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Nicola Brienza, l’intervista al coach di Pistoia: “L’Nba è bellezza assoluta, ma preferisco l’Eurolega”

Nicola Brienza 
Il tecnico della squadra rivelazione della Serie A: “Milano e Bologna sono fortissime, le abbiamo battute con fortuna e talento. Con Metta World Peace ho capito che dietro il successo c’è sempre il lavoro”
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Nelle piazze e nei bar di Pistoia si è tornati a parlare di basket. E di due cose, soprattutto: come si rimontano 19 punti in un quarto e mezzo a Bologna, a casa sua? E come fa l’Estra Pistoia, con il budget più basso della Serie A, ad essere sesta, da neopromossa? A queste, e altre domande, risponde il coach Nicola Brienza. «Beh, è tornata l’allegria intorno ai canestri, la vittoria contro la Virtus ha creato tanto entusiasmo e ci ha dato la certezza della salvezza. Niente era scontato».

Nel 2020 la decisione della società di autoretrocedersi in A2 per problemi economici nonostante la salvezza conquistata sul campo. Da allora è stata una scalata, sempre da outsider.

«L’autoretrocessione, per quanto saggia e inevitabile, è stata molto sofferta dai tifosi. Ma c’era della brace che ardeva e siamo stati bravi a riaccendere il fuoco: sono arrivati Supercoppa e campionato di A2 in due anni».

Nelle piazze e nei bar di Pistoia si è tornati a parlare di basket. E di due cose, soprattutto: come si rimontano 19 punti in un quarto e mezzo a Bologna, a casa sua? E come fa l’Estra Pistoia, con il budget più basso della Serie A, ad essere sesta, da neopromossa? A queste, e altre domande, risponde il coach Nicola Brienza. «Beh, è tornata l’allegria intorno ai canestri, la vittoria contro la Virtus ha creato tanto entusiasmo e ci ha dato la certezza della salvezza. Niente era scontato».

Nel 2020 la decisione della società di autoretrocedersi in A2 per problemi economici nonostante la salvezza conquistata sul campo. Da allora è stata una scalata, sempre da outsider.

«L’autoretrocessione, per quanto saggia e inevitabile, è stata molto sofferta dai tifosi. Ma c’era della brace che ardeva e siamo stati bravi a riaccendere il fuoco: sono arrivati Supercoppa e campionato di A2 in due anni».

A giorni si dovrebbe concretizzare l’ingresso in società di una cordata americana capeggiata dall’ex giocatore, anche di Pistoia, Ron Rowan. Una buona promessa di futuro.

«Anche di questo si parla molto in città. Il futuro sembra promettente e ho una gran voglia di capire che tipo di ambizioni ci saranno».

In A, da 4 anni, c’è la diarchia Milano-Bologna. Voi le avete battute entrambe a casa loro.

«La forza prorompente delle due è stata da traino per tutti per cercare di migliorarsi. C’era chi poteva aumentare i propri budget e chi come noi ha dovuto massimizzare tutto il massimizzabile. Lo sport è fatto di valori tecnici, di campo, ma anche del piacere di vincere con la programmazione, la lungimiranza e il lavoro».

Lei, classe 1980, è canturino: un destino inevitabile, il basket?

«Da bambino ero più alto della media dei miei coetanei e nelle grandi piazze del basket, quando è così, finisci subito nel mirino delle società cestistiche. Ho lasciato per un infortunio a 19 anni e da allora mi sono messo a studiare. A Cantù ho avuto grandi maestri e ho fatto incontri fortunati».

Trinchieri, Dalmonte, Sacripanti.

«Ho cercato di rubare un po’ del mestiere da loro. E nel 2015 ho allenato, da assistente, Metta World Peace, come allora si era ribattezzato Ron Artest».

Leggenda Nba con Bulls e Lakers soprattutto.

«Di lui ho un bellissimo ricordo per la persona prim’ancora del giocatore. Capisci, di fronte a un campione così, che poco dipende dal caso: dietro c’è lavoro, lavoro e lavoro».

Torniamo alla domanda iniziale: come si recuperano 19 punti a Bologna un quarto e mezzo?

«Non l’abbiamo mai data per persa nonostante un break iniziale di 12-0 che ci siamo portati dietro a fasi alterne fino all’ultimo quarto. Ma mi sono accorto che nella partita stavamo giocando, ribattevamo colpo su colpo. Fortuna e talento».

Gianluca Della Rosa, il capitano, veterano e pistoiese, rispecchia la vostra natura.

«Il mio basket è fatto di applicazione, difesa, umiltà, capacità di sacrificarsi per la causa del collettivo: questo crea le condizioni per poter poi, nella metà campo offensiva, liberare il talento che abbiamo. Gianluca è l’esempio lampante di un basket fatto di sacrificio e passione: tutti hanno un ruolo chiaro e in quello, con le proprie qualità e i propri limiti, si prova a dare il massimo».

Quanta parte della sua giornata occupa il basket?

«Vivo tra la palestra e la scrivania: lì, al video e al computer, si lavora e si studiano gli avversari. Ma lavoriamo anche molto su noi stessi, per provare a migliorarci sempre».

Nba o Eurolega?

«Per un allenatore europeo è più formativa naturalmente l’Eurolega: è un basket che rispecchia quello che proviamo a fare noi nel nostro quotidiano, fatto di tattica, difesa, letture e intuizioni in campo e in panchina. Nell’Nba però ci sono le individualità dominanti e nel vedere giocare quelli forti percepisci e impari sempre qualcosa di interessante. Una bellezza pura e assoluta, non riproducibile al di qua dell’Oceano».

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