La serie tra Denver Nuggets e Los Angeles Clippers, quarti di finale della Western Conference Nba, sta andando per le lunghe. Dopo aver vinto la prima e l’ultima delle quattro gare giocate contro i californiani, le pepite del Colorado, quarte in stagione regolare nel semicampionato dell’Ovest, si sono aggrappate come non mai al loro giocatore migliore, il migliore per numeri di tutta la lega. Nikola Jokic, il lungo più eclettico di sempre, in tripla doppia di media in questo campionato come i soli Oscar Robertson e Russell Westbrook (due play, però) nella storia dell’Nba, non vincerà probabilmente il titolo di mvp del campionato – per il quale è favorito il canadese Shai Gilgeous-Alexander degli Oklahoma City Thunder -, ma poco cambia. Ci riderà sopra, da par suo.
La biografia
“Why so serious?” è la biografia del Joker, scritta dal giornalista Mike Singer e in libreria da oggi in Italia (editore Rizzoli). Una galoppata …
La serie tra Denver Nuggets e Los Angeles Clippers, quarti di finale della Western Conference Nba, sta andando per le lunghe. Dopo aver vinto la prima e l’ultima delle quattro gare giocate contro i californiani, le pepite del Colorado, quarte in stagione regolare nel semicampionato dell’Ovest, si sono aggrappate come non mai al loro giocatore migliore, il migliore per numeri di tutta la lega. Nikola Jokic, il lungo più eclettico di sempre, in tripla doppia di media in questo campionato come i soli Oscar Robertson e Russell Westbrook (due play, però) nella storia dell’Nba, non vincerà probabilmente il titolo di mvp del campionato – per il quale è favorito il canadese Shai Gilgeous-Alexander degli Oklahoma City Thunder -, ma poco cambia. Ci riderà sopra, da par suo.
La biografia
“Why so serious?” è la biografia del Joker, scritta dal giornalista Mike Singer e in libreria da oggi in Italia (editore Rizzoli). Una galoppata dai primi canestri a Sombor, in Serbia, dove Jokic è nato, all’anello del 2023, passando per le due medaglie olimpiche, la passione innata per i cavalli e la lotta contro i pregiudizi per il suo aspetto, le sue condizioni atletiche e una non malcelata indolenza. Nessuno mai è stato come Jokic nello sport dei canestri, mani da pianista e stazza da pilone, un giocatore di una completezza quasi innaturale. Sombor, i suoi caffè pieni di gente dove un tempo piovevano le bombe della Nato quando Nikola aveva appena 4 anni. La famiglia, la scuola e l’ippodromo, dove Jokic continua a scappare ogni volta che può. Le sfide a Mario Kart, i fiumi di rakija e la musica balcanica. Gli inizi al Mega Vizura, poi la chiamata dell’Nba nel 2014 con un pick altissimo per un futuro mvp, il 41. Niente è stato facile, tutto è sempre stato in salita.
L’importanza di Gallinari
In un capitolo del libro, Animali da trasferta, dedicato al campionato 2016-17, l’autore offre diversi passaggi sul rapporto tra Jokic e Danilo Gallinari. “Il giovane nucleo composto da Jokic, Murray e Harris” scrive Singer “aveva un notevole potenziale, ma andava coltivato. Per questo i veterani insegnarono loro a mantenersi professionali anche quando le sconfitte iniziarono ad accumularsi e il sostegno dei fan a latitare. ‘Ci aiutarono a crescere, in particolare Nelson, Miller, Gallinari e Chandler. Essendo ancora ragazzini, nella maggior parte dei casi non ci stavamo capendo un c...”. Gallinari e Jokic hanno giocato insieme nei Nuggets dal 2015 al 2017, ma l’importanza del Gallo nella carriera del Joker è stata enorme.