MILANO – Armani d’Europa, adéu! In attesa di trasmigrare nel torneo di filiazione Nba che (forse) verrà, ci pensa il Barcellona a svellere le speranze di play-in e a denudare in una sera tutti i limiti e i tremori di un gruppo che ha illuso e, al dunque, si è liquefatto: quattro batoste nelle ultime cinque uscite sanno di crollo.
Messina amaro: “Abbiamo abbassato le braccia”
Indifesa, incassando di tutto sul perimetro e sotto canestro. Milano cieca e involuta davanti, vivendo di spunti e di pochissima coralità e con un centrocampo che, senza Causeur, è in drammatico debito di idee e personalità. Ma ai catalani mancavano Laprovittola, Nuñez, Vesely e Metu, poche scuse. “Abbiamo abbassato le braccia – ammette Ettore Messina – e viene da chiedersi perché? Ci siamo lasciati andare”.
Le chances di approdare al decimo posto sono una mera illusione aritmetica: la terza eliminazione a fine regular season è a un passo e andrà messa nel conto del responsabile supremo, il coach-presidente: “Sono…
MILANO – Armani d’Europa, adéu! In attesa di trasmigrare nel torneo di filiazione Nba che (forse) verrà, ci pensa il Barcellona a svellere le speranze di play-in e a denudare in una sera tutti i limiti e i tremori di un gruppo che ha illuso e, al dunque, si è liquefatto: quattro batoste nelle ultime cinque uscite sanno di crollo.
Messina amaro: “Abbiamo abbassato le braccia”
Indifesa, incassando di tutto sul perimetro e sotto canestro. Milano cieca e involuta davanti, vivendo di spunti e di pochissima coralità e con un centrocampo che, senza Causeur, è in drammatico debito di idee e personalità. Ma ai catalani mancavano Laprovittola, Nuñez, Vesely e Metu, poche scuse. “Abbiamo abbassato le braccia – ammette Ettore Messina – e viene da chiedersi perché? Ci siamo lasciati andare”.
Le chances di approdare al decimo posto sono una mera illusione aritmetica: la terza eliminazione a fine regular season è a un passo e andrà messa nel conto del responsabile supremo, il coach-presidente: “Sono deluso – prosegue amareggiato – le loro guardie hanno fatto quello che hanno voluto ma il problema difensivo è collettivo: siamo stati sempre tra le prime quattro-cinque d’Europa, evidentemente questo gruppo questa cosa non ce l’ha dentro. Ci interrogheremo, parleremo con i giocatori, proveremo a migliorare”. Per il campionato, visto che la trasferta di Bologna e l’ultimo turno in casa con Vitoria appaiono svuotati di significato.
L’incubo difensivo di Madrid di due giorni fa, dove l’Olimpia aveva incassato 54 punti nella prima metà, si ripresenta identico fin dallo 0-7 dopo 62 secondi. Illusa dal bell’avvio di Mirotic (8 punti già al 6’) e da un convincente flash di Caruso – stoppata e due canestri in rapida sequenza – l’Armani fa corsa di testa fino al 19-14 del 7’ prima di sbattere nell’area catalana contro il totem Fall, non negoziabile nemmeno a rimbalzo d’attacco dall’alto dei suoi 223 centimetri. Brooks e Leday esitano e scheggiano ferri, Tonut ha subito problemi di falli, Bolmaro sfarfalla a vuoto, Mannion scompare in fretta e di Dimitrijevic è meglio non dire. La sterilità del centrocampo è il presagio peggiore.
L’ex Punter fa male
La nemesi è l’ex Punter, che prende fuoco a cavallo del primo intervallo lanciando la volata all’eroe di serata Dario Brizuela: la guardia basca ubriaca Shields e chiunque Messina metta sulle sue tracce, fatturando 17 punti in 7 minuti e lanciando in orbita il Barcellona: 35-50 al 17’, Forum ghiacciato, Armani che spreme qualcosa dal talento di Shields e Mirotic e nulla dagli altri. Ai catalani bastano due palleggi, un blocco e un ribaltamento di lato per tirare con tre metri di spazio: il 61% da due e il 58% da tre con cui vanno al riposo è specchio fedele, fa un figurone anche il virgulto azzurro Dame Sarr, 19enne da Oderzo che segna qui 13 dei 27 punti di tutta la sua Eurolega, mentre Milano annaspa senza energia, idee, fuoco sacro.
Il tentativo di rimonta dell’Olimpia
Non la rigenera il tè caldo: dal 44-55 della pausa lunga rientra una banda catatonica che concede triple indisturbate a Parker e Sarr. La reazione si limita ai nervi di Leday e Mirotic, mentre Mannion e Tonut scompaiono nel vuoto e Shields affoga in palleggi e soliloqui. La buona notizia è che i catalani s’accontentano e iniziano ad attendere lo scorrere del cronometro, quasi chiamando il break di Mirotic e Shields che rianimano per un attimo la serata (59-65 al 27’), prima di due triple di Punter al veleno e di una seconda dose di cianuro regalata da un contestato antisportivo fischiato a Ricci. Morale: ancora 11 lunghezze da recuperare al 30’ e quintetto della disperazione con Flaccadori, Brooks e Caruso gettato da Messina nella mischia a inizio ultimo quarto.
Il Barcellona allunga
È un harakiri. Milano non ha più attacco né logica, la differenza tra i pasticci di Bolmaro e le triple chirurgiche dei soliti Brizuela e Punter è drammatica, il 65-87 al 34’ è definitivo e consiglia a più di un aficionado deluso la via del parcheggio. Mirotic, Shields e Mannion tornano che ormai è già troppo tardi, la sfuriata finale del play azzurro è buona solo per il tabellino personale mentre il lungo montenegrino (anche 9 rimbalzi e un 10 su 10 ai liberi) è l’unico a lasciare l’anima sul parquet. Tonut, al volo da tre, salva il +13 dell’andata sulla sirena, come se contasse ancora qualcosa. Degno, surreale epilogo per un de profundis.
Armani – Barcellona 88-98
ARMANI: Mannion 14, Tonut 2, Shields 18, Mirotic 28, Leday 7; Dimitrijevic, Bolmaro 6, Brooks, Ricci 3, Caruso 7, Flaccadori, Gillespie. Coach: Messina
BARCELLONA: Satoransky 3, Sarr 13, Abrines, Parker 10, Hernangomez 3; Punter 25, Brizuela 27, Anderson 1, Parra 9, Fall 7. Coach: Peñarroya