiano?, un obiettivo, ma ora sono qui, mi sono ritrovato”.
Steph Curry l’aveva preso sotto la sua ala.
“Un esempio, il primo ad andare in palestra al mattino e l’ultimo ad uscirne. Il mio mito è stato però Kobe Bryant e uno dei ricordi più belli che ho è una chiacchierata di 10 minuti con lui in italiano a Salt Lake City dopo una partita dei Lakers”.
Il Black Mamba e il Red Mamba.
“Già, già. La sua morte mi ha sconvolto”.