New York - Il “ragazzo di Akron” compie quarant’anni e non è mai stato meglio. Anche con la frezza bianca sulla barba, anche se ha meno capelli di una volta, ma ancora oggi nessuno riesce a fermarlo quando decide di andare a canestro. LeBron James ha superato il miliardo di secondi giocati, un miliardo in ventidue anni sempre con tutti i riflettori addosso, fin da quando venne scelto dai Cleveland Cavaliers come numero uno al draft del 2003.
Un altro record in arrivo
Ancora oggi, ha ricordato la Nba, è il giocatore più visto al mondo. E la notte del 31, l’ultima del 2024, grazie alla macchina perfetta del circo americano del basket, scenderà in campo a Los Angeles proprio contro la squadra con cui è iniziato tutto: i Cleveland. Appena LeBron metterà piede sul parquet diventerà il primo atleta della storia Nba ad aver giocato nei suoi venti, trenta e quarant’anni. È successo una ventina di volte nel baseball, è successo con Gordie Howe nell’hockey, mai nella Nba.
James sarà il trentesi…
New York - Il “ragazzo di Akron” compie quarant’anni e non è mai stato meglio. Anche con la frezza bianca sulla barba, anche se ha meno capelli di una volta, ma ancora oggi nessuno riesce a fermarlo quando decide di andare a canestro. LeBron James ha superato il miliardo di secondi giocati, un miliardo in ventidue anni sempre con tutti i riflettori addosso, fin da quando venne scelto dai Cleveland Cavaliers come numero uno al draft del 2003.
Un altro record in arrivo
Ancora oggi, ha ricordato la Nba, è il giocatore più visto al mondo. E la notte del 31, l’ultima del 2024, grazie alla macchina perfetta del circo americano del basket, scenderà in campo a Los Angeles proprio contro la squadra con cui è iniziato tutto: i Cleveland. Appena LeBron metterà piede sul parquet diventerà il primo atleta della storia Nba ad aver giocato nei suoi venti, trenta e quarant’anni. È successo una ventina di volte nel baseball, è successo con Gordie Howe nell’hockey, mai nella Nba.
James sarà il trentesimo quarantenne a scendere in campo nella stagione regolare e il trentaduesimo a farlo contando i playoff: Tim Duncan e Danny Schayes compirono quarant’anni giocando i playoff ma erano le loro stagioni finali. Qui l’ultimo miglio neanche si intravede. E in ogni caso nessuno dei quarantenni era in campo in Nba a venti come The King, quando Roger Federer vinse nel tennis il suo primo Slam e nelle sale usciva il terzo film de Signore degli Anelli. E l’anello Nba, si sa, è il trofeo più ambito da ogni ragazzino che gioca nei playground.
Silver: “LeBron è una cosa diversa da tutti”
“È un fenomeno naturale – dice di lui il commissioner Adam Silver – una cosa diversa da tutti gli altri, non salta un allenamento, lavora duro, cura il proprio corpo in maniera maniacale, la dieta e tutto il resto”. “Con la sua stazza, forza e intelligenza – spiega il coach dei Miami Heat, Erik Spoelstra, con cui LeBron vinse due titoli – non ha bisogno di essere il miglior atleta del pianeta, ma una volta lo è stato”.
I numeri di LeBron
Poi ci sono altri numeri irripetibili: record di punti segnati nelle partite giocate a Natale, con 507 punti, a 40 anni è il secondo in stagione per triple doppie nella Nba (8), dietro a Nikola Jokic (11), che però ha undici anni di meno. È il secondo all time per triple realizzate dopo Kobe Bryant. Miglior marcatore di sempre. Per 1510 partite ha segnato almeno dieci punti, giocando in tutti i ruoli, dall’uno al cinque, vincendo quattro anelli con tre squadre diverse. È stato il più giovane e più veloce a raggiungere i primi mille punti in carriera, poi duemila, tremila, fino ai quarantunomila.
In campo con il figlio Bronny
A dicembre ha toccato i diecimila solo con i Los Angeles Lakers. Ed è sceso in campo con il figlio Bronnie, anche questo un record assoluto, e ha giocato contro generazioni di avversari come Gary Payton padre e figlio, Gary Trent e Gary Trent Jr, Rick Brunson e Jalen Brunson, Glenn Robinson e Glenn Robinson III. Sei in campo e ti trovi di fronte l’avversario di tuo padre, quello che guardavi da bambino, come ti rivolgi a uno così? LeBron, Mister, signor James?
La missione: vincere un altro titolo
Anche adesso il ragazzo nato ad Akron, Ohio, il 30 dicembre 1984 gioca in media gli stessi minuti di nove anni fa, quando era a Cleveland per la seconda volta, ma tira con una percentuale migliore, il 49,6 per cento (nel 2014 era il 48,8), ed è più preciso adesso nel tiro da tre di quanto sia stato in almeno altre quattordici stagioni. La media punti si è abbassata a 23,5, ma si è alzata quella degli assist (9 a partita). Nessuno sa quando LeBron smetterà, e lui non sembra averne l’intenzione, eppure mai nella storia c’è stata una così grande aspettativa per un quarantenne: è amato, venerato, odiato, ma molta gente vuole vedergli vincere un altro titolo, dopo l’oro alle Olimpiadi di Parigi, dove è stato premiato come miglior giocatore. Avesse compagni all’altezza, LeBron riuscirebbe a coronare il suo sogno e avvicinarsi ai sei anelli conquistati dal suo modello, Michael Jordan.
Una leggenda tra le leggende
È inutile mettersi a fare paragoni tra leggende: già il fatto che a un uomo con la barba bianca venga chiesto di vincere un altro titolo dovrebbe far pensare a cosa sta accadendo di straordinario sotto i nostri occhi. Per la prima volta nella Nba il problema non sarà l’età di un giocatore, ma la qualità di quelli che gli ruotano attorno. Nessuno parla di reumatismi, ma di anelli. “Tutti dicono che sono stravecchio”, scherza LeBron, senza aggiungere la seconda parte della frase. Per quella, in fondo, c’è sempre stato il campo. Buon compleanno, The King.