Ron Rowan, il nuovo proprietario di Pistoia Basket: “Giocavo qui, quando mi hanno proposto il club mi è esploso qualcosa dentro”
di Cosimo CitoPISTOIA — Era il 1989 quando Ron Rowan approdò per la prima volta nella sua vita a Pistoia con il complicato compito di sostituire Joe Bryant, il padre di Kobe. Le mani del “Marine” produssero meraviglie, arrivò l’A1, e lui divenne capopopolo nel gioco dei canestri, mai arrivato a quei livelli in questo angolo di Toscana. Domenica sera, quando l’Estra ha battuto in volata Reggio Emilia e si è consolidata in zona play-off, c’era anche Rowan.
Camicia bianca, selfie con i tifosi di oggi e quelli di ieri, quelli che, dice lui, «non mi hanno mai dimenticato. Sono rimasto travolto, è stato toccante». Rowan sarà tra pochissimo il nuovo presidente della Pistoia Basket 2000: mancano solo alcune pratiche burocratiche, mentre è già realtà il closing da parte della cordata americana, ora proprietaria del pacchetto di maggioranza del club. Una proprietà Usa nel basket italiano non è un fatto nuovissimo, non straordinari i precedenti: il paisà Pasquale Caputo durò pochi mesi nell’Olimpia a cavallo…
PISTOIA — Era il 1989 quando Ron Rowan approdò per la prima volta nella sua vita a Pistoia con il complicato compito di sostituire Joe Bryant, il padre di Kobe. Le mani del “Marine” produssero meraviglie, arrivò l’A1, e lui divenne capopopolo nel gioco dei canestri, mai arrivato a quei livelli in questo angolo di Toscana. Domenica sera, quando l’Estra ha battuto in volata Reggio Emilia e si è consolidata in zona play-off, c’era anche Rowan.
Camicia bianca, selfie con i tifosi di oggi e quelli di ieri, quelli che, dice lui, «non mi hanno mai dimenticato. Sono rimasto travolto, è stato toccante». Rowan sarà tra pochissimo il nuovo presidente della Pistoia Basket 2000: mancano solo alcune pratiche burocratiche, mentre è già realtà il closing da parte della cordata americana, ora proprietaria del pacchetto di maggioranza del club. Una proprietà Usa nel basket italiano non è un fatto nuovissimo, non straordinari i precedenti: il paisà Pasquale Caputo durò pochi mesi nell’Olimpia a cavallo del Duemila, mentre Trieste è tornata in A2 con la nuova proprietà Usa.
Mai prima, però, un ex giocatore americano era diventato presidente di una società di basket italiana. «L’idea» spiega Rowan «è nata durante il Covid. Sono rimasto in contatto con l’agente che avevo quando giocavo. Al tempo la Virtus Roma era in una situazione complicata e tramite lui mi avevano chiesto se conoscessi qualcuno per salvare il club. Avevo identificato una persona che poi si è tirata indietro all’ultimo istante. Due estati fa il mio agente mi ha parlato di Trieste e io ho creato la connessione con l’attuale proprietario, Richard De Meo. Il mio agente mi ha poi parlato di Pistoia, mi è esploso qualcosa dentro. E mi sono detto “eccomi, sono pronto”. È stato un lungo viaggio, ma ora rieccomi qui».
Nella pancia del PalaCarrara Rowan alterna un ottimo italiano allo slang americano. E non ha dimenticato nulla dei suoi tre anni pistoiesi. «La cosa speciale qui è la gente, è la passione che la città riversa in questo sport. Sono tornato al palazzetto ed è come se non fossi mai andato via. Mi hanno fatto sentire a casa. E che ricordi con Valerio Crippa, Dan Gay. Anni speciali». Rowan vuole ora una Pistoia che «diventi squadra costantemente nei play-off, quel mondo a parte in cui può davvero succedere di tutto. E voglio che la nuova Pistoia abbia una solida base di giovani toscani. Un vivaio florido che consenta ai talenti di questa regione di non emigrare a Milano, Bologna o altrove».
Ambizioni chiarissime, già nell’immediato: «Speriamo di giocare questi play-off. Finora abbiamo vissuto un campionato fantastico, siamo sesti, abbiamo battuto sul loro campo Milano e Bologna. Dopo aver perso le prime 4 partite, ne abbiamo vinte 14 delle successive 22. Una media straordinaria per una neopromossa». Rowan vivrà in città sin dal prossimo mese, «altrimenti non avrebbe avuto senso questo investimento, voglio vivere da dentro questa bellissima storia». Ma perché un americano investe nel basket italiano? «Per l’atmosfera che c’è nei vostri palazzetti». Good luck, mr. President.