NEW YORK - La Signora del basket americano lascia il gran ballo della Wnba. Diana Taurasi, miglior realizzatrice della storia della lega Usa di basket e sei volte medaglia d’oro alle Olimpiadi, ha annunciato la fine della sua carriera. Lo ha fatto a Time, dalla sua casa di Phoenix, in Arizona.
A 42 anni dice basta a una vita passata saltando verso il canestro, dominando l’area, incassando colpi, strappando palloni alle avversarie, segnando canestri decisivi. E lo fa con la sincerità dei campioni, quando si sentono di aver dato tutto e di volere una nuova vita. “Mentalmente e fisicamente - ha confessato al magazine - mi sento proprio piena. Piena e felice” per tutto quello che ha fatto.
Record di punti e sei ori olimpici
Taurasi lascia la Wnba come Goat, la migliore, del basket americano. “Non sta a me dirlo”, commenta. Oltre al suo record di punti - 10.646 solo nella stagione regolare - Taurasi ha il record dei canestri da tre ed è al quarto posto assoluto per assist. Ha vinto tr…
NEW YORK - La Signora del basket americano lascia il gran ballo della Wnba. Diana Taurasi, miglior realizzatrice della storia della lega Usa di basket e sei volte medaglia d’oro alle Olimpiadi, ha annunciato la fine della sua carriera. Lo ha fatto a Time, dalla sua casa di Phoenix, in Arizona.
A 42 anni dice basta a una vita passata saltando verso il canestro, dominando l’area, incassando colpi, strappando palloni alle avversarie, segnando canestri decisivi. E lo fa con la sincerità dei campioni, quando si sentono di aver dato tutto e di volere una nuova vita. “Mentalmente e fisicamente - ha confessato al magazine - mi sento proprio piena. Piena e felice” per tutto quello che ha fatto.
Record di punti e sei ori olimpici
Taurasi lascia la Wnba come Goat, la migliore, del basket americano. “Non sta a me dirlo”, commenta. Oltre al suo record di punti - 10.646 solo nella stagione regolare - Taurasi ha il record dei canestri da tre ed è al quarto posto assoluto per assist. Ha vinto tre titoli Wnba, tre Ncaa, il campionato universitario non meno importante, sei titoli di Eurolega tra Russia e Turchia e i sei ori olimpici, un record nel mondo del basket. Poi i titoli di Mvp, miglior giocatrice sia negli Stati Uniti sia nel campionato russo.
Silver: “Decisiva nella crescita del basket femminile”
Diana ha gettato un ponte tra Stati Uniti e Russia prima che lo facesse Donald Trump, ma per altri motivi. In quella di Taurasi non c’è stato molto spazio per i soldi - le giocatrici, anche le stelle, non sono ricche come i colleghi maschi - ma per la passione e la voglia di giocare. Nella Wnba è stata la storia. “E quella non puoi raccontarla - spiega il commissioner dell’Nba Adam Silver - senza parlare di Diana. Lei ha aiutato la lega a diventare ciò che è ora e ha ispirato generazioni di tifosi e di giocatrici. Diana ha avuto un ruolo senza eguali nella crescita del basket femminile”.
Padre di origine italiana
Il suo nome si fonde con quel Dna che l’ha resa una predestinata: cresciuta a Los Angeles e nella città di Chino, California, figlia di due argentini, il padre Mario Taurasi, di origine italiana, e Liliana, Diana appese alla parete di casa le corna di un toro, che i genitori avevano portato dal loro Paese, e le usò come fossero un canestro. “Non so quante volte - ha raccontato una volta - mia madre mi diceva: ‘Vai fuori, smetti di far rimbalzare la palla in casa’”. Come figlia di immigrati, giocare a basket era un modo di integrarsi con gli americani, amare gli altri e amare sé stessa. “E quell’amore - confessa - mi è stato restituito”.
Il rapporto con Geno Auriemma
I genitori cominciarono a vedere in lei una possibilità e sacrificarono anche i poveri conti domestici. Una volta non pagarono la bolletta della luce per comprare alla figlia un paio di Nike che lei voleva a tutti i costi. Diana aveva tredici anni. Alla fine del liceo, l’università UConn le offrì una scholarship. Lo staff la descrisse come una che in campo voleva divertirsi. “E allora - dissero al coach - vedete di farla divertire”. Lo fecero loro e non si sono mai pentiti, perché Diana, seguita dal coach totem, Geno Auriemma, un altro paisà italiano che ha fatto la storia del basket, ha fatto divertire il mondo nei successivi ventiquattro anni.
Ma oltre le risate c’erano i lividi, quelli che Taurasi si è fatta fin dai tempi del college quando Auriemma, per renderla più dura, ordinava in allenamento a tutte le giocatrici di palleggiare dalla metà campo e di andare addosso a Diana, ferma vicino al canestro. Lei doveva subire l’impatto, cadere a terra e prendersi uno sfondamento. “Non caddi neanche una volta - racconta - ero quella tipo ‘no, coach, sto bene’”. Auriemma la cacciò dall’allenamento, ma fu felice di farlo: nessuno l’avrebbe travolta. Se doveva uscire, lo avrebbe deciso lei, come e quando. Ed è così che è andata.