New York - Due anni fa, solo lacrime. Stavolta, solo coriandoli. Il 16 giugno 2022 i Celtics persero il titolo in casa contro Golden State. Il 17 giugno si sono laureati campioni. Il basket toglie e restituisce. A fine partita Jayson Tatum urla “We did it”, ce l’abbiamo fatta, dopo aver pianto tutte le lacrime di gioia, mentre il figlio lo stringeva attaccato alle gambe. I Celtics vincono gara 5, travolgono i Dallas Mavericks 106-88 e diventano la franchigia Nba con più titoli (18). Staccano i Los Angeles Lakers e conquistano l’anello dopo sedici anni.
Coach Joe Mazzulla aveva già deciso cosa avrebbe fatto in caso di vittoria: non andrà a Disney World, ma in Terra Santa. “Cammineremo da Gerico a Gerusalemme”, aveva promesso. “E sarà il nostro modo di riconnetterci. Quando siamo andati l’anno scorso, ci eravamo fermati lungo questa montagna sul lato della valle di Kidron. L’unico modo in cui Gesù poteva andare da Gerico …
New York - Due anni fa, solo lacrime. Stavolta, solo coriandoli. Il 16 giugno 2022 i Celtics persero il titolo in casa contro Golden State. Il 17 giugno si sono laureati campioni. Il basket toglie e restituisce. A fine partita Jayson Tatum urla “We did it”, ce l’abbiamo fatta, dopo aver pianto tutte le lacrime di gioia, mentre il figlio lo stringeva attaccato alle gambe. I Celtics vincono gara 5, travolgono i Dallas Mavericks 106-88 e diventano la franchigia Nba con più titoli (18). Staccano i Los Angeles Lakers e conquistano l’anello dopo sedici anni.
Coach Joe Mazzulla aveva già deciso cosa avrebbe fatto in caso di vittoria: non andrà a Disney World, ma in Terra Santa. “Cammineremo da Gerico a Gerusalemme”, aveva promesso. “E sarà il nostro modo di riconnetterci. Quando siamo andati l’anno scorso, ci eravamo fermati lungo questa montagna sul lato della valle di Kidron. L’unico modo in cui Gesù poteva andare da Gerico a Gerusalemme era attraverso questa valle. E quando ci ho pensato mi sono detto: devo fare quel percorso”. Devoto cattolico, alla sua seconda stagione come capo coach di Boston, ha portato una dimensione mistica al basket. Anche troppo: nel novembre 2022 un giornalista gli comunicò che al Td Garden c’erano il principe William e la principessa Kate, solo che non glielo disse proprio in questo modo. Ma: “domanda non di basket, se avessi la possibilità di incontrare la famiglia reale e fosse qui nell’arena, cosa faresti?” “Gesù, Giuseppe e Maria?”, aveva chiesto Mazzulla serio. “No, il principe e la principessa del Galles”. “Oh, no, io conosco solo una famiglia reale, non parlo delle altre”.
Con queste basi ultraterrene, come sarebbe potuta finire la stagione per la squadra prima nel ranking? Nel caso non fossero stati chiari i segnali, la partita decisiva si è chiusa a due decimi dalla fine del secondo quarto, quando Payton Prichard, entrato dalla panchina, ha tirato da prima della metà campo. Il tiro più lungo in una gara di finale degli ultimi venticinque anni. Il pallone è entrata nella retina senza neanche sfiorare il ferro, per il 67-46 con cui le due squadre sono rientrate negli spogliatoi. Su quel +21 si è giocato solo per arrivare alla fine, con Boston avanti di venticinque (75-50) e le aree svuotate di tutto. È stato un continuo corri e tira. Restava da capire solo chi sarebbe stato eletto miglior giocatore delle finali: è stato un duello tra Jayson Tatum e Jaylen Brown, le due star. Il primo ha finito con 31 punti e 11 assist, Brown si è fermato a 21, ma alla fine è stato premiato come Mvp, vero uomo ovunque in queste finali, in difesa e attacco, al rimbalzo e quando il pallone bruciava. Tatum è apparso un po’ deluso. Quando ha sentito il nome del compagno, ha applaudito, poi ha sollevato per un attimo la visiera del cappellino. C’è di peggio. Per esempio Dallas: si è retta sui soliti due, Luka Doncic (28 punti e 12 rimbalzi) e Kyrie Irving (15 e 9 assist), ma non c’è mai stata partita, e forse neanche tecnicamente una vera finale. Troppo divario.
Da ora in poi smetteremo di aspettare Boston, perché adesso è sola in testa per anelli vinti, e i media americani la pianteranno di mettere ogni volta Al Horford al secondo posto nella classifica dei giocatori con più partite giocate in Nba senza vincere nulla: Karl Malone è arrivato a 193, e nessuno vuole togliergli il primato. Al Horford era arrivato a 186. Anche lui adesso è nella storia. A 38 anni è diventato il 48° giocatore di sempre a vincere un titolo universitario e uno Nba e il primo domenicano a diventare campione.
Quando gli hanno chiesto cosa provasse, lui ha sollevato l’indice al cielo e scandito tre parole: “Gloria a Dios”. A Gerico, Mazzulla sarà in buona compagnia.