Fama, soldi, successo. Quando hai tutto cosa vuoi? Un ultimo sogno: essere unico, diverso dagli altri, creare una dinastia. Vuoi tenere tuo figlio per mano, passargli la palla, soprattutto se tu un padre che ti proteggesse non l’hai mai avuto. E suo papà? gli chiesero un giorno. "Non so, non lo conosco, qualcuno di molto lontano". Far away, disse proprio così. James infatti è il nome della madre Gloria che lo ebbe a 16 anni.
LeBron l’aveva anticipato due anni fa: "Dove sarà Bronny, lì sarò io". Sarebbe stato più giusto dire il contrario, ma un padre che segue il figlio è il domani che si allunga e non il passato che si restringe. E ora nella stessa squadra di James ce ne saranno due per la ditta (scrivere premiata è prematuro) LeBron&Bronny. Los Angeles sogna, Hollywood anche: il popolo del basket ha finalmente…
Fama, soldi, successo. Quando hai tutto cosa vuoi? Un ultimo sogno: essere unico, diverso dagli altri, creare una dinastia. Vuoi tenere tuo figlio per mano, passargli la palla, soprattutto se tu un padre che ti proteggesse non l’hai mai avuto. E suo papà? gli chiesero un giorno. "Non so, non lo conosco, qualcuno di molto lontano". Far away, disse proprio così. James infatti è il nome della madre Gloria che lo ebbe a 16 anni.
LeBron l’aveva anticipato due anni fa: "Dove sarà Bronny, lì sarò io". Sarebbe stato più giusto dire il contrario, ma un padre che segue il figlio è il domani che si allunga e non il passato che si restringe. E ora nella stessa squadra di James ce ne saranno due per la ditta (scrivere premiata è prematuro) LeBron&Bronny. Los Angeles sogna, Hollywood anche: il popolo del basket ha finalmente la sua royal family. È la prima volta che l’America dell’Nba piazza sotto canestro padre e figlio con la stessa maglia, quella dei Lakers. Sarà un family business con capostipite e primogenito: LeBron, 39 anni, Bronny 19. Il campione che tutto può, 22 stagioni, 4 titoli Nba, con la matricola che finora non ha potuto niente. Scommettiamo sul fermo immagine da D-Day su quando i due si passeranno la prima palla?
Bronny operato per un’anomalia cardiaca
Bella favola, ma a stropicciarla le pieghe non vanno a posto. Un po’ come quando da ragazzi a giocare sempre era il padrone del pallone. Bronny è stata la 55ª scelta (su 58) dei Lakers al secondo turno del draft. A luglio dell’anno scorso ha avuto un collasso in palestra, rianimato, è stato operato per un’anomalia cardiaca, prima di essere autorizzato a riprendere l’attività agonistica a fine novembre. È una guardia, s’impegna tanto, lavora duro, ma i risultati non sono brillanti: 4,8 punti di media, percentuale al tiro mediocre (37%), 19,3 minuti giocati in 25 partite. Detto in parole: è basso (1.86), non fa canestro, non sa fare il regista. In sintesi: inadatto alla Nba. Ma il suo manager Rich Paul, lo stesso di LeBron, e anche marito della cantante Adele, è uno che lo showbiz lo conosce bene. Infatti la notizia non è "Bronny James arriva ai Lakers", ma "LeBron James resta ai Lakers". Questa notte alle 23 ora italiane scade l’ultimo anno di contratto della superstar americana: può riattivarlo a 51 milioni di dollari (47,6 milioni di euro) o rinunciare e ricontrattarne un altro da free agent con altre squadre. Ma se LeBron vuole giocare con il figlio, come ha sempre detto, dovrà restare. Soprattutto ora che i Lakers, anzi James, hanno scelto il nuovo coach: J.J. Redick, ex giocatore, nessuna esperienza di allenatore, ma autore di un podcast. Con chi? Ma con LeBron naturalmente. Non tutti sono convinti che l’assist di famiglia sia una buona scelta. Piuttosto contrario Dino Meneghin, icona del basket italiano, che si è trovato in una situazione simile: "Quando mio figlio Andrea aveva 16 anni, mi avevano proposto di farlo giocare a Varese, nella mia squadra, però lo trovavo molto difficile dal punto di vista psicologico. La pressione sarebbe stata terribile: per lui, verso di lui e contro di lui. Ho preferito non farlo, per lasciarlo più tranquillo e più libero. L’idea di LeBron con Bronny è bella. In America sono bravi, ma per me è un’operazione commerciale. Sono felice per lui e per il figlio, speriamo che il ragazzo si comporti bene e faccia vedere che sta lì non per il nome, ma perché è bravo. La carriera di Andrea, oro agli Europei ’99, dimostra che la mia scelta è stata giusta. Non ha vinto come figlio, ma come atleta".
Appuntamento il 12 luglio a Las Vegas
Bella storia quella dei due James, meglio di Re Leone, super favorita al botteghino, ma a rischiare il crollo è soprattutto Bronny, schiacciato da un’ombra e da un confronto ingiusto. Appuntamento il 12 luglio a Las Vegas per la pre-season dove i due potrebbero esordire in campo insieme. Bella soddisfazione per LeBron che con il signor Anthony McClelland (suo padre biologico), spesso in carcere, non ha mai potuto giocare. Resta solo da vedere se lo dovremo chiamare papà o Papa James.