Mark Daigneault, chi è l’allenatore di Oklahoma coach dell'anno Nba
dal nostro inviato Massimo BasileNEW YORK - Quando gli hanno comunicato di essere stato appena nominato coach Nba dell’anno, Mark Daigneault ha detto che non aveva programmato nessuna celebrazione. Era vero. Pochi minuti dopo la troupe di un canale televisivo lo ha ripreso mentre era in hotel, a New Orleans, in vista della preparazione di gara 4 contro i Pelicans.
Una scalata sottotraccia
Daigneault, il più giovane coach a vincere il titolo di migliore allenatore dell’anno dai tempi di Doc Rivers, quando venne nominato nel 2000 all’età di 38 anni, è il paradigma della gloria silenziosa, che arriva sottotraccia. senza fuochi d’artificio, senza champagne, senza titoloni. Se questo coach di 39 anni, nato in Massachusetts, fosse un’insegna di un cinema, quell’insegna sarebbe spenta, o almeno qualche lettera fulminata. Eppure i numeri lo avevano già indicato come il favorito e, a vedere meglio la sua storia, non è un grigio esecutore di schemi.
La crescita di Oklahoma
Daigneault ha vinto dopo aver quidato gli Oklahom…
NEW YORK - Quando gli hanno comunicato di essere stato appena nominato coach Nba dell’anno, Mark Daigneault ha detto che non aveva programmato nessuna celebrazione. Era vero. Pochi minuti dopo la troupe di un canale televisivo lo ha ripreso mentre era in hotel, a New Orleans, in vista della preparazione di gara 4 contro i Pelicans.
Una scalata sottotraccia
Daigneault, il più giovane coach a vincere il titolo di migliore allenatore dell’anno dai tempi di Doc Rivers, quando venne nominato nel 2000 all’età di 38 anni, è il paradigma della gloria silenziosa, che arriva sottotraccia. senza fuochi d’artificio, senza champagne, senza titoloni. Se questo coach di 39 anni, nato in Massachusetts, fosse un’insegna di un cinema, quell’insegna sarebbe spenta, o almeno qualche lettera fulminata. Eppure i numeri lo avevano già indicato come il favorito e, a vedere meglio la sua storia, non è un grigio esecutore di schemi.
La crescita di Oklahoma
Daigneault ha vinto dopo aver quidato gli Oklahoma Thunder a una stagione regolare fatta di 57 vittorie su 82, e subito dopo ha chiuso sul 4-0 la serie con i New Orleans Pelicans. La sua ascesa è stata graduale ma chiara: è diventato capo coach quattro stagioni fa, e con lui i Thunder sono passati da 22 vittorie il primo anno, a 24 quello successivo, poi a 40 e ora 57 e con la seconda squadra più giovane di tutto il campionato. Prima aveva guidato le riserve, gli Okc Blue.
L’anno in cui debuttò come capo coach dei Blue, nel 2014, ha portato la squadra B a vincerne 28 su 50, il miglior risultato degli ultimi tredici anni. Un giorno, dopo una partita in cui i suoi ragazzi avevano perso trenta palloni, Daigneault aveva deciso di mettere tutti gli errori in un unico filmato da mostrare al primo allenamento. Solo che come colonna sonora aveva scelto una canzone di Bruce Springsteen. “Beh - spiegò ai giocatori - se devo riguardarmi trenta palle perse, almeno voglio sentire la musica di Bruce”.
Gli insegnamenti della madre
L’uomo prende seriamente l’idea che possa entrare nella mente dei giocatori. Ha imparato ad allenare molto presto. Cresciuto a Leominster, a un’ora da Boston, è rimasto molto legato alla madre, un’insegnante di sostegno, che gli ha trasmesso la capacità di comunicare con tutti, cercare un contatto anche quando le persone si chiudono dentro un muro e lavorare in silenzio, senza mai smettere di crederci. “Credo - ha raccontato una volta - di aver portato in panchina la passione nell’insegnare di mia madre. Serve empatia e molta, molta pazienza”. “Io - aveva aggiunto - ammiro chi è in grado di parlare a X e a O tutto il giorno e di farlo senza perdere l'entusiasmo”.
Springsteen e Obama i riferimenti
I suoi riferimenti sono, okay, Springsteen, il santone del football Bill Belichick, l’uomo dei titoli dei New England Patriots, e l’ex presidente Barak Obama. Dal Boss dice di aver preso la determinazione, da Belichick la capacità di ottenere il massimo dalla squadra. Da Obama l’idealismo. “Ci sono molte cose sbagliate in questo Paese - ha confessato - eppure Obama non ha mai perso il suo idealismo. Questo è ciò che fa la differenza ed è ciò che vorrei mettere in pratica. Non cambiare la visione delle cose anche quando le cose andranno male”. Non lo ha fatto quando, quattro anni fa, aveva tra le mani una squadra di ragazzini, tutti presi al draft. E tantomeno adesso che lo seguono come un capo. Le difficoltà prima o poi arriveranno, ma quel momento sembra lontano.