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Peppe Poeta, Brescia e il ritorno a Milano: “Lavorare con Messina è stato come studiare ad Harvard. Il mio basket per divertire e divertirci”

Peppe Poeta 

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Intervista al coach della Germani, miglior attacco del campionato di Serie A, ospite al Forum di Assago nella terza giornata: “Il campionato italiano è il secondo migliore in Europa”
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Il basket champagne della Germani Brescia ha un nome, un cognome e soprattutto una lettera: la P. Coach P, dalle parti del primo posto della classifica, è Peppe Poeta: nelle prime due giornate Brescia ha sempre vinto ed è la squadra con più punti segnati, 213, 106 di media divisi tra il 118-94 inflitto a Varese (record per il club in A) e il 95-93 in trasferta a Scafati. Domenica 13, contro Milano, è già il test massimo possibile. E per Poeta, per due anni assistente in panchina di Ettore Messina, è un ritorno a casa.

Con Brescia è già idillio, Poeta?

“Devo dire che la città negli ultimi anni si è abituata bene, l’anno scorso la Germani è arrivata in semifinale scudetto. È vero, percepisco entusiasmo e affetto nei miei confronti e questo mi permette di lavorare con serenità. Devo solo ringraziare la società per la vicinanza e per il supporto che mi dà e per aver creduto in me. Non abbiamo obiettivi a lungo termine, cerchiamo di fare il massimo. Con il diktat di divertirci e provare a …

Il basket champagne della Germani Brescia ha un nome, un cognome e soprattutto una lettera: la P. Coach P, dalle parti del primo posto della classifica, è Peppe Poeta: nelle prime due giornate Brescia ha sempre vinto ed è la squadra con più punti segnati, 213, 106 di media divisi tra il 118-94 inflitto a Varese (record per il club in A) e il 95-93 in trasferta a Scafati. Domenica 13, contro Milano, è già il test massimo possibile. E per Poeta, per due anni assistente in panchina di Ettore Messina, è un ritorno a casa.

Con Brescia è già idillio, Poeta?

“Devo dire che la città negli ultimi anni si è abituata bene, l’anno scorso la Germani è arrivata in semifinale scudetto. È vero, percepisco entusiasmo e affetto nei miei confronti e questo mi permette di lavorare con serenità. Devo solo ringraziare la società per la vicinanza e per il supporto che mi dà e per aver creduto in me. Non abbiamo obiettivi a lungo termine, cerchiamo di fare il massimo. Con il diktat di divertirci e provare a divertire”.

Brescia somiglia a lei da giocatore: la fantasia al potere.
“Proviamo a giocare un basket brillante, divertente: ma so bene che questo non basta, dobbiamo crescere. Queste due giornate ci hanno però dato la percezione di quello che possiamo essere e ci hanno però fatto vedere le cose in cui dobbiamo migliorare. Buono l’atteggiamento, l’altruismo, l’entusiasmo che ci stiamo mettendo. Dobbiamo però crescere dal punto di vista difensivo. Abbiamo margini importanti e ci lavoreremo il più possibile. Ma è più facile lavorare dopo una vittoria che dopo una sconfitta”.

Quanto è stata importante per la sua crescita da allenatore l’esperienza con Messina?
“Io ho studiato da Messina. Ettore è Harvard, non avrei potuto sperare di meglio. E sommo tutto questo ai due anni che ho fatto con Gianmarco Pozzecco in nazionale. Mi sono sentito pronto adesso”.

Cosa l’ha colpita di Messina in questi due anni?
“Oltre che la conoscenza cestistica, colpiscono la sua passione e l’impegno quotidiano che ci mette. È un personaggio da studiare sui libri”.

Cosa le ha dato Pozzecco?
“Gianmarco mi somiglia di più su ogni lato. Lui mi ha fatto capire cos’è la transizione da giocatore ad allenatore. Un processo non facile, non scontato”.

Milano-Brescia arriva presto: che sfida sarà per lei?
“Io sarò sempre grato a tutto l’ambiente Olimpia, mi sento come uno che torna a casa. Andiamo con tutta l’umiltà del mondo, affrontiamo la squadra che ha vinto gli ultimi tre scudetti e a casa loro. Hanno cambiato molto, sono una squadra giovane e hanno bisogno di tempo. Ma domenica contro Sassari hanno mostrato tutto il loro valore. È una squadra di dimensione europea e dalla mentalità vincente”.

Il basket in città e in provincia: lei ha vissuto da giocatore entrambe le dimensioni. Cosa cambia?
“Io ho giocato in grandi piazze come Bologna, Torino, Vitoria, o in piazze piccole come Teramo, Cremona e Reggio Emilia. Ma ho sempre vissuto nello stesso modo la pallacanestro. La pressione c’è comunque e sempre. I giocatori si mettono pressione da soli. Cambiano solo le aspettative. Ma quando si va alla palla a due il basket diventa vincere o perdere, non c’è mai un domani in ogni partita. È adrenalina, è il suo bello, la cosa che ci fa stare in campo”.

Obiettivi per la Brescia di coach P?
“Sarebbe bello imparare ma anche raccogliere quest’anno: l’obiettivo è crescere giorno per giorno. Ho vissuto tante prime volte. Provo a immagazzinare questa esperienza, a portare il mio vissuto, le mie idee, il mio entusiasmo. Vogliamo essere la migliore espressione di noi stessi, fare i play-off, giocarci la Coppa Italia. Il livello della Serie A si è alzato molto quest’anno, vivremo partita per partita”.

Che campionato sarà?
“Una maratona sfiancante. Le due neo-promosse Trieste e Trapani sono molto forti. Posso dire che quello italiano è il secondo campionato europeo dopo quello spagnolo, il nostro è superiore anche a quello greco, dove c’è un duopolio simile al nostro, ma sotto non ci sono squadre come le nostre Tortona, Venezia eccetera”.

Amedeo Della Valle è il vostro capitano e il vostro simbolo.
“Lui è il nostro capitano, e come atteggiamento sta guidando la squadra nel migliore dei modi. Al suo talento offensivo unisce una grande passione per il gioco. Ha un grande IQ cestisico. Tanti realizzatori sono istintivi, lui capisce e legge il gioco, oggi è diventato anche un grande creatore di gioco. Ed è una fortuna averlo”.

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