La seconda stagione Nba di Simone Fontecchio è finita il 17 marzo contro i Miami Heat. “Una banale caduta sull’ultima azione d’attacco” racconta in call dagli Usa l’ala pescarese dei Detroit Pistons, “ho sbattuto l’alluce sinistro in un modo insolito, l’ho sbattuto forte. All’inizio pensavamo fosse solo una botta. Sto ancora combattendo. Sono interessati un paio di legamenti a livello delle ossa sesamoidi, dovrò continuare a lavorarci per tornare sano”. Così, un mese prima del tempo, si è chiusa l’annata Nba di Tek 19, così lo chiamano i tifosi dei Pistons, la peggior squadra (14 vinte e 68 perse) del miglior campionato di basket dell’universo.
"Qui bisogna lavorare e sapere aspettare”
Il passaggio a febbraio da Utah a Detroit, benché doloroso per i modi bruschi in cui è avvenuto, ha però regalato a Fontecchio una centralità che prima non aveva: nelle 16 partite giocate con la squadra del Michigan ha viaggiato a 15.4 punti, 4.4 rimbalzi e 1.8 assist in 30.3 minuti di media, partendo per nove volte nel quintetto base. Abbastanza per sentirsi, ancora di più, un giocatore Nba. "La cosa più importante qui è essere fortunati ad avere un’opportunità e di conseguenza saperla sfruttare. Dietro c’è tanto lavoro, la capacità di saper soffrire, di saper aspettare. A questo mi hanno abituato paradossalmente i miei anni in Italia. A Milano, l’ultimo anno soprattutto, avevo giocato pochissimo, ma lavorato tantissimo. E tutto questo mi è servito per imparare ad aspettare il mio momento”.
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“Alla Nazionale penserò appena risolto il problema all’alluce”
Ora c’è l’orgoglio di appartenere a un pianeta dei canestri sognato sì, ma conquistato piuttosto tardi, a 26 anni, dopo una gavetta infinita e passaggi complicati, tra Alba Berlino e Baskonia: "Anche mettere la divisa di una squadra Nba, e persino i calzini è una cosa meravigliosa. Così come giocare al Madison Square Garden o, come è capitato a me, battere i Golden State Warriors con un tiro allo scadere”.
Il momento di vera evoluzione per Fontecchio è arrivato in azzurro, nel 2021, tra il Preolimpico vinto a Belgrado e l’Olimpiade da opzione d’attacco numero uno per l’Italia. Ora questo alluce si mette di traverso, però, sulla strada del possibile ritorno ai Giochi: “Sono molto concentrato su questo problema, non mi sento di dire nulla al momento. Tornerò tra poco in Italia e una volta risolto questo piccolo guaio, penserò alla Nazionale”.
"Annata dura, ma tra questi giganti posso starci anche io”
Il largo sorriso s’increspa, una nuvola azzurra passa sullo schermo. Impossibile immaginare un’Italia, ora, senza Fontecchio. "L’annata mi ha messo a dura prova, mi ero proposto di essere zen, distaccato da tutto, e poi a metà stagione i Jazz mi hanno girato ai Pistons. Quando è successo è stata tosta: non vedo mia figlia da due mesi, non è stato facile. Sono perfettamente consapevole che questo fa parte di questo mondo, ma poi si va avanti”. E si arriva fino ai 27 punti contro Dallas, massimo in carriera in Nba, al poter dire “qui, tra questi giganti del basket, posso starci anch’io”. “La cosa migliore è aver dimostrato di essere un giocatore affidabile in qualsiasi contesto. Sono sempre riuscito a rendere e a essere una valida opzione per i miei allenatori. Ma a Detroit mi arrivano più palloni, quindi meglio così”.