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Eurolega al via, Milano e Bologna cercano gloria nella Champions dei canestri

Il Panathinaikos festeggia la conquista dell'Eurolega 2024 

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L’Olimpia inizia il suo cammino da Montecarlo, la Virtus ospita in casa Efes. Per entrambe l’obiettivo è un posto nei play-off
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Tutto vero. Vent’anni fa alla coppa ci si iscriveva per vincerla, adesso per partecipare. E’ cambiata lei, siamo cambiati noi, procedendo in ostinate direzioni opposte: l’Eurolega sempre più in alto, l’Italbasket sempre più in basso. Eppure la Champions del basket prossima al via resta, per qualità di spettacolo, il meglio che c’è, appassionante e sfibrante maratona di 34 partite per tutti, più playoff per le prime otto e Final Four per le elette. Nba esclusa o Nba compresa? Segue dibattito, volendo. I gusti dividono.

La scommessa dell’Olimpia

Milano parte giovedì da Montecarlo, Bologna venerdì in casa, contro l’Efes Istanbul. Bandierine tricolori piantate sulla mappa continentale, corrono, o camminano, per i traguardi volanti: un posto nei play-off, che all’ultima edizione fu mancato da entrambe. Issandosi al bagnomaria dei play-in, la Virtus si consolò meglio dell’Olimpia, che transitava già bocciata a gennaio. Che quell’Armani sia stata poi sbaraccata discende da allora, non d…

Tutto vero. Vent’anni fa alla coppa ci si iscriveva per vincerla, adesso per partecipare. E’ cambiata lei, siamo cambiati noi, procedendo in ostinate direzioni opposte: l’Eurolega sempre più in alto, l’Italbasket sempre più in basso. Eppure la Champions del basket prossima al via resta, per qualità di spettacolo, il meglio che c’è, appassionante e sfibrante maratona di 34 partite per tutti, più playoff per le prime otto e Final Four per le elette. Nba esclusa o Nba compresa? Segue dibattito, volendo. I gusti dividono.

La scommessa dell’Olimpia

Milano parte giovedì da Montecarlo, Bologna venerdì in casa, contro l’Efes Istanbul. Bandierine tricolori piantate sulla mappa continentale, corrono, o camminano, per i traguardi volanti: un posto nei play-off, che all’ultima edizione fu mancato da entrambe. Issandosi al bagnomaria dei play-in, la Virtus si consolò meglio dell’Olimpia, che transitava già bocciata a gennaio. Che quell’Armani sia stata poi sbaraccata discende da allora, non dal cronometraggio delle gelide telefonate di giugno. Citofonare Melli, per i più distratti. Capitano ripudiato. Ettore Messina ha rinunciato a varare un’altra Armani destinata a stare nel gruppo in seconda fila (e finire peggio). Ha ringiovanito (ringiovanendo a sua volta), scommettendo su tanta beata gioventù: Dimitrijevic, Bolmaro, Nebo, il suo asse play-pivot. Il rischio allarga la forbice: potrà sgomitare fino alla prima fila o sprofondare alla terza. Chi ne raccoglie le vibrazioni segrete avverte che la sfida l’intriga e lo carica.

Ettore Messina (eikon)

Anche Bologna è per metà nuova

Pure Luca Banchi a Bologna ha cambiato mezza Segafredo, accostando con entusiasmo l’improba saldatura dei due blocchi di veterani ed esordienti, anche se lo contraria parecchio partire zoppo, monco nella skyline di un centro (Cacok ai box in riparazione, nessuno per ora dal mercato). Ha tanti esterni, e tanto diversi. Proverà a pensare che il gioco è in mano loro. Se chili e muscoli basteranno.

La novità del salary cap

L’Eurolega che non piace a chi non l’ama è un torneo borioso e soprattutto sbilenco, che allinea club primattori e club figuranti. Ma è così sempre ed ovunque. Non gode di ricambi più copiosi la Champions del calcio, che ha vertici ogni anno simili a se stessi, pur con diverse regole d’ingaggio. Ricchezza e nobiltà non s’inventano, il valore dei club si lega a tradizione e soprattutto censo, soffrendo di sbandate solo episodiche. Le protagoniste annunciate d’autunno raramente mancano di farsi trovare ancora in campo a primavera. E mentre il calcio ha già indossato l’abito della vituperata Superlega senza dirlo in giro (la vera partita non è il format del torneo, è chi ne brevetta la formula e presidia la cassa), l’Eurolega introduce il salary cap scopiazzato dalla Nba per livellare le concorrenti. A regime fra un paio d’anni, se va bene smusserà le distanze: inutile illudersi che le azzererà. Il gruppo delle diciotto elette ha iscrizione garantita, o quasi, come un circolo privato d’elite. Tredici proprietari e una manciata di inviti.

Luca Banchi durante un time out della Virtus (eikon)

Il diritto sportivo in secondo piano

In linea etica, la scomparsa del diritto sportivo offende: in due parole, vincere il campionato in patria non garantisce il posto nella Coppa dei Campioni. In linea pratica, poco altera il cast delle migliori d’ogni paese. Le garantite arriverebbero davanti anche nella corsa al posto in palio. Non sempre, ma quasi sempre, e il quasi contiene anche i piccoli miracoli stagionali che, promossi dai campionati nazionali, spesso mandano scafi sugli scogli della coppa. Sfasciarsi poi fa male ben oltre il naufragio.

Piuttosto, meno digeribile della lista chiusa risulta allo spettabile pubblico il doppio elenco che separa club azionisti e club ammessi per gentile concessione. Il sentore che la legge non sia uguale per tutti si riflette inevitabilmente nelle faccende di campo. Sudditanze e dintorni intossicano sospetti persistenti che i figli di un dio minore non scattino dalla stessa linea di partenza.

Quelle serate speciali

Eppure ci piace, l’Eurolega. Ci conquista. Anche senza averci obiettivi forti, rinchiuse oltre metà delle concorrenti nel limbo che mai le farà salire fino al tetto, non si può levare a nessuno il gusto delle serate speciali, quelle che ogni tifoso da campo o da divano vive accanto alla sua squadra quando ospita avversarie che hanno nome e marchio incisi nel mito. Una vittoria su Real o Panathinaikos, Fenerbahce e Olympiacos, le favorite dell’edizione al via, scolpisce memorie durature, anche se quel successo promuove solo un decimo posto anziché un dodicesimo. Allo sport si assiste per passione cercandovi emozione. L’Eurolega ha sfondato lì. Serve in tavola notti magiche, non solo partite di quaranta minuti.

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