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LeBron James supera i 50mila punti in carriera: è il primo di sempre in Nba

LeBron James al tiro
LeBron James al tiro 

Al leader dei Lakers ne bastava uno contro i Pelicans: ne ha messi 34

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NEW YORK - Ventidue anni, tre minuti, venticinque secondi. E un tiro da tre contro i Pelicans di New Orleans. Così LeBron James ieri notte è entrato nella storia del miglior marcatore di sempre: ha superato i 50 mila punti in carriera. Gliene mancava uno, ma dopo tutta questa fatica potevi arrivarci con un tiro libero? E andiamo, un po’ di rispetto per i vecchi: lui ha voluto fare le cose alla sua maniera, infilando un tiro dall’arco per andare subito oltre, toccare i 50.002 punti e guardare avanti. C’era da giocare questa partita. E lui ne ha segnati 34 nel 136-115 sui Pelicans.

I record di LeBron James

A quarant’anni compiuti The King vuole ancora tutto. Infila record e punta a quello successivo. Sopra i 50 mila punti, unico a riuscirci, contando partite della stagione regolare e dei playoff. Considerando le partite di play-in introdotte da pochi anni, LeBron avrebbe raggiunto il record già da tempo. Ma ieri è stata, al netto di tutto, la partita della staffa e un’altra occasione per allargare il divario tra sé e le altre leggende. Quasi seimila punti più di Kareem Abdul-Jabbar (44.149), e più di Karl Malone (41.689), Kobe Bryant (39.283) e Michael Jordan (38.279). Cinquantamila non rende l'idea.

A 40 anni James gioca meglio che a 20

Allora proviamo così: se consideriamo una media di 110 punti segnati a partita, una squadra Nba impiegherebbe 455 partite per mettere insieme 50 mila punti, più di cinque stagioni regolari. LeBron ha segnato in carriera cinque volte i punti realizzati di media da una squadra in un campionato. Ma il dato più straordinario è che superati i quarant’anni The King gioca meglio di quando ne aveva venti. Sceglie meglio i tiri rispetto al passato, con l’intelligenza compensa il lieve calo fisico, ha mostrato un maggior coinvolgimento come playmaker, distribuendo assist e diventando un regista di oltre due metri, viaggia intorno ai 25-28 punti di media. A fine febbraio è stato nominato miglior giocatore del mese nella Western Conference con 29.3 punti di media partita, 10.8 rimbazi e 6.9 assist. E la quarantunesima volta che vince il premio, e cinque anni dall’ultima, quando venne nominato miglior atleta del mese a gennaio e febbraio del 2020.

LeBron il più longevo

Il vecchietto è risultato più bravo del LeBron del 2012-13, quello tornato a Cleveland e che aveva 28 anni: il più giovane prendeva meno rimbalzi, faceva meno assisti ed era meno preciso nel tiro da tre di questo quarantenne. Allora torna che i 50 mila punti siano stati superati con una conclusione dall’arco. LeBron sta ottenendo tutto questo cinque anni dopo aver superato quella soglia d’età che ha segnato il declino di molti campioni: dopo aver dominato con i Chicago Bulls, Jordan a 38 anni ha giocato con i Washington Wizards. Ok, viaggiava sui venti punti a partita, però Air non aveva più la capacità di dominare.

Bryant a 34 anni era uno dei migliori, ma dopo l’infortunio al tendine d’Achille, nel 2013, il suo gioco cambiò e lui perse esplosività. Nel 2016 chiuse con 17,6 punti di media. Shaquille O’Neal è stato devastante per oltre un decennio, ma dopo i 35 anni, dal 2007 in poi, il suo impatto sulle partitte è crollato, finendo con 10 punti di media con i Celtcis. Allen Iverson anticipò il declino ancora prima, dopo i 32 anni, passando da 26,4 punti di media a 13,8. Nessuno di loro è riuscito a mantenere prestazioni da All Star oltre i 35 anni.

Luka Doncic e LeBron James
Luka Doncic e LeBron James 

Lakers in crescita

Ma c’è di più: grazie agli scambi di giocatori nella sessione invernale, e l’arrivo di Luka Doncic, i numeri di The King coincidono con una franchigia in crescita, salita al secondo posto della Western Conference. All’improvviso i Lakers sono diventati possibili contenders per il titolo e con il miglior giocatore del campionato. Per anni hanno detto di lui che non era decisivo nelle finali (4 vittorie e 6 sconfitte), non si prendeva l’ultimo tiro ed evitare di andare in lunetta quando il pallone scottava. Quando nel 2017 LeBron chiese ai Cleveland di rinforzare il roster, Charles Barkley lo accusò di volere solo stelle per vincere. Qualcuno sta facendo ora pubblica ammenda, come l’opinionista sportivo di Fox Sports Colin Cowher che una volta dissse: “LeBron è troppo attento alla sua immagine, non lascerà il segno nella sua generazione, mentre Ben Simmons sì, in molti aspetti è migliore”. LeBron è diventato immortale, Simmons è finito nel tunnel della crisi, passato da una squadra all’altra, fino ad approdare a Los Angeles, la città di The King, ma sull’altra riva del fiume, quella dei Clippers. Cowher ha chiesto scusa. Altri dovranno farlo a denti stretti adesso, dopo l’ennesimo record. Altri lo capiranno quando LeBron lascerà il parquet: un giocatore così forse non lo vedremo mai più.

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